Il pellegrinaggio Ismi si è tenuto a Firenze, con la partecipazione del Vicario generale della Diocesi di Milano, mons. Carlo Redaelli. Incontro con la Chiesa locale, le bellezze e la santità della città, ma anche occasione di verifica della prima parte del ministero


Redazione

Incontro con la Chiesa di Firenze e con le ricchezze artistiche e spirituali della città, durante il pellegrinaggio Ismi dal 12 al 16 ottobre, è stato per i preti ordinati nel 2004 una occasione di verifica dei primi «cinque anni di Messa». Il programma della settimana residenziale, ricco e articolato, si è aperto con la celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Firenze, monsignor Giuseppe Betori, nella chiesa di San Salvatore al Vescovo, e la preghiera vocazionale con i giovani della diocesi svoltasi in Seminario.
Non sono mancate le testimonianze su figure emblematiche della Chiesa e della città, da Giorgio La Pira, professore all’università e per diversi anni sindaco di Firenze, a don Giulio Facibeni, fondatore dell’Opera della Divina Misericordia Madonnina del Grappa. Ha invece parlato di don Lorenzo Milani, l’Arcivescovo emerito di Firenze, cardinale Silvano Piovanelli, presso l’antica pieve di Cercina. Tra l’altro, nell’ultima giornata del pellegrinaggio, dopo un incontro con il Vicario generale della Diocesi di Milano, monsignor Carlo Redaelli, una degna conclusione di questi giorni si è avuta a Barbiana, insieme a Nevio, uno dei ragazzi della Scuola di Barbiana, che ha dato la sua testimonianza su don Milani.
Altri incontri significativi del pellegrinaggio Ismi sono stati quelli con i giovani preti della Chiesa di Firenze, in uno scambio fraterno e amichevole di esperienze, e con monsignor Timothy Verdon che nel convento-museo di San Marco ha guidato una visita all’opera del Beato Angelico. Alcuni momenti sono stati dedicati anche al silenzio, alla meditazione e al confronto interno.
«La settimana che noi preti del 2004 abbiamo trascorso a Firenze è stata l’occasione per riflettere su questi primi cinque anni di ministero – sottolinea don Ivan Bellini, vicario parrocchiale a Nerviano -. Ci siamo confrontati a partire dalla riflessione che don Antonio Torresin ci ha proposto e siamo stati tutti concordi nel riconoscere in questo primo lustro una polarità: da un lato la grande ricchezza di questi primi anni, fatta di numerosi incontri con la gente che la vita pastorale ci ha permesso di trovare lungo il cammino, fatta di gioie e di sofferenze che hanno caratterizzato il nostro ministero. Dall’altro lato il riconoscere che nel nostro cammino sacerdotale siamo ancora agli inizi e, forse, nel ministero si comincia a entrare proprio ora».
Tra i Preti 2004, alcuni hanno già cambiato la loro prima destinazione, altri si trovano ancora collocati nel luogo in cui sono stati destinati dopo l’ordinazione; alcuni hanno intrapreso la strada di una collaborazione pastorale con oratori limitrofi, altri hanno già sperimentato l’inserimento in una comunità pastorale. «Per tutti – rimarca don Bellini -, nonostante l’oggettiva diversità delle condizioni della destinazione, emerge la voglia e il desiderio di ridire in modo più convinto e consapevole quel sì che ci ha fatti diventare strumenti privilegiati per l’annunzio del Vangelo. Su tutto una consapevolezza: la centralità della dimensione spirituale nella nostra vita sacerdotale, ovvero la capacità di non scordarci mai di essere anzitutto credenti, uomini che hanno fatto l’esperienza dell’incontro con il Signore che cambia la vita». Incontro con la Chiesa di Firenze e con le ricchezze artistiche e spirituali della città, durante il pellegrinaggio Ismi dal 12 al 16 ottobre, è stato per i preti ordinati nel 2004 una occasione di verifica dei primi «cinque anni di Messa». Il programma della settimana residenziale, ricco e articolato, si è aperto con la celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo di Firenze, monsignor Giuseppe Betori, nella chiesa di San Salvatore al Vescovo, e la preghiera vocazionale con i giovani della diocesi svoltasi in Seminario.Non sono mancate le testimonianze su figure emblematiche della Chiesa e della città, da Giorgio La Pira, professore all’università e per diversi anni sindaco di Firenze, a don Giulio Facibeni, fondatore dell’Opera della Divina Misericordia Madonnina del Grappa. Ha invece parlato di don Lorenzo Milani, l’Arcivescovo emerito di Firenze, cardinale Silvano Piovanelli, presso l’antica pieve di Cercina. Tra l’altro, nell’ultima giornata del pellegrinaggio, dopo un incontro con il Vicario generale della Diocesi di Milano, monsignor Carlo Redaelli, una degna conclusione di questi giorni si è avuta a Barbiana, insieme a Nevio, uno dei ragazzi della Scuola di Barbiana, che ha dato la sua testimonianza su don Milani.Altri incontri significativi del pellegrinaggio Ismi sono stati quelli con i giovani preti della Chiesa di Firenze, in uno scambio fraterno e amichevole di esperienze, e con monsignor Timothy Verdon che nel convento-museo di San Marco ha guidato una visita all’opera del Beato Angelico. Alcuni momenti sono stati dedicati anche al silenzio, alla meditazione e al confronto interno.«La settimana che noi preti del 2004 abbiamo trascorso a Firenze è stata l’occasione per riflettere su questi primi cinque anni di ministero – sottolinea don Ivan Bellini, vicario parrocchiale a Nerviano -. Ci siamo confrontati a partire dalla riflessione che don Antonio Torresin ci ha proposto e siamo stati tutti concordi nel riconoscere in questo primo lustro una polarità: da un lato la grande ricchezza di questi primi anni, fatta di numerosi incontri con la gente che la vita pastorale ci ha permesso di trovare lungo il cammino, fatta di gioie e di sofferenze che hanno caratterizzato il nostro ministero. Dall’altro lato il riconoscere che nel nostro cammino sacerdotale siamo ancora agli inizi e, forse, nel ministero si comincia a entrare proprio ora».Tra i Preti 2004, alcuni hanno già cambiato la loro prima destinazione, altri si trovano ancora collocati nel luogo in cui sono stati destinati dopo l’ordinazione; alcuni hanno intrapreso la strada di una collaborazione pastorale con oratori limitrofi, altri hanno già sperimentato l’inserimento in una comunità pastorale. «Per tutti – rimarca don Bellini -, nonostante l’oggettiva diversità delle condizioni della destinazione, emerge la voglia e il desiderio di ridire in modo più convinto e consapevole quel sì che ci ha fatti diventare strumenti privilegiati per l’annunzio del Vangelo. Su tutto una consapevolezza: la centralità della dimensione spirituale nella nostra vita sacerdotale, ovvero la capacità di non scordarci mai di essere anzitutto credenti, uomini che hanno fatto l’esperienza dell’incontro con il Signore che cambia la vita».

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