Intervista a don Giuliano Savina, parroco a San Martino in Greco a Milano e decano del decanato Zara

di Pino NARDI
Redazione

«Faremo la lettera ai fedeli e poi con i responsabili della parrocchia, gli operatori pastorali, la faremo diventare motivo di riflessione, insieme anche di preghiera». Don Giuliano Savina è parroco a San Martino in Greco a Milano e decano del decanato Zara, alla periferia Nord della metropoli. Sta pensando come usare al meglio Pietre vive, la lettera che il cardinale Tettamanzi ha rivolto a tutti i fedeli ambrosiani. Un piccolo e agile volumetto (Itl-Centro ambrosiano, 48 pagine, 0.95 euro) da diffondere per poter approfondire i temi principali che l’Arcivescovo propone nel 2009-2010.
«Penso che per un parroco la cosa più bella che possa fare è di essere fedele al vescovo e in comunione con la Chiesa», sottolinea don Savina. E allora, come parroco, come valuta l’invito all’essenzialità e alla sobrietà pastorale? «È positivo, anche se il discernimento non è sempre facile, però è doveroso – continua il decano -. In ogni momento storico il Signore ci chiede non di ripetere le stesse cose, ma capire ciò che qui e adesso è importante. L’indicazione dell’Arcivescovo coglie l’esigenza di ripensare l’attività pastorale nella comunità. Non legarci dunque al passato, ma guardare al futuro, con la sapienza che ci è stata data in passato, ma essa stessa ci chiede di essere nuovi oggi. Questa novità porta tante domande ed esigenze. Per questo non è sempre facile».
Un aspetto decisivo e significativo è che si punti con maggiore forza sul ruolo del laicato… «Questo è fondamentale – risponde con convinzione don Savina – soprattutto recuperare la dimensione comunionale, sinodale, ecclesiale, del modo di pensare la Chiesa. È molto importante che il Cardinale nell’anno del sacerdozio non si fermi semplicemente su quello ministeriale, ma parli del sacerdozio comune. Tutto nasce dal dono del Battesimo: quindi la sua triade comunione, collaborazione e corresposanbilità trova nel Battesimo il fondamento». «Faremo la lettera ai fedeli e poi con i responsabili della parrocchia, gli operatori pastorali, la faremo diventare motivo di riflessione, insieme anche di preghiera». Don Giuliano Savina è parroco a San Martino in Greco a Milano e decano del decanato Zara, alla periferia Nord della metropoli. Sta pensando come usare al meglio Pietre vive, la lettera che il cardinale Tettamanzi ha rivolto a tutti i fedeli ambrosiani. Un piccolo e agile volumetto (Itl-Centro ambrosiano, 48 pagine, 0.95 euro) da diffondere per poter approfondire i temi principali che l’Arcivescovo propone nel 2009-2010.«Penso che per un parroco la cosa più bella che possa fare è di essere fedele al vescovo e in comunione con la Chiesa», sottolinea don Savina. E allora, come parroco, come valuta l’invito all’essenzialità e alla sobrietà pastorale? «È positivo, anche se il discernimento non è sempre facile, però è doveroso – continua il decano -. In ogni momento storico il Signore ci chiede non di ripetere le stesse cose, ma capire ciò che qui e adesso è importante. L’indicazione dell’Arcivescovo coglie l’esigenza di ripensare l’attività pastorale nella comunità. Non legarci dunque al passato, ma guardare al futuro, con la sapienza che ci è stata data in passato, ma essa stessa ci chiede di essere nuovi oggi. Questa novità porta tante domande ed esigenze. Per questo non è sempre facile».Un aspetto decisivo e significativo è che si punti con maggiore forza sul ruolo del laicato… «Questo è fondamentale – risponde con convinzione don Savina – soprattutto recuperare la dimensione comunionale, sinodale, ecclesiale, del modo di pensare la Chiesa. È molto importante che il Cardinale nell’anno del sacerdozio non si fermi semplicemente su quello ministeriale, ma parli del sacerdozio comune. Tutto nasce dal dono del Battesimo: quindi la sua triade comunione, collaborazione e corresposanbilità trova nel Battesimo il fondamento».

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