La celebrazione presso la chiesa di viale Piave preceduta, sabato, da un pranzo speciale offerto da un benefattore nel ricordo dell'originaria iniziativa di fra' Cecilio a favore dei poveri


Redazione

Fervono i preparativi per festeggiare i 50 anni dell’Opera San Francesco. Sabato 19 dicembre, vigilia dell’anniversario, presso la mensa, a partire dalle 11.30 e fino alle 14.30, si terrà un pranzo speciale offerto da un benefattore. Per ricordare come fra’ Cecilio mezzo secolo prima aveva offerto da mangiare a circa 300 poveri, sabato prossimo i volontari serviranno il pranzo agli ospiti con un menù speciale. Domenica 20 dicembre, ricorrenza della fondazione dell’Opera, alle 10.30 presso la chiesa di viale Piave 2 a Milano, il cardinale Tettamanzi presiederà la Santa Messa per ricordare la benedizione ricevuta 50 anni prima dall’allora arcivescovo Giovanni Battista Montini.
La storia dell’Opera San Francesco per i poveri dei Frati minori cappuccini di Milano è legata indissolubilmente al nome di Cecilio Cortinovis. Nato nel 1855 nel Bergamasco, diventa frate cappuccino e arriva a Milano, al convento di viale Piave, nel 1910. Dapprima come sacrista, poi ancora di più come portinaio, si dedica ai poveri che bussano alla sua porta, fornendo loro vestiti e cibo, divenendo presto per loro un punto di riferimento. Nel 1959 l’industriale Emilio Grignani si offre di edificare una struttura dedicata ai meno abbienti e così, nel dicembre dello stesso anno, viene inaugurata l’Osf, dove fra’ Cecilio presterà servizio per altri 20 anni, prima di morire nel 1984.
Da allora, l’ente ha continuato a crescere, coinvolgendo sempre più cittadini, incrementando il numero dei servizi e introducendo nuove proposte. Oggi a mensa, docce, guardaroba e poliambulatorio si sono affiancate anche le proposte dell’area sociale, che mirano ad aiutare anche persone che vivono momenti temporanei di crisi o difficoltà: ci sono l’accoglienza con colloqui personali per i soggetti vulnerabili, uno sportello lavoro e un servizio sociale, collegato a una residenzialità assistita con 15 alloggi protetti. Il tutto è fatto funzionare grazie a una quarantina di dipendenti e soprattutto ai più di 400 volontari. Oggi arriva a fornire ogni anno più di 600 mila pasti caldi, 50 mila docce e 30 mila visite mediche. Fervono i preparativi per festeggiare i 50 anni dell’Opera San Francesco. Sabato 19 dicembre, vigilia dell’anniversario, presso la mensa, a partire dalle 11.30 e fino alle 14.30, si terrà un pranzo speciale offerto da un benefattore. Per ricordare come fra’ Cecilio mezzo secolo prima aveva offerto da mangiare a circa 300 poveri, sabato prossimo i volontari serviranno il pranzo agli ospiti con un menù speciale. Domenica 20 dicembre, ricorrenza della fondazione dell’Opera, alle 10.30 presso la chiesa di viale Piave 2 a Milano, il cardinale Tettamanzi presiederà la Santa Messa per ricordare la benedizione ricevuta 50 anni prima dall’allora arcivescovo Giovanni Battista Montini.La storia dell’Opera San Francesco per i poveri dei Frati minori cappuccini di Milano è legata indissolubilmente al nome di Cecilio Cortinovis. Nato nel 1855 nel Bergamasco, diventa frate cappuccino e arriva a Milano, al convento di viale Piave, nel 1910. Dapprima come sacrista, poi ancora di più come portinaio, si dedica ai poveri che bussano alla sua porta, fornendo loro vestiti e cibo, divenendo presto per loro un punto di riferimento. Nel 1959 l’industriale Emilio Grignani si offre di edificare una struttura dedicata ai meno abbienti e così, nel dicembre dello stesso anno, viene inaugurata l’Osf, dove fra’ Cecilio presterà servizio per altri 20 anni, prima di morire nel 1984.Da allora, l’ente ha continuato a crescere, coinvolgendo sempre più cittadini, incrementando il numero dei servizi e introducendo nuove proposte. Oggi a mensa, docce, guardaroba e poliambulatorio si sono affiancate anche le proposte dell’area sociale, che mirano ad aiutare anche persone che vivono momenti temporanei di crisi o difficoltà: ci sono l’accoglienza con colloqui personali per i soggetti vulnerabili, uno sportello lavoro e un servizio sociale, collegato a una residenzialità assistita con 15 alloggi protetti. Il tutto è fatto funzionare grazie a una quarantina di dipendenti e soprattutto ai più di 400 volontari. Oggi arriva a fornire ogni anno più di 600 mila pasti caldi, 50 mila docce e 30 mila visite mediche. Il prossimo traguardo? Chiudere… «Il 1984 era il mio primo anno qui – ricorda padre Vittorio, che ora è vicepresidente dell’Opera -. La richiesta di servizi aumentava sotto la spinta delle prime ondate migratorie. Così cambiammo il modello di condivisione che fino a quel momento aveva funzionato. Con una nuova mentalità, che eliminasse il concetto di “povero” e superasse la logica del pütost che nient l’è mei pütost (piuttosto che niente è meglio piuttosto, proverbio milanese). Così sono arrivati i primi operatori stipendiati, per dare continuità e qualità. E nuovi sistemi organizzativi, per continuare a soddisfare una domanda in crescita».A partire dalle 11.30 la fila per la mensa è costante, in modo che tutti riescano ad avere uno dei 2144 pasti caldi. «Ciò non era possibile quando frati, ospiti e volontari mangiavano allo stesso tavolo – racconta padre Vittorio -, però questo ci ricorda le tante difficoltà che si incontrano quando si cerca di creare percorsi d’uscita efficaci dalle situazioni di disagio». Osservata dall’Opera San Francesco, Milano non sembra aver perso la sensibilità verso chi sta peggio. Ai più di 400 volontari, se ne sono proposti altrettanti da quando pochi mesi fa è possibile fare domanda on line. «Sono cambiati il tipo di persone, le loro motivazioni e il tempo che garantiscono ai nostri servizi, ma sono convinto – commenta padre Vittorio – che tra la gente di Milano sia ancora ben viva l’idea che gli ultimi non si possono abbandonare».L’obiettivo per i prossimi cinque decenni è chiaro: «Vogliamo chiudere!», sorride padre Vittorio e spiega: «Ci auguriamo che non ci sia più bisogno di servizi di prima necessità. Non siamo così ingenui da voler sradicare ogni povertà, ma ci auguriamo che almeno quella che proviene da mancanza di accoglienza e integrazione venga sconfitta una volta per sempre nel nostro Paese». (p.r.)

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