Dallo studio, elaborato insieme alla Fondazione Zancan, emerge un aumento medio del 20% delle richieste ai centri di ascolto nel 2008

Rita SALERNO
Redazione

Nel 2008, rispetto all’anno precedente, l’incremento medio delle richieste di aiuto ai centri di ascolto Caritas è stato del 20%. E i segnali non fanno ben sperare per il 2009, che sarà ricordato per l’aumento delle persone in serie difficoltà economiche. A sostenerlo è il nono rapporto sulla povertà in Italia presentato a Roma. Lo studio, elaborato da Caritas Italiana e dalla Fondazione Zancan, si basa sui dati forniti da trecentosettantadue centri di centotrentasette diocesi. Nel 2007, prima della crisi, si sono rivolte ai centri di ascolto 80.041 persone, di cui il 70,3% stranieri ed oltre 5 mila famiglie. L’incidenza è maggiore nel Mezzogiorno (17,7%): oltre il 20% in Sicilia, Basilicata e Sardegna. Il Nord si attesta sul 2,9% mentre al Centro la situazione è più complessa, perché si va dal 17,5% del Lazio al 2,4% delle Marche.
Un esercito in costante crescita di cui fanno parte titolari di contratti a termine, impiegati che perdono il posto di lavoro senza preavviso, cassintegrati che vedono avvicinarsi il termine del sussidio. Chi chiede aiuto, stando ai dati del 2007, non appartiene alla categoria comunemente indicata come povertà estrema. Infatti, tutti vivono in una normale abitazione; il 76,4% vive con i propri familiari. Per lo più si richiede aiuto economico (56,8% degli italiani e 48,1% degli stranieri) e lavoro (44% e 54,9%). Al 50,6% degli utenti la Caritas eroga servizi e beni materiali (46,1% e 51,3%); seguono le richieste di sussidi economici per gli italiani (20,8%) e di lavoro per gli stranieri (33,5%) che riguarda solo il 10%.
I dati sulle realtà locali parlano chiaro: alla fine del 2007 la Caritas diocesana di Potenza sosteneva 836 famiglie, dopo un anno sono diventate 1.020 (+22%); a Como sono stati erogati 26 mila pasti, il 17% in più rispetto all’anno precedente; a Treviso gli italiani che si sono rivolti alla Caritas sono aumentati del 22%; nella diocesi di Termoli-Larino (Molise), in soli tre mesi (novembre 2008-gennaio 2009) sono passati dal 42% al 59%. L’incidenza è maggiore nel Mezzogiorno (17,7%).
In sostanza il rapporto mette in evidenza una situazione gravemente compromessa dal ricorso alla cassa integrazione al nord e dalle crescenti difficoltà quotidiane del sud d’Italia. Stando, infatti, ad alcune testimonianze raccolte dalla Caritas a inizio anno, la crisi economica al nord ha scatenato una “povertà inattesa”, causata dalla cassa Integrazione, dal mancato rinnovo dei contratti a termine e di lavoro interinale, dalla forte crescita dell’iscrizione al collocamento e alle liste di mobilità e dal calo delle assunzioni. Maggiormente colpiti sono i pensionati con reddito basso e le famiglie disgregate, in situazioni difficili, con genitori separati.
Al centro, annota il rapporto, la povertà è “discreta”, sommersa e dignitosa, tuttavia significativa nell’insieme di un territorio che, per diversi aspetti, era già in sofferenza da tempo. Infine, al Sud, la crisi “piove sul bagnato” e in alcuni casi sta rappresentando una sorta di alibi per operazioni strumentali di razionalizzazione o speculazione produttiva da parte delle imprese. Nel 2008, rispetto all’anno precedente, l’incremento medio delle richieste di aiuto ai centri di ascolto Caritas è stato del 20%. E i segnali non fanno ben sperare per il 2009, che sarà ricordato per l’aumento delle persone in serie difficoltà economiche. A sostenerlo è il nono rapporto sulla povertà in Italia presentato a Roma. Lo studio, elaborato da Caritas Italiana e dalla Fondazione Zancan, si basa sui dati forniti da trecentosettantadue centri di centotrentasette diocesi. Nel 2007, prima della crisi, si sono rivolte ai centri di ascolto 80.041 persone, di cui il 70,3% stranieri ed oltre 5 mila famiglie. L’incidenza è maggiore nel Mezzogiorno (17,7%): oltre il 20% in Sicilia, Basilicata e Sardegna. Il Nord si attesta sul 2,9% mentre al Centro la situazione è più complessa, perché si va dal 17,5% del Lazio al 2,4% delle Marche.Un esercito in costante crescita di cui fanno parte titolari di contratti a termine, impiegati che perdono il posto di lavoro senza preavviso, cassintegrati che vedono avvicinarsi il termine del sussidio. Chi chiede aiuto, stando ai dati del 2007, non appartiene alla categoria comunemente indicata come povertà estrema. Infatti, tutti vivono in una normale abitazione; il 76,4% vive con i propri familiari. Per lo più si richiede aiuto economico (56,8% degli italiani e 48,1% degli stranieri) e lavoro (44% e 54,9%). Al 50,6% degli utenti la Caritas eroga servizi e beni materiali (46,1% e 51,3%); seguono le richieste di sussidi economici per gli italiani (20,8%) e di lavoro per gli stranieri (33,5%) che riguarda solo il 10%.I dati sulle realtà locali parlano chiaro: alla fine del 2007 la Caritas diocesana di Potenza sosteneva 836 famiglie, dopo un anno sono diventate 1.020 (+22%); a Como sono stati erogati 26 mila pasti, il 17% in più rispetto all’anno precedente; a Treviso gli italiani che si sono rivolti alla Caritas sono aumentati del 22%; nella diocesi di Termoli-Larino (Molise), in soli tre mesi (novembre 2008-gennaio 2009) sono passati dal 42% al 59%. L’incidenza è maggiore nel Mezzogiorno (17,7%).In sostanza il rapporto mette in evidenza una situazione gravemente compromessa dal ricorso alla cassa integrazione al nord e dalle crescenti difficoltà quotidiane del sud d’Italia. Stando, infatti, ad alcune testimonianze raccolte dalla Caritas a inizio anno, la crisi economica al nord ha scatenato una “povertà inattesa”, causata dalla cassa Integrazione, dal mancato rinnovo dei contratti a termine e di lavoro interinale, dalla forte crescita dell’iscrizione al collocamento e alle liste di mobilità e dal calo delle assunzioni. Maggiormente colpiti sono i pensionati con reddito basso e le famiglie disgregate, in situazioni difficili, con genitori separati.Al centro, annota il rapporto, la povertà è “discreta”, sommersa e dignitosa, tuttavia significativa nell’insieme di un territorio che, per diversi aspetti, era già in sofferenza da tempo. Infine, al Sud, la crisi “piove sul bagnato” e in alcuni casi sta rappresentando una sorta di alibi per operazioni strumentali di razionalizzazione o speculazione produttiva da parte delle imprese.

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