La Settimana Santa nella tradizione ambrosiana è chiamata "autentica", a indicare che�è la più vera e la più santa di tutto l'anno liturgico. Ne proponiamo una lettura alla luce del nuovo Lezionario ambrosiano

Claudio MAGNOLI Segretario Congregazione del Rito ambrosiano
Redazione

La settimana Autentica e Santa è, come dice il suo nome, la più vera e la più santa di tutto l’anno liturgico, perché unisce strettamente l’ultima parte del cammino quaresimale con la solenne celebrazione del Triduo pasquale. Essa si apre con il ricordo dell’ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme e con il segno dell’unzione di Betania (domenica delle Palme), prosegue con le prefigurazioni antiche e le premonizioni prossime della passione (primi tre giorni feriali) e si compie nella celebrazione unitaria della passione del Signore e della sua beata risurrezione (Triduo pasquale).
L’unità celebrativa del Triduo prevede poi al suo interno: la celebrazione vespertina “nella cena del Signore” (sera del Giovedì Santo); la celebrazione della passione del Signore (pomeriggio / sera del Venerdì Santo), completata dalla celebrazione vespertina “nella deposizione del Signore”; la Veglia pasquale (sera / notte del Sabato Santo), dalla quale procedono tutte le messe di Pasqua. Ad essi si affiancano alcune liturgie facoltative, come la celebrazione pubblica dell’ufficio delle letture del Venerdì Santo, con la lettura, scandita in tre momenti, di una o più “Passioni” (secondo Marco, Luca e Giovanni), e la liturgia della parola del sabato santo mattino. In questo itinerario di giorni autentici e santi, nei quali lo Sposo Cristo è sottratto alla Chiesa Sposa per esserle ridonato nella gloria sfolgorante della sua risurrezione, i fedeli sono chiamati a contemplare il volto dell’Amato con più intenso ascolto della Parola e più viva partecipazione alla preghiera liturgica, senza timore di sprecare «l’unguento prezioso» (cfr. Gv 12, 3) del proprio tempo. La settimana Autentica e Santa è, come dice il suo nome, la più vera e la più santa di tutto l’anno liturgico, perché unisce strettamente l’ultima parte del cammino quaresimale con la solenne celebrazione del Triduo pasquale. Essa si apre con il ricordo dell’ingresso messianico di Gesù in Gerusalemme e con il segno dell’unzione di Betania (domenica delle Palme), prosegue con le prefigurazioni antiche e le premonizioni prossime della passione (primi tre giorni feriali) e si compie nella celebrazione unitaria della passione del Signore e della sua beata risurrezione (Triduo pasquale).L’unità celebrativa del Triduo prevede poi al suo interno: la celebrazione vespertina “nella cena del Signore” (sera del Giovedì Santo); la celebrazione della passione del Signore (pomeriggio / sera del Venerdì Santo), completata dalla celebrazione vespertina “nella deposizione del Signore”; la Veglia pasquale (sera / notte del Sabato Santo), dalla quale procedono tutte le messe di Pasqua. Ad essi si affiancano alcune liturgie facoltative, come la celebrazione pubblica dell’ufficio delle letture del Venerdì Santo, con la lettura, scandita in tre momenti, di una o più “Passioni” (secondo Marco, Luca e Giovanni), e la liturgia della parola del sabato santo mattino. In questo itinerario di giorni autentici e santi, nei quali lo Sposo Cristo è sottratto alla Chiesa Sposa per esserle ridonato nella gloria sfolgorante della sua risurrezione, i fedeli sono chiamati a contemplare il volto dell’Amato con più intenso ascolto della Parola e più viva partecipazione alla preghiera liturgica, senza timore di sprecare «l’unguento prezioso» (cfr. Gv 12, 3) del proprio tempo. Il Lezionario Il Vangelo del lunedì «richiama la tensione spirituale con cui la Sposa deve muovere verso il suo Signore (Lc 21, 34-36). Il Vangelo del martedì narra la decisione del Sinedrio di arrestare Gesù per metterlo a morte (Mt 26, 1-5). Al mercoledì è prevista la pericope dell’accordo di Giuda con i sommi sacerdoti per la consegna di Gesù (Mt 26, 14-16). A questi Vangeli si associano alcune pagine dei libri di Giobbe e Tobia, libri che in ambito ambrosiano hanno una speciale relazione con la celebrazione della Pasqua. Le pagine di Giobbe delineano, in ambedue i cicli (anno I e II), la tipologia cristologica dell’uomo giusto, colpito dal male, ma giustificato da Dio. Quelle di Tobia si differenziano così: «Nell’anno I, attraverso la vicenda sponsale di Sara e Tobia, è adombrata l’unione del Cristo con la Chiesa; nell’anno II, tramite il personaggio di Tobi è offerta una nuova figura tipologica del giusto sofferente, che Dio ristabilisce in una pienezza di vita». La solenne celebrazione del Giovedì Santo si apre con la lettura vigiliare del libro di Giona, già consuetudinaria ai tempi di Ambrogio. L’Epistola narra l’istituzione dell’eucaristia per la Chiesa (1Cor 11, 20-34). Il Vangelo avvia l’ascolto della Passione secondo Matteo che marcherà le diverse celebrazioni del Triduo fino alla Veglia pasquale. Nella celebrazione della Passione del Signore del Venerdì Santo la Passione secondo Matteo è preceduta da due pagine profetiche di Isaia – il terzo e il quarto carme del Servo del Signore -, nelle quali è prefigurata l’immagine del Messia sofferente. Durante la Veglia pasquale si dispiega un ascolto straordinario della Parola: sei letture vigiliari veterotestamentarie, tramite le quali si sviluppa un’organica meditazione sul mistero pasquale e tre letture neotestamentarie. Le prime tre letture vigiliari riflettono l’antica meditazione ebraica sulla Pasqua quale ricapitolazione della storia della salvezza; le altre tre avviano una comprensione pasquale del battesimo. Le tre letture neotestamentarie, con al vertice Mt 28, 1-7 (l’angelo annuncia la risurrezione a Maria di Màgdala e all’altra Maria), insistono concordemente sulla piena verità storica e salvifica della risurrezione del Signore.

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