Amici e conoscenti si sono stretti ai familiari del sociologo, già alla guida dell'Ac ambrosiana, ai funerali nella chiesa di San Paolo. I messaggi dell'Arcivescovo e del cardinale Martini e il ricordo commosso del collega Michele Colasanto e della presidente di Ac Valentina Soncini

Maria Teresa ANTOGNAZZA
Redazione

Decine e decine di amici, colleghi di lavoro, soci e responsabili di Azione Cattolica, mischiati fra i molti parrocchiani rhodensi, si sono stretti stamattina nella chiesa di San Paolo attorno alla famiglia di Eugenio Zucchetti, per accompagnarlo nel suo ultimo viaggio. Un affetto immenso, trapelato nei volti rigati dalle lacrime, nello scambio di saluti, negli abbracci, che ancora una volta e ancora di più hanno sottolineato la grande stima e la riconoscenza per il pezzo di strada fatto con Zucchetti, consumato a soli 57 anni da un cancro che per tanto tempo non gli ha dato tregua, sottoponendo lui e i suoi cari a una prova durissima, vissuta con lucidità, dignità, coraggio, sempre nutriti da speranza e fede nell’abbraccio finale del Padre.
Virtù e tratti personali dell’uomo, marito, padre, educatore, laico impegnato al servizio della Chiesa nell’Azione Cattolica, apprezzato sociologo dell’Università Cattolica, che sono stati ripetutamente ricordati nel corso delle esequie, celebrate dal vescovo e amico monsignor Giovanni Giudici, insieme a una cinquantina di altri sacerdoti, che per strade diverse avevano conosciuto e amato Eugenio.
Così sono arrivate le parole dell’arcivescovo Dionigi Tettamanzi e quelle del cardinale Carlo Maria Martini, rimasto sempre in contatto con lui, anche negli ultimi scorci della malattia, in ragione di una stima trasformatasi col tempo in amicizia. Entrambi hanno sottolineato la profondità e la competenza del servizio reso da Zucchetti alla Chiesa ambrosiana e insieme i suoi tratti umani di semplicità, mitezza, gentilezza, che ne hanno fatto per moltissimi un eccellente compagno di strada. «A Eugenio – ha scritto Tettamanzi nel messaggio letto dal Moderator Curiae monsignor Gianni Zappa – dobbiamo molta riconoscenza perché ha servito con grande dedizione la nostra Chiesa, in particolare come presidente diocesano dell’Azione Cattolica ambrosiana dal 1992 al 1998. Una responsabilità vissuta con passione e intelligenza, con la lucida e determinata volontà di contribuire a formare un laicato autenticamente protagonista nella Chiesa secondo le linee tracciate dal Concilio Vaticano II. Il riferimento a Giuseppe Lazzati costituiva per lui una solida base ecclesiale e culturale, fornendogli la capacità di uno sguardo aperto al futuro, anche nella prospettiva del “pensare politicamente”». Decine e decine di amici, colleghi di lavoro, soci e responsabili di Azione Cattolica, mischiati fra i molti parrocchiani rhodensi, si sono stretti stamattina nella chiesa di San Paolo attorno alla famiglia di Eugenio Zucchetti, per accompagnarlo nel suo ultimo viaggio. Un affetto immenso, trapelato nei volti rigati dalle lacrime, nello scambio di saluti, negli abbracci, che ancora una volta e ancora di più hanno sottolineato la grande stima e la riconoscenza per il pezzo di strada fatto con Zucchetti, consumato a soli 57 anni da un cancro che per tanto tempo non gli ha dato tregua, sottoponendo lui e i suoi cari a una prova durissima, vissuta con lucidità, dignità, coraggio, sempre nutriti da speranza e fede nell’abbraccio finale del Padre.Virtù e tratti personali dell’uomo, marito, padre, educatore, laico impegnato al servizio della Chiesa nell’Azione Cattolica, apprezzato sociologo dell’Università Cattolica, che sono stati ripetutamente ricordati nel corso delle esequie, celebrate dal vescovo e amico monsignor Giovanni Giudici, insieme a una cinquantina di altri sacerdoti, che per strade diverse avevano conosciuto e amato