Grande partecipazione delle comunità ambrosiane alla raccolta straordinaria di fondi del 19 aprile.�Parlano due parroci

Stefania CECCHETTI
Redazione

Quando si parla di solidarietà non c’è crisi che tenga. Nonostante una Quaresima, come da tradizione, all’insegna delle iniziative caritative, i fedeli ambrosiani hanno comunque accolto con entusiasmo l’invito dell’Arcivescovo a contribuire alla raccolta fondi promossa dalla Cei a favore delle popolazioni terremotate durante le messe di domenica 19 aprile.
«Il dramma dell’Abruzzo ha toccato il cuore degli italiani, probabilmente a causa della grande eco che la tragedia ha avuto sui media – sostiene don Renato Mariani, parroco della Natività di San Giovanni Battista a Melegnano -. Abbiamo aderito all’invito della Chiesa italiana e i parrocchiani hanno risposto molto bene. E questo nonostante in Quaresima avessimo già sostenuto due delle quattro iniziative proposte dall’Ufficio missionario: la costruzione di un asilo in Georgia e di una scuola di falegnameria per i ragazzi di strada del Congo. Oltre, naturalmente, al Fondo Famiglia-Lavoro raccomandato dall’Arcivescovo».
Un situazione analoga viene testimoniata da don Davide Caldirola, parroco della comunità pastorale San Gabriele Arcangelo-Santa Maria Beltrade, tra via Padova e viale Monza a Milano: «La nostra è una zona molto popolare. Ma nonostante questo i fedeli sono sempre generosi. Con l’Abruzzo, però, hanno davvero superato loro stessi: le offerte sono state molto più alte della media domenicale».
Ma a stupire don Davide non sono stati tanto i contributi versati, quanto il coinvolgimento della gente: «Già prima di domenica 19 aprile diversi parrocchiani mi avevano chiesto se avremmo fatto qualcosa per i terremotati. Quindi il bisogno di essere vicini agli abruzzesi era già vivo in molte persone». Tanto che molti, nei giorni successivi, hanno chiesto come fare di più: «Ho preso contatti con la Caritas – spiega don Davide -, a cui sto indirizzando tutti quelli che mi chiedono come rendersi utili».
Circa i motivi di tanta partecipazione, don Davide pensa all’impatto emotivo amplificato dai media, ma non solo: «Tanti mi hanno detto di essersi commossi davanti alla tv. Ma penso che abbia contato molto anche la vicinanza: al contrario dello tsunami, stavolta il dramma è alle porte di casa nostra, tocca luoghi e magari anche persone conosciute. E in tempi di crisi una tragedia del genere aiuta anche a ridimensionare le pur giuste preoccupazioni di tutti i giorni». Quando si parla di solidarietà non c’è crisi che tenga. Nonostante una Quaresima, come da tradizione, all’insegna delle iniziative caritative, i fedeli ambrosiani hanno comunque accolto con entusiasmo l’invito dell’Arcivescovo a contribuire alla raccolta fondi promossa dalla Cei a favore delle popolazioni terremotate durante le messe di domenica 19 aprile.«Il dramma dell’Abruzzo ha toccato il cuore degli italiani, probabilmente a causa della grande eco che la tragedia ha avuto sui media – sostiene don Renato Mariani, parroco della Natività di San Giovanni Battista a Melegnano -. Abbiamo aderito all’invito della Chiesa italiana e i parrocchiani hanno risposto molto bene. E questo nonostante in Quaresima avessimo già sostenuto due delle quattro iniziative proposte dall’Ufficio missionario: la costruzione di un asilo in Georgia e di una scuola di falegnameria per i ragazzi di strada del Congo. Oltre, naturalmente, al Fondo Famiglia-Lavoro raccomandato dall’Arcivescovo».Un situazione analoga viene testimoniata da don Davide Caldirola, parroco della comunità pastorale San Gabriele Arcangelo-Santa Maria Beltrade, tra via Padova e viale Monza a Milano: «La nostra è una zona molto popolare. Ma nonostante questo i fedeli sono sempre generosi. Con l’Abruzzo, però, hanno davvero superato loro stessi: le offerte sono state molto più alte della media domenicale».Ma a stupire don Davide non sono stati tanto i contributi versati, quanto il coinvolgimento della gente: «Già prima di domenica 19 aprile diversi parrocchiani mi avevano chiesto se avremmo fatto qualcosa per i terremotati. Quindi il bisogno di essere vicini agli abruzzesi era già vivo in molte persone». Tanto che molti, nei giorni successivi, hanno chiesto come fare di più: «Ho preso contatti con la Caritas – spiega don Davide -, a cui sto indirizzando tutti quelli che mi chiedono come rendersi utili».Circa i motivi di tanta partecipazione, don Davide pensa all’impatto emotivo amplificato dai media, ma non solo: «Tanti mi hanno detto di essersi commossi davanti alla tv. Ma penso che abbia contato molto anche la vicinanza: al contrario dello tsunami, stavolta il dramma è alle porte di casa nostra, tocca luoghi e magari anche persone conosciute. E in tempi di crisi una tragedia del genere aiuta anche a ridimensionare le pur giuste preoccupazioni di tutti i giorni».

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