Mons. Carlo Redaelli, che ha presieduto la celebrazione a Venegono, ha ricordato «come faceva trasparire in modo evidente un amore appassionato per il seminario, per il quale don Antonio ha speso la maggior parte della sua lunga vita».

di Maria Teresa ANTOGNAZZA
Redazione

Sono le parole stesse di “don Tonino” a risuonare per ultime nell’affollata Basilica del Seminario di Venegono Inferiore, nel giorno in cui la Comunità pastorale Beato Ildefonso Schuster, la comunità di Santa Maria Assunta di Gallarate, quella del Seminario arcivescovile e di tutto il clero ambrosiano hanno dato l’ultimo saluto a monsignor Antonio Rimoldi, lo scorso 12 dicembre. Gli ha dato voce il rettore, monsignor Peppino Maffi, poco prima che la grande assemblea gli tributasse un lungo, commosso applauso, segno tangibile di riconoscenza e di affetto: «Tutto è grazia; ogni giorno per me è un dono del Signore… Ho terminato la mia corsa; mi sembra di non saper fare altro; spero che il Signore mi chiami presto… Ho proprio desiderio di vedere il volto del Signore». Tutte espressioni che negli ultimi giorni monsignor Rimoldi andava spesso ripetendo a chi lo andava a trovare in ospedale e che, ripetute sotto le volte della Basilica, hanno avuto il pregio di far percepire ancora una volta i suoi sentimenti e la sua grande umanità. Tratti caratteristici del prete ambrosiano, nato a Gallarate nel 1920, ordinato sacerdote nel 1943 e poi dal 1948 al 1991 professore di Storia della Chiesa in seminario, richiamati nel bel messaggio pervenuto dal cardinale Dionigi Tettamanzi e letti all’inizio del rito funebre. «Don Tonino – ha scritto l’Arcivescovo – ha amato molto la Chiesa ambrosiana; anche negli ultimi anni si è interessato delle nuove scelte pastorali: a tutti diceva dell’importanza di aprirsi al futuro con il coraggio dell’intraprendenza e la speranza nel cuore». E poi un passaggio interessante sul profilo umano del sacerdote scomparso, che tanto l’ha fatto amare dai parrocchiani venegonesi, gallaratesi e dalle migliaia di studenti che l’hanno avuto per “maestro”: «Generoso, concreto, capace di relazione, si contraddistingueva per uno sguardo quasi ironico sulla realtà. Rendiamo grazie al Signore – ha poi concluso Tettamanzi nel suo messaggio – per i tanti doni elargiti alla nostra Chiesa ambrosiana attraverso il ministero sacerdotale, in particolare per il suo insegnamento, e chiediamo di avere parte anche noi a quella realistica saggezza nel leggere la storia della Chiesa propria di chi sa che essa è condotta dalla Provvidenza ed è capace di riconoscere nelle pieghe dell’umano lo splendore del mistero di Dio». È toccato poi al vicario generale, monsignor Carlo Redaelli – che presiedeva la concelebrazione, insieme ai vescovi Luigi Stucchi, Franco Giulio Brambilla e Luigi Bettazzi, suo compagno di studi a Roma – ricordare nell’omelia le testimonianze di bene e gli insegnamenti seminati da monsignor Rimoldi nella sua lunga vita, soprattutto in veste di professore: «Tratti caratteristici dell’uomo e del prete erano l’attenzione, più che ai grandi eventi, alla storia concreta e quotidiana delle nostre comunità; l’interesse agli elementi più significativi dell’azione della Chiesa, quali la realtà caritativa; la considerazione privilegiata data nella vicenda della Chiesa al tema del clero e della sua formazione, considerazione che faceva trasparire in modo evidente un amore appassionato per il seminario, per il quale don Antonio ha speso la maggior parte della sua lunga vita». Ed è stato proprio in seminario che don Tonino ha voluto essere sepolto, nella cappella cimiteriale immersa nel bosco, in compagnia di grandi amici, come padre Baj e don Serenthà. Sono le parole stesse di “don Tonino” a risuonare per ultime nell’affollata Basilica del Seminario di Venegono Inferiore, nel giorno in cui la Comunità pastorale Beato Ildefonso Schuster, la comunità di Santa Maria Assunta di Gallarate, quella del Seminario arcivescovile e di tutto il clero ambrosiano hanno dato l’ultimo saluto a monsignor Antonio Rimoldi, lo scorso 12 dicembre. Gli ha dato voce il rettore, monsignor Peppino Maffi, poco prima che la grande assemblea gli tributasse un lungo, commosso applauso, segno tangibile di riconoscenza e di affetto: «Tutto è grazia; ogni giorno per me è un dono del Signore… Ho terminato la mia corsa; mi sembra di non saper fare altro; spero che il Signore mi chiami presto… Ho proprio desiderio di vedere il volto del Signore». Tutte espressioni che negli ultimi giorni monsignor Rimoldi andava spesso ripetendo a chi lo andava a trovare in ospedale e che, ripetute sotto le volte della Basilica, hanno avuto il pregio di far percepire ancora una volta i suoi sentimenti e la sua grande umanità. Tratti caratteristici del prete ambrosiano, nato a Gallarate nel 1920, ordinato sacerdote nel 1943 e poi dal 1948 al 1991 professore di Storia della Chiesa in seminario, richiamati nel bel messaggio pervenuto dal cardinale Dionigi Tettamanzi e letti all’inizio del rito funebre. «Don Tonino – ha scritto l’Arcivescovo – ha amato molto la Chiesa ambrosiana; anche negli ultimi anni si è interessato delle nuove scelte pastorali: a tutti diceva dell’importanza di aprirsi al futuro con il coraggio dell’intraprendenza e la speranza nel cuore». E poi un passaggio interessante sul profilo umano del sacerdote scomparso, che tanto l’ha fatto amare dai parrocchiani venegonesi, gallaratesi e dalle migliaia di studenti che l’hanno avuto per “maestro”: «Generoso, concreto, capace di relazione, si contraddistingueva per uno sguardo quasi ironico sulla realtà. Rendiamo grazie al Signore – ha poi concluso Tettamanzi nel suo messaggio – per i tanti doni elargiti alla nostra Chiesa ambrosiana attraverso il ministero sacerdotale, in particolare per il suo insegnamento, e chiediamo di avere parte anche noi a quella realistica saggezza nel leggere la storia della Chiesa propria di chi sa che essa è condotta dalla Provvidenza ed è capace di riconoscere nelle pieghe dell’umano lo splendore del mistero di Dio». È toccato poi al vicario generale, monsignor Carlo Redaelli – che presiedeva la concelebrazione, insieme ai vescovi Luigi Stucchi, Franco Giulio Brambilla e Luigi Bettazzi, suo compagno di studi a Roma – ricordare nell’omelia le testimonianze di bene e gli insegnamenti seminati da monsignor Rimoldi nella sua lunga vita, soprattutto in veste di professore: «Tratti caratteristici dell’uomo e del prete erano l’attenzione, più che ai grandi eventi, alla storia concreta e quotidiana delle nostre comunità; l’interesse agli elementi più significativi dell’azione della Chiesa, quali la realtà caritativa; la considerazione privilegiata data nella vicenda della Chiesa al tema del clero e della sua formazione, considerazione che faceva trasparire in modo evidente un amore appassionato per il seminario, per il quale don Antonio ha speso la maggior parte della sua lunga vita». Ed è stato proprio in seminario che don Tonino ha voluto essere sepolto, nella cappella cimiteriale immersa nel bosco, in compagnia di grandi amici, come padre Baj e don Serenthà.

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