La veglia in preparazione alla festa del 1° maggio è stata un autentico momento di condivisione nei confronti di chi vive un periodo di difficoltà occupazionale. Ricordate le situazioni critiche delle storiche ditte locali Metalli Preziosi e Lares

Alberto MANZONI
Redazione

C’è stato il tempo per pregare, cantare, riflettere e anche commuoversi, durante la Veglia dei lavoratori della zona pastorale VII, tenutasi la sera del 30 aprile presso il santuario dell’Annunciazione di Paderno Dugnano. Quando hanno preso la parola alcune persone che stanno vivendo momenti molto difficili a causa di crisi aziendali, situazioni di cassa integrazione, disoccupazione e simili, infatti, tanto in chi parlava quanto in chi ascoltava l’emozione si è sentita e vista.
Come nelle altre zone, l’appuntamento dedicato dalla iocesi ambrosiana alla preparazione della festa del Primo Maggio ha visto convenire alcune centinaia di persone, sia fedeli e sacerdoti delle comunità più vicine, sia donne e uomini provenienti da varie città e appartenenti a specifiche categorie del mondo del lavoro: operai, impiegati e dirigenti, sindacalisti e rappresentanti di fabbrica, disoccupati e cassintegrati, giovani e immigrati, sacerdoti e religiose che seguono più da vicino queste tematiche.
Numerosa era la rappresentanza dei dipendenti delle due storiche ditte padernesi – Metalli Preziosi e Lares, fra l’altro poco distanti dal santuario sede della veglia -, la cui situazione critica aveva proprio suggerito al vicario episcopale di zona, monsignor Carlo Faccendini, la scelta di Paderno per la veglia 2009. Erano presenti anche il sindaco e il vicesindaco di Paderno Dugnano, Gianfranco Massetti e Carla Pedretti.
Con il vicario, che ha presieduto il rito, hanno partecipato diversi sacerdoti residenti od operanti nella zona, fra i quali anche don Raffaello Ciccone, responsabile diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, e i due parroci – don Gabriele Sala e don Giacomo Tagliabue – che con le loro comunità (Paderno-Villaggio Ambrosiano e Dugnano-Incirano) stanno seguendo le vicende delle due aziende a rischio di chiusura.
Seguendo il libretto curato da don Giambattista Inzoli, parroco di Sant’Eusebio a Cinisello Balsamo e responsabile della Pastorale del lavoro di zona, e con l’accompagnamento nei canti da parte di un gruppo di cantori di tutto il decanato, la veglia si è svolta in un’atmosfera raccolta, aiutata anche dallo scorrere di immagini e scritte proiettate sull’ampia parete di fondo del santuario.
Dopo l’intervento dello “storico” sindacalista Sandro Antoniazzi, la lettura del Messaggio dell’Arcivescovo per la Veglia dei lavoratori da parte del decano don Roberto Gatti e dell’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci dal Vangelo secondo Giovanni (6,1-15), monsignor Faccendini ha proposto una breve riflessione sul modo in cui la solidarietà dei credenti dovrebbe esprimersi. Fra l’altro, riprendendo dei concetti già espressi dal cardinale Tettamanzi, ha sottolineato come sia necessario un cambiamento nello stile di vita e una scelta di sobrietà, per attuare una vera solidarietà.
Sono seguite le testimonianze di: Claudio Malvestiti, titolare di un’azienda che per la prima volta, dopo 64 anni di attività, è stata costretta a ricorrere alla cassa integrazione; Mauro De Vecchi, dipendente e delegato sindacale della Metalli Preziosi, che ha espresso in tono emozionato l’esperienza propria e dei compagni di lavoro; Alessandra Cavallo, dipendente della “Nerviano Medical Sciences”, la quale ha auspicato che – in linea generale – la Chiesa e i cristiani siano portatori di una concezione dell’economia dove al centro ci sia non il profitto, ma la persona umana e la solidarietà con chi è nel bisogno.
