Svelati i loschi tentativi di incastrare il comboniano lecchese con accuse infamanti. Tutta la verità è emersa e l'opera del missionario in Kenya può continuare

di Rosangela VEGETTI
Redazione

«Le accuse di cui sono stato oggetto miravano a impedirmi di ritornare in Africa, così da consentire ai miei accusatori di impossessarsi delle strutture che, dalla fine degli anni Ottanta fino a oggi, “Koinonia” ha costruito al servizio dei poveri». Questo il commento del missionario comboniano padre Kizito Sesana alla fine dell’inchiesta aperta a suo carico, in Kenya, su false accuse che miravano a distruggere il rapporto di fiducia instaurato con la gente, soprattutto i più giovani e gli emarginati, in tanti anni di attività nella comunità “Koinonia, alla periferia di Nairobi”. «Per me scrivere, insegnare e tutte le altre attività di animazione e di promozione umana, che magari all’inizio avevano un loro significato, – continua padre Kizito – nel corso degli anni sono diventate importanti solo in funzione del servizio ai bambini e ai giovani, che si accostano alle tante opere avviate per loro da “Koinonia”».
Scagionato dalle accuse di pedofilia (avanzate il 15 giugno scorso da due suoi collaboratori), padre Kizito ha ringraziato quanti, da tutto il mondo, gli hanno manifestato solidarietà e stima e guarda al futuro del suo lavoro in Kenya per mantenere la fiducia dei suoi ragazzi: «La brutta storia, che sembra finalmente conclusa, mi ha ferito profondamente, perché mi ha toccato in quei rapporti umani con i bambini e i giovani con i quali ho lavorato negli ultimi vent’anni, rapporti che considero la mia ricchezza più grande. Il fatto che dovunque vada, a Nairobi, come a Lusaka (Zambia), o sui Monti Nuba (Sudan), sempre incontro giovani e bambini che mi accostano con fiducia e mi parlano della loro vita, dà un senso alla mia vita».
Anche da parte nostra gli auguri di piena ripresa e di un futuro di speranza per i giovani che trovano in “Koinonia” le ragioni di un nuova vita. «Le accuse di cui sono stato oggetto miravano a impedirmi di ritornare in Africa, così da consentire ai miei accusatori di impossessarsi delle strutture che, dalla fine degli anni Ottanta fino a oggi, “Koinonia” ha costruito al servizio dei poveri». Questo il commento del missionario comboniano padre Kizito Sesana alla fine dell’inchiesta aperta a suo carico, in Kenya, su false accuse che miravano a distruggere il rapporto di fiducia instaurato con la gente, soprattutto i più giovani e gli emarginati, in tanti anni di attività nella comunità “Koinonia, alla periferia di Nairobi”. «Per me scrivere, insegnare e tutte le altre attività di animazione e di promozione umana, che magari all’inizio avevano un loro significato, – continua padre Kizito – nel corso degli anni sono diventate importanti solo in funzione del servizio ai bambini e ai giovani, che si accostano alle tante opere avviate per loro da “Koinonia”».Scagionato dalle accuse di pedofilia (avanzate il 15 giugno scorso da due suoi collaboratori), padre Kizito ha ringraziato quanti, da tutto il mondo, gli hanno manifestato solidarietà e stima e guarda al futuro del suo lavoro in Kenya per mantenere la fiducia dei suoi ragazzi: «La brutta storia, che sembra finalmente conclusa, mi ha ferito profondamente, perché mi ha toccato in quei rapporti umani con i bambini e i giovani con i quali ho lavorato negli ultimi vent’anni, rapporti che considero la mia ricchezza più grande. Il fatto che dovunque vada, a Nairobi, come a Lusaka (Zambia), o sui Monti Nuba (Sudan), sempre incontro giovani e bambini che mi accostano con fiducia e mi parlano della loro vita, dà un senso alla mia vita».Anche da parte nostra gli auguri di piena ripresa e di un futuro di speranza per i giovani che trovano in “Koinonia” le ragioni di un nuova vita.

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