Le parole dell'Arcivescovo a Danzica, nella celebrazione della messa che ha aperto le Prime giornate sociali cattoliche per l'Europa: «Nel cammino verso l'unità occorre una robusta opera educativa ai valori morali e spirituali, anzi ai valori propriamente religiosi» -


Redazione

La solidarietà «che impegna tutti a un protagonismo attivo e responsabile verso gli altri» è «la miglior cura alla crisi economico-finanziaria che l’Europa e il mondo stanno subendo, è l’antidoto a ogni futura crisi». Lo ha detto ieri sera il cardinale Dionigi Tettamanzi, nell’omelia della messa che ha aperto le Giornate sociali cattoliche per l’Europa su “Solidarietà, la sfida per l’Europa”, promosse fino all’11 ottobre a Danzica dalla Commissione degli episcopati della Comunità europea. La solidarietà «che impegna tutti a un protagonismo attivo e responsabile verso gli altri» è «la miglior cura alla crisi economico-finanziaria che l’Europa e il mondo stanno subendo, è l’antidoto a ogni futura crisi». Lo ha detto ieri sera il cardinale Dionigi Tettamanzi, nell’omelia della messa che ha aperto le Giornate sociali cattoliche per l’Europa su “Solidarietà, la sfida per l’Europa”, promosse fino all’11 ottobre a Danzica dalla Commissione degli episcopati della Comunità europea. La «solidarietà di fatto» «Un compito grandioso sta oggi davanti a noi, ai 27 Paesi dell’Unione Europea e ai loro 500 milioni di cittadini: riprendere e proseguire il cammino verso un’Europa solidale, all’interno e a favore di un mondo solidale; un’Europa capace di sognare, progettare e costruire una solidarietà sempre più ampia» ha affermato l’Arcivescovo. «Nel cammino europeo verso l’unità e la solidarietà – ha avvertito – è richiesto l’impiego generoso di tutte le forze umane, sociali, economiche, politiche, culturali. Ma non basta: occorre una robusta opera educativa ai valori morali e spirituali, anzi ai valori propriamente religiosi». In questo percorso, «siamo tutti convinti che al profetismo delle parole deve corrispondere il profetismo dei fatti».Di qui il valore della «solidarietà di fatto» auspicata nel 1950 da Robert Schuman. Richiamando la sua Dichiarazione del 9 maggio 1950 («l’Europa non potrà farsi in una sola volta né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto»), considerata una pietra miliare del processo di unificazione europea, il cardinale Tettamanzi ha definito «davvero significativa e stimolante l’espressione “solidarietà di fatto”, perché rimanda a una solidarietà che non può esaurirsi nelle intenzioni e nei sentimenti, ma deve esprimersi nella concretezza del vissuto quotidiano». «Non basta qualche gesto magari generoso, ma isolato – è il monito dell’Arcivescovo -; occorre piuttosto uno stile complessivo di vita plasmato dalla logica dell’apertura e dell’accoglienza». Una forza «propriamente politica» «La vera solidarietà – ha proseguito il cardinale Tettamanzi – non è un ideale astratto», ma «un appello personale e ineludibile ad “alzarsi” in prima persona, a farsi carico del bisogno altrui, a dare del proprio in termini materiali e ancor più di operosità e partecipazione umane». Secondo l’Arcivescovo, «nel perseguire e diffondersi della prassi della solidarietà si sprigiona una forza tipicamente sociale, anzi propriamente politica, che impegna tutti a un protagonismo attivo e responsabile verso gli altri per uno sviluppo umano integrale».«Solidarietà ed etica sono imprescindibili l’una dall’altra. La solidarietà deve sapersi muovere nella complessità dei cambiamenti e dalle difficoltà d’oggi. E l’etica è lo strumento per questo discernimento». Per il Cardinale, dunque, «solidarietà e etica insieme» ci condurranno «all’uscita dalla crisi» perché «non c’è futuro senza solidarietà». Questa è la sfida «che attende l’Europa dell’immediato futuro, alla quale vogliamo guardare nel segno della speranza cristiana». –

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