Sul tema al centro della lettera dei Vescovi lombardi, la testimonianza di Maria Grazia Crippa, impegnata con il marito nella Pastorale familiare della parrocchia Quattro Evangelisti a Milano

di Luisa BOVE
Redazione

Da una decina d’anni Maria Grazia Crippa e suo marito Sandro sono impegnati nella Pastorale familiare della parrocchia Quattro Evangelisti a Milano. Si sono occupati dei cammini di preparazione al matrimonio per le giovani coppie, dei genitori che chiedono il battesimo per i loro figli e – in via straordinaria – anche del percorso di fede di un catecumeno. Storie e situazioni molto diverse tra loro, ma accomunate da una domanda più o meno esplicita di avvicinamento alla Chiesa. Maria Grazia, che in questi giorni sta leggendo il testo pubblicato dai Vescovi lombardi (La sfida della fede: il primo annuncio), “si ritrova” in quelle pagine, nei “casi” che le è capitato di seguire, di un “bisogno” da parte delle famiglie, nei confronti dei figli o verso se stessi. «L’accompagnamento del catecumeno è stata una novità, noi non avevamo nessuna esperienza – spiega la donna -, ma lavorando già con i fidanzati e le giovani coppie, quando c’è stata la necessità il parroco lo ha chiesto a noi». E così tre anni fa hanno conosciuto José, originario di Santo Domingo, sposato e approdato a Milano nella parrocchia dei Quattro Evangelisti: «Quando è arrivato ha voluto avvicinarsi alla Chiesa e abbiamo fatto con lui un cammino di due anni, poi ha ricevuto il battesimo».
La lunga esperienza con le coppie di fidanzati è ben diversa. «Ci sono quelli che si avvicinano partendo da “zero”, magari sono stati in chiesa l’ultima volta per partecipare a un funerale, ma non hanno nessuna conoscenza e pratica di fede», racconta la catechista. Tra i futuri sposi non mancano quelli che frequentano la comunità e partecipano alla messa, «ma sono pochi». Qualche volta nei fidanzati «non c’è una richiesta esplicita di matrimonio cristiano, l’idea che hanno è di sposarsi in chiesa per tradizione». E tuttavia i coniugi Crippa sono «molto ottimisti di fronte ai ragazzi che fanno questa scelta, perché in fondo non sono obbligati. Poi naturalmente spieghiamo che non si tratta di una scelta del momento, ma di una vita». Questo a volte spaventa i giovani di oggi, che si chiedono se saranno in grado, anche il “per sempre” fa paura, «esula dalla loro idea, anche di matrimonio, perché quando arrivano al gruppo pensano che se il loro rapporto non “dura” si possono sempre lasciare. Invece, nonostante questa sia la prassi quotidiana, se ci credono non può essere così».
Ora i Crippa si occupano anche del cammino pre e post battesimale promosso dalla parrocchia. Il sacerdote incontra per primo le famiglie che chiedono il battesimo per i figli, «poi andiamo noi – spiega Maria Grazia -. Anche qui troviamo situazioni disparate, di solito sono coppie non regolari, conviventi, con poche idee in testa e un po’ di confusione. Ma ai genitori fa molto piacere che qualcuno si interessi a loro, anche se a noi sembra un’esagerazione andare in casa perché in fondo non ci conosciamo, invece sono contenti di essere accolti nella comunità». E conclude: «Anche di fronte a questi genitori restiamo stupiti, perché nessuno li obbliga a battezzare i figli. Noi insistiamo molto con i papà su alcuni segni, come quello di accendere la candela al cero pasquale durante la celebrazione, perché indica l’impegno di accompagnare il figlio sulla via della luce, verso Gesù. In quel momento sono sempre molto commossi ed emozionati». Da una decina d’anni Maria Grazia Crippa e suo marito Sandro sono impegnati nella Pastorale familiare della parrocchia Quattro Evangelisti a Milano. Si sono occupati dei cammini di preparazione al matrimonio per le giovani coppie, dei genitori che chiedono il battesimo per i loro figli e – in via straordinaria – anche del percorso di fede di un catecumeno. Storie e situazioni molto diverse tra loro, ma accomunate da una domanda più o meno esplicita di avvicinamento alla Chiesa. Maria Grazia, che in questi giorni sta leggendo il testo pubblicato dai Vescovi lombardi (La sfida della fede: il primo annuncio), “si ritrova” in quelle pagine, nei “casi” che le è capitato di seguire, di un “bisogno” da parte delle famiglie, nei confronti dei figli o verso se stessi. «L’accompagnamento del catecumeno è stata una novità, noi non avevamo nessuna esperienza – spiega la donna -, ma lavorando già con i fidanzati e le giovani coppie, quando c’è stata la necessità il parroco lo ha chiesto a noi». E così tre anni fa hanno conosciuto José, originario di Santo Domingo, sposato e approdato a Milano nella parrocchia dei Quattro Evangelisti: «Quando è arrivato ha voluto avvicinarsi alla Chiesa e abbiamo fatto con lui un cammino di due anni, poi ha ricevuto il battesimo».La lunga esperienza con le coppie di fidanzati è ben diversa. «Ci sono quelli che si avvicinano partendo da “zero”, magari sono stati in chiesa l’ultima volta per partecipare a un funerale, ma non hanno nessuna conoscenza e pratica di fede», racconta la catechista. Tra i futuri sposi non mancano quelli che frequentano la comunità e partecipano alla messa, «ma sono pochi». Qualche volta nei fidanzati «non c’è una richiesta esplicita di matrimonio cristiano, l’idea che hanno è di sposarsi in chiesa per tradizione». E tuttavia i coniugi Crippa sono «molto ottimisti di fronte ai ragazzi che fanno questa scelta, perché in fondo non sono obbligati. Poi naturalmente spieghiamo che non si tratta di una scelta del momento, ma di una vita». Questo a volte spaventa i giovani di oggi, che si chiedono se saranno in grado, anche il “per sempre” fa paura, «esula dalla loro idea, anche di matrimonio, perché quando arrivano al gruppo pensano che se il loro rapporto non “dura” si possono sempre lasciare. Invece, nonostante questa sia la prassi quotidiana, se ci credono non può essere così».Ora i Crippa si occupano anche del cammino pre e post battesimale promosso dalla parrocchia. Il sacerdote incontra per primo le famiglie che chiedono il battesimo per i figli, «poi andiamo noi – spiega Maria Grazia -. Anche qui troviamo situazioni disparate, di solito sono coppie non regolari, conviventi, con poche idee in testa e un po’ di confusione. Ma ai genitori fa molto piacere che qualcuno si interessi a loro, anche se a noi sembra un’esagerazione andare in casa perché in fondo non ci conosciamo, invece sono contenti di essere accolti nella comunità». E conclude: «Anche di fronte a questi genitori restiamo stupiti, perché nessuno li obbliga a battezzare i figli. Noi insistiamo molto con i papà su alcuni segni, come quello di accendere la candela al cero pasquale durante la celebrazione, perché indica l’impegno di accompagnare il figlio sulla via della luce, verso Gesù. In quel momento sono sempre molto commossi ed emozionati».

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