Quest'anno la festa dell'ottava domenica di Pasqua coincide con la conclusione del mese tradizionalmente dedicato alla Madonna. Monsignor Luigi Manganini, vicario per l'evangelizzazione e i sacramenti, sottolinea perciò il rilievo primario della solennità

Rosangela VEGETTI
Redazione

Il calendario impone quest’anno alcune variazioni alle consuetudini liturgiche e devozionali di parrocchie e comunità. Domenica 31 maggio la fine del mese mariano coincide con la Pentecoste che, ovviamente, deve essere di primario rilievo. Il che vuol dire che le grandi processioni con la statua della Madonna, i festeggiamenti di borgo e paese, devono lasciare il passo a momenti più familiari e sobri di chiusura del mese dedicato alla preghiera e alla riflessione su Maria, perché la Chiesa chiama tutte le comunità e tutti i fedeli a concentrarsi sulla solennità della discesa dello Spirito Santo.
«La Pentecoste è il momento conclusivo e più alto di tutto il cammino pasquale – spiega monsignor Luigi Manganini, vicario per l’evangelizzazione e i sacramenti della Diocesi -, per cui è giusto e opportuno che creatività e fantasia pastorale siano rivolte alla celebrazione vigiliare della Pentecoste, che già introduce alla solennità con la liturgia più ampia che comprende sei letture. Invito quindi e incoraggio i gruppi liturgici ad animare e a dare energia alle messe della vigilia e del giorno della solennità».
È vero che per molte comunità la processione del mese di maggio è una tradizione che richiama e coinvolge molte persone, ma per quest’anno conviene stare a fianco di Maria, con gli apostoli e i discepoli, per accogliere lo Spirito. Questo era l’invito che anche il cardinale Schuster raccomandava ai parroci del suo tempo, perché “sacrificassero” le devozioni tradizionali nei confronti dei santi e anche di Maria per festeggiare la Pentecoste. Il calendario impone quest’anno alcune variazioni alle consuetudini liturgiche e devozionali di parrocchie e comunità. Domenica 31 maggio la fine del mese mariano coincide con la Pentecoste che, ovviamente, deve essere di primario rilievo. Il che vuol dire che le grandi processioni con la statua della Madonna, i festeggiamenti di borgo e paese, devono lasciare il passo a momenti più familiari e sobri di chiusura del mese dedicato alla preghiera e alla riflessione su Maria, perché la Chiesa chiama tutte le comunità e tutti i fedeli a concentrarsi sulla solennità della discesa dello Spirito Santo.«La Pentecoste è il momento conclusivo e più alto di tutto il cammino pasquale – spiega monsignor Luigi Manganini, vicario per l’evangelizzazione e i sacramenti della Diocesi -, per cui è giusto e opportuno che creatività e fantasia pastorale siano rivolte alla celebrazione vigiliare della Pentecoste, che già introduce alla solennità con la liturgia più ampia che comprende sei letture. Invito quindi e incoraggio i gruppi liturgici ad animare e a dare energia alle messe della vigilia e del giorno della solennità».È vero che per molte comunità la processione del mese di maggio è una tradizione che richiama e coinvolge molte persone, ma per quest’anno conviene stare a fianco di Maria, con gli apostoli e i discepoli, per accogliere lo Spirito. Questo era l’invito che anche il cardinale Schuster raccomandava ai parroci del suo tempo, perché “sacrificassero” le devozioni tradizionali nei confronti dei santi e anche di Maria per festeggiare la Pentecoste.

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