Nei giorni immediatamente successivi alla veglia i commenti positivi di chi vi ha partecipato sono un’ulteriore prova di come essa sia stata un momento di condivisione e preghiera autentici e profondi. C’è stato il tempo per pregare, cantare, riflettere e anche commuoversi, durante la Veglia dei lavoratori della zona pastorale VII, tenutasi la sera del 30 aprile presso il santuario dell’Annunciazione di Paderno Dugnano. Quando hanno preso la parola alcune persone che stanno vivendo momenti molto difficili a causa di crisi aziendali, situazioni di cassa integrazione, disoccupazione e simili, infatti, tanto in chi parlava quanto in chi ascoltava l’emozione si è sentita e vista.Come nelle altre zone, l’appuntamento dedicato dalla iocesi ambrosiana alla preparazione della festa del Primo Maggio ha visto convenire alcune centinaia di persone, sia fedeli e sacerdoti delle comunità più vicine, sia donne e uomini provenienti da varie città e appartenenti a specifiche categorie del mondo del lavoro: operai, impiegati e dirigenti, sindacalisti e rappresentanti di fabbrica, disoccupati e cassintegrati, giovani e immigrati, sacerdoti e religiose che seguono più da vicino queste tematiche.Numerosa era la rappresentanza dei dipendenti delle due storiche ditte padernesi – Metalli Preziosi e Lares, fra l’altro poco distanti dal santuario sede della veglia -, la cui situazione critica aveva proprio suggerito al vicario episcopale di zona, monsignor Carlo Faccendini, la scelta di Paderno per la veglia 2009. Erano presenti anche il sindaco e il vicesindaco di Paderno Dugnano, Gianfranco Massetti e Carla Pedretti.Con il vicario, che ha presieduto il rito, hanno partecipato diversi sacerdoti residenti od operanti nella zona, fra i quali anche don Raffaello Ciccone, responsabile diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro, e i due parroci – don Gabriele Sala e don Giacomo Tagliabue – che con le loro comunità (Paderno-Villaggio Ambrosiano e Dugnano-Incirano) stanno seguendo le vicende delle due aziende a rischio di chiusura.Seguendo il libretto curato da don Giambattista Inzoli, parroco di Sant’Eusebio a Cinisello Balsamo e responsabile della Pastorale del lavoro di zona, e con l’accompagnamento nei canti da parte di un gruppo di cantori di tutto il decanato, la veglia si è svolta in un’atmosfera raccolta, aiutata anche dallo scorrere di immagini e scritte proiettate sull’ampia parete di fondo del santuario.Dopo l’intervento dello “storico” sindacalista Sandro Antoniazzi, la lettura del Messaggio dell’Arcivescovo per la Veglia dei lavoratori da parte del decano don Roberto Gatti e dell’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci dal Vangelo secondo Giovanni (6,1-15), monsignor Faccendini ha proposto una breve riflessione sul modo in cui la solidarietà dei credenti dovrebbe esprimersi. Fra l’altro, riprendendo dei concetti già espressi dal cardinale Tettamanzi, ha sottolineato come sia necessario un cambiamento nello stile di vita e una scelta di sobrietà, per attuare una vera solidarietà.Sono seguite le testimonianze di: Claudio Malvestiti, titolare di un’azienda che per la prima volta, dopo 64 anni di attività, è stata costretta a ricorrere alla cassa integrazione; Mauro De Vecchi, dipendente e delegato sindacale della Metalli Preziosi, che ha espresso in tono emozionato l’esperienza propria e dei compagni di lavoro; Alessandra Cavallo, dipendente della “Nerviano Medical Sciences”, la quale ha auspicato che – in linea generale – la Chiesa e i cristiani siano portatori di una concezione dell’economia dove al centro ci sia non il profitto, ma la persona umana e la solidarietà con chi è nel bisogno.Nei giorni immediatamente successivi alla veglia i commenti positivi di chi vi ha partecipato sono un’ulteriore prova di come essa sia stata un momento di condivisione e preghiera autentici e profondi.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi