La figura e l'esperienza dell'apostolo al centro del convegno missionario diocesano in programma al Pime. Alla giornata sono particolarmente attesi gli animatori missionari

Luisa BOVE
Redazione

Sarà dedicato a Paolo e all’animazione missionaria il XIII convegno missionario dal titolo “Mi sono fatto tutto per tutti”, organizzato dalla Diocesi, che si terrà sabato 9 maggio dalle 9 alle 17.30 presso il Pime di Milano (via Mosè Bianchi 94). Filo conduttore della giornata sarà Paolo e la sua esperienza missionaria: i partecipanti saranno aiutati a riscoprire l’apostolo delle genti e a raccogliere i suoi insegnamenti. «Le nostre comunità pastorali devono diventare sempre più missionarie: avere il cuore allargato e la passione ad accompagnare altri all’incontro con il Signore», dice don Antonio Novazzi, responsabile diocesano della Pastorale ad gentes.
Lo stesso Paolo, dopo aver incontrato il Signore, è diventato «un entusiasta, un appassionato del Vangelo». Nonostante questo «ha incontrato subito diversi ostacoli: dai giudei che lo consideravano un traditore ai cristiani che preferivano stargli lontano». L’apostolo, però, attraverso «l’esperienza di purificazione interiore ha scoperto di non essere il protagonista della missione, ma di essere solo collaboratore del Signore», spiega don Novazzi. «Anche noi dobbiamo accettare di essere collaboratori di un annuncio che è più grande di noi e diventare servitori come Paolo. Le sue fatiche sono anche quelle che ogni comunità cristiana incontra».
Invitati “speciali” al convegno sono gli animatori missionari delle parrocchie o delle comunità pastorali, dice ancora il responsabile, «perché sono i primi a essere sensibili e preoccupati dell’annuncio del Vangelo». Anche se, chiarisce don Novazzi, «l’evangelizzazione e l’attenzione ai lontani non deve essere espressione di un gruppo, ma di tutta la pastorale». Gli animatori missionari quindi non sono delegati o «addetti ai lavori» ai quali «appaltare la giornata missionaria o iniziative particolari». Il desiderio è che «la pastorale ordinaria delle nostre comunità diventi sempre più missionaria». Gli animatori delle parrocchie «dovranno quindi sensibilizzare le comunità perché le diverse dimensioni della vita pastorale (liturgia, carità, catechesi…) abbiano un cuore missionario».
Al convegno del 9 maggio, dopo gli interventi di don Bruno Maggioni e di Maria Grazia Zambon, saranno presentate nel pomeriggio alcune esperienze di animazione missionaria. Attraverso una testimonianza sarà descritta l’iniziativa chiamata “Decapoli” che si svolge a Milano: in pratica alcune persone invitano a casa colleghi, amici, vicini, per raccontare la loro esperienza cristiana. La seconda attività sarà presentata dal Pime che descriverà alcuni laboratori di intercultura rivolti ai giovani e già svolti nelle scuole e nelle parrocchie. Sarà dedicato a Paolo e all’animazione missionaria il XIII convegno missionario dal titolo “Mi sono fatto tutto per tutti”, organizzato dalla Diocesi, che si terrà sabato 9 maggio dalle 9 alle 17.30 presso il Pime di Milano (via Mosè Bianchi 94). Filo conduttore della giornata sarà Paolo e la sua esperienza missionaria: i partecipanti saranno aiutati a riscoprire l’apostolo delle genti e a raccogliere i suoi insegnamenti. «Le nostre comunità pastorali devono diventare sempre più missionarie: avere il cuore allargato e la passione ad accompagnare altri all’incontro con il Signore», dice don Antonio Novazzi, responsabile diocesano della Pastorale ad gentes.Lo stesso Paolo, dopo aver incontrato il Signore, è diventato «un entusiasta, un appassionato del Vangelo». Nonostante questo «ha incontrato subito diversi ostacoli: dai giudei che lo consideravano un traditore ai cristiani che preferivano stargli lontano». L’apostolo, però, attraverso «l’esperienza di purificazione interiore ha scoperto di non essere il protagonista della missione, ma di essere solo collaboratore del Signore», spiega don Novazzi. «Anche noi dobbiamo accettare di essere collaboratori di un annuncio che è più grande di noi e diventare servitori come Paolo. Le sue fatiche sono anche quelle che ogni comunità cristiana incontra».Invitati “speciali” al convegno sono gli animatori missionari delle parrocchie o delle comunità pastorali, dice ancora il responsabile, «perché sono i primi a essere sensibili e preoccupati dell’annuncio del Vangelo». Anche se, chiarisce don Novazzi, «l’evangelizzazione e l’attenzione ai lontani non deve essere espressione di un gruppo, ma di tutta la pastorale». Gli animatori missionari quindi non sono delegati o «addetti ai lavori» ai quali «appaltare la giornata missionaria o iniziative particolari». Il desiderio è che «la pastorale ordinaria delle nostre comunità diventi sempre più missionaria». Gli animatori delle parrocchie «dovranno quindi sensibilizzare le comunità perché le diverse dimensioni della vita pastorale (liturgia, carità, catechesi…) abbiano un cuore missionario».Al convegno del 9 maggio, dopo gli interventi di don Bruno Maggioni e di Maria Grazia Zambon, saranno presentate nel pomeriggio alcune esperienze di animazione missionaria. Attraverso una testimonianza sarà descritta l’iniziativa chiamata “Decapoli” che si svolge a Milano: in pratica alcune persone invitano a casa colleghi, amici, vicini, per raccontare la loro esperienza cristiana. La seconda attività sarà presentata dal Pime che descriverà alcuni laboratori di intercultura rivolti ai giovani e già svolti nelle scuole e nelle parrocchie.

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