Eugenio.Così sono arrivate le parole dell’arcivescovo Dionigi Tettamanzi e quelle del cardinale Carlo Maria Martini, rimasto sempre in contatto con lui, anche negli ultimi scorci della malattia, in ragione di una stima trasformatasi col tempo in amicizia. Entrambi hanno sottolineato la profondità e la competenza del servizio reso da Zucchetti alla Chiesa ambrosiana e insieme i suoi tratti umani di semplicità, mitezza, gentilezza, che ne hanno fatto per moltissimi un eccellente compagno di strada. «A Eugenio – ha scritto Tettamanzi nel messaggio letto dal Moderator Curiae monsignor Gianni Zappa – dobbiamo molta riconoscenza perché ha servito con grande dedizione la nostra Chiesa, in particolare come presidente diocesano dell’Azione Cattolica ambrosiana dal 1992 al 1998. Una responsabilità vissuta con passione e intelligenza, con la lucida e determinata volontà di contribuire a formare un laicato autenticamente protagonista nella Chiesa secondo le linee tracciate dal Concilio Vaticano II. Il riferimento a Giuseppe Lazzati costituiva per lui una solida base ecclesiale e culturale, fornendogli la capacità di uno sguardo aperto al futuro, anche nella prospettiva del “pensare politicamente”». Lo studioso e il credente Molto toccanti anche il ricordo che di lui hanno tracciato il collega della Cattolica, professor Michele Colasanto, e la presidente dell’Ac ambrosiana, Valentina Soncini. Mentre il sociologo ha ricordato il rigore professionale e la profondità di sguardo con cui Zucchetti ha saputo studiare e comprendere le sorti della nostra società milanese e le tendenze che l’attraversano, intendendo il suo ruolo di sociologo come una vera “vocazione” a servizio dell’uomo, mai priva di profilo etico e di speranza in una umanità rinnovata, la presidente Soncini ha distillato in una lettera aperta all’amico Eugenio le ragioni di una riconoscenza profonda per il grande insegnamento offerto negli anni in cui ha ricoperto l’incarico di presidenze diocesano di Ac: «Ci ha testimoniato, in uno stile semplice e fecondo, con intelligenza, passione e forza un modo per essere dentro la vita di questo tempo e della Chiesa. Nel suo stile non accentrava ma valorizzava, coinvolgeva, rilanciava anche verso i più giovani e inesperti, con simpatia e vera stima capace di contagiare e promuovere. Potrei dire a nome di molti giovani e adulti responsabili e soci con lui al fianco, che come un padre ci ha generati alla responsabilità ecclesiale e al servizio in nome del Vangelo».E sono state proprio le parole scelte da Zucchetti in due circostanze emblematiche, il suo matrimonio con Rosi e il saluto all’associazione nel momento del passaggio di consegne, a segnare anche il profondo valore religioso di un momento tanto straziante e per noi incomprensibile come quello della morte. Espressioni tratte dalle pagine dell’apostolo Paolo, risuonate ancora una volta nella chiesa di Rho: «Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. Che diremo dunque riguardo a queste cose?Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore».Una certezza fatta propria dalla moglie Rosi e dai suoi tre ragazzi – Stefano, Monica e Benedetta -, che hanno affidato a uno scritto letto da monsignor Franco Agnesi i ringraziamenti a quanti in questi lunghi mesi sono stati accanto a Eugenio e alla famiglia: «Eugenio, sei stato un marito e un padre eccezionale. Il nostro amore non finisce, durerà per tutta l’eternità». Con questa stessa fede, giovedì i moltissimi amici e conoscenti di Zucchetti hanno provato a mutare davanti all’altare le parole da rivolgere all’Altissimo: «Non ti chiediamo Signore perché ce lo hai tolto tanto presto. Ti ringraziamo per avercelo dato e per aver potuto fare in sua compagnia un tratto importante di strada».

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