I coniugi Juarez hanno lasciato il Perù negli anni Novanta e sono venuti a vivere a Milano con i figli, sono ben inseriti nella comunità ecclesiale e aiutano anche i loro connazionali a inserirsi nella Chiesa ambrosiana

di Luisa BOVE
Redazione

Carmen Juarez è in Italia da 17 anni, suo marito era partito dal Perù nel 1991 e lei l’ha raggiunto un anno e mezzo dopo insieme alla figlia, finalmente nel 1995 tutta la famiglia si è riunita con l’arrivo degli altri due figli. Si erano lasciati alle spalle una situazione politica e sociale ormai troppo pesante. Quando il marito è arrivato a Milano ha dovuto trovare una sistemazione e il lavoro, ma non conoscendo ancora la lingua non è stato facile. Era giunto a Milano il 5 gennaio, in pieno inverno, e per scaldarsi si infilava nelle chiese. «Sono passati 6 mesi prima che trovasse un lavoro – racconta la moglie – e i pochi soldi che guadagnava li spediva a casa per mantenerci».
Quando Carmen è arrivata a Milano ha trovato occupazione in una struttura per handicappati, intanto il marito si era inserito in una comunità di preghiera presso la Mangiagalli. Quando poi hanno scoperto da altri amici che la domenica in via Copernico veniva celebrata la Messa in spagnolo hanno iniziato a frequentare anche quel gruppo. «Tutte le nostre difficoltà iniziali sono servite come esperienza», ammette Carmen, per questo fin dall’inizio hanno invitato altri connazionali a inserirsi nella comunità di Milano.
«Oggi lavoro per la Cooperativa Comin e ringrazio il Signore per questo, collaboro al progetto “Cassiopea” per il ricongiungimento familiare», dice la donna. Spesso gli immigrati si sentono soli e disorientati quando arrivano qui e così gli operatori italiani li aiutano ad inserirsi. Le storie sono tante. Carmen racconta quella di Nini e Daniele Morales che dopo aver messo al mondo due figli si erano lasciati, lei da cattolica chiedeva che «la loro unione fosse benedetta dalla grazia del Signore». Poi la donna è tornata in Salvador con i ragazzi, mentre l’uomo, rimasto qui, si era rivolto alla cooperativa: «Raccontava di essere solo, di aver perso la sua famiglia e che la sua vita non aveva più senso. Io l’ho invitato in comunità, lo abbiamo seguito e abbiamo creato quasi una famiglia».
Daniele lavorava tutto il giorno e tornava a casa solo a dormire per non pensare a nulla. Poi ha iniziato a riflettere sulle parole di Nini e questo è stato «il primo passo per il suo catecumenato perché è andato a S. Stefano e ha chiesto il battesimo. Era molto convinto. Lì ha ritrovato se stesso e una comunità che lo accoglieva». Quest’anno si sono sposati e sono tornati a vivere tutti insieme. Nini diceva: «Io tentavo di convincerlo con le mie forze, poi ho lasciato che fosse il Signore ad agire». Ora sono felici e frequentano la Chiesa. Carmen Juarez è in Italia da 17 anni, suo marito era partito dal Perù nel 1991 e lei l’ha raggiunto un anno e mezzo dopo insieme alla figlia, finalmente nel 1995 tutta la famiglia si è riunita con l’arrivo degli altri due figli. Si erano lasciati alle spalle una situazione politica e sociale ormai troppo pesante. Quando il marito è arrivato a Milano ha dovuto trovare una sistemazione e il lavoro, ma non conoscendo ancora la lingua non è stato facile. Era giunto a Milano il 5 gennaio, in pieno inverno, e per scaldarsi si infilava nelle chiese. «Sono passati 6 mesi prima che trovasse un lavoro – racconta la moglie – e i pochi soldi che guadagnava li spediva a casa per mantenerci».Quando Carmen è arrivata a Milano ha trovato occupazione in una struttura per handicappati, intanto il marito si era inserito in una comunità di preghiera presso la Mangiagalli. Quando poi hanno scoperto da altri amici che la domenica in via Copernico veniva celebrata la Messa in spagnolo hanno iniziato a frequentare anche quel gruppo. «Tutte le nostre difficoltà iniziali sono servite come esperienza», ammette Carmen, per questo fin dall’inizio hanno invitato altri connazionali a inserirsi nella comunità di Milano.«Oggi lavoro per la Cooperativa Comin e ringrazio il Signore per questo, collaboro al progetto “Cassiopea” per il ricongiungimento familiare», dice la donna. Spesso gli immigrati si sentono soli e disorientati quando arrivano qui e così gli operatori italiani li aiutano ad inserirsi. Le storie sono tante. Carmen racconta quella di Nini e Daniele Morales che dopo aver messo al mondo due figli si erano lasciati, lei da cattolica chiedeva che «la loro unione fosse benedetta dalla grazia del Signore». Poi la donna è tornata in Salvador con i ragazzi, mentre l’uomo, rimasto qui, si era rivolto alla cooperativa: «Raccontava di essere solo, di aver perso la sua famiglia e che la sua vita non aveva più senso. Io l’ho invitato in comunità, lo abbiamo seguito e abbiamo creato quasi una famiglia».Daniele lavorava tutto il giorno e tornava a casa solo a dormire per non pensare a nulla. Poi ha iniziato a riflettere sulle parole di Nini e questo è stato «il primo passo per il suo catecumenato perché è andato a S. Stefano e ha chiesto il battesimo. Era molto convinto. Lì ha ritrovato se stesso e una comunità che lo accoglieva». Quest’anno si sono sposati e sono tornati a vivere tutti insieme. Nini diceva: «Io tentavo di convincerlo con le mie forze, poi ho lasciato che fosse il Signore ad agire». Ora sono felici e frequentano la Chiesa.

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