Consumato da un male implacabile, è scomparso stamane a 57 anni. Professore di Sociologia del lavoro alla Cattolica e presidente diocesano dell'Ac dal 1992 al 1998, era apprezzato per i suoi molteplici servizi culturali ed ecclesiali volti alla crescita del laicato cattolico.�Tra i suoi contributi, occorre ricordare�gli annuali "Rapporti sulla città" di Milano

Franco MONACO
Redazione

Eugenio Zucchetti è stato (è e sarà per sempre nel mistero della vita eterna) una bella persona. Sì, una bella persona. Non trovo espressione più appropriata per definirlo. Certo, egli è stato uno stimato studioso dei problemi sociali e del lavoro, un bravo professore universitario, un laico autorevole che ha avuto responsabilità di primo piano nel laicato ambrosiano. Una persona che ha fatto strada, che si è fatto da sé, al prezzo di grandi sacrifici suoi e della sua famiglia.
Ma Eugenio è stato soprattutto un uomo semplice, buono, trasparente, pulito. Anche un uomo schietto, che non conosceva l’opportunismo e mal sopportava l’ipocrisia. Un uomo libero, ma mite. Uno cui non si poteva che voler bene perché, manifestamente, non sapeva fare del male ad alcuno. È stato perciò un figlio, un fratello, un marito, un padre esemplare. Nel tempo della sua vita, nel tempo duro e da ultimo straziante della sua malattia, affrontata con serenità e coraggio genuinamente cristiani. E ancora esemplare è stato nella morte, che resta una tragedia misteriosa, a rischiarare la quale non bastano le parole umane e che mette a dura prova le stesse parole della fede. Ma se potessimo scegliere noi come morire, vorremmo farlo come è morto Eugenio, circondato dai suoi cari che non hanno mai smesso di tenergli la mano. Memori di una pagina recente sulla morte nella quale il suo amato cardinale Martini, che gli è stato vicino nella malattia, confida che così gli piacerebbe morire.
La morte cristiana è morte familiare, è morte in comunità. Eugenio, accompagnato dalla sua famiglia, il bene cui teneva più di ogni altro, ha regalato a se stesso e a noi questa estrema testimonianza di una morte cristiana. Dopo averci fatto dono in vita, per molti anni, dei suoi talenti davvero rari di intelligenza e di cuore.
Dunque una bella persona, una bella vita, anche se prematuramente spezzata, una bella morte, se così si può dire, pur nello strazio della sofferenza. Dobbiamo dire grazie a lui e a Dio per avercelo concesso, anche se resta senza risposta la domanda del perché ci abbia privato di lui nel pieno della vita, quando ancora la sua famiglia, la sua università, la sua Chiesa ne avevano bisogno. Eugenio Zucchetti è stato (è e sarà per sempre nel mistero della vita eterna) una bella persona. Sì, una bella persona. Non trovo espressione più appropriata per definirlo. Certo, egli è stato uno stimato studioso dei problemi sociali e del lavoro, un bravo professore universitario, un laico autorevole che ha avuto responsabilità di primo piano nel laicato ambrosiano. Una persona che ha fatto strada, che si è fatto da sé, al prezzo di grandi sacrifici suoi e della sua famiglia.Ma Eugenio è stato soprattutto un uomo semplice, buono, trasparente, pulito. Anche un uomo schietto, che non conosceva l’opportunismo e mal sopportava l’ipocrisia. Un uomo libero, ma mite. Uno cui non si poteva che voler bene perché, manifestamente, non sapeva fare del male ad alcuno. È stato perciò un figlio, un fratello, un marito, un padre esemplare. Nel tempo della sua vita, nel tempo duro e da ultimo straziante della sua malattia, affrontata con serenità e coraggio genuinamente cristiani. E ancora esemplare è stato nella morte, che resta una tragedia misteriosa, a rischiarare la quale non bastano le parole umane e che mette a dura prova le stesse parole della fede. Ma se potessimo scegliere noi come morire, vorremmo farlo come è morto Eugenio, circondato dai suoi cari che non hanno mai smesso di tenergli la mano. Memori di una pagina recente sulla morte nella quale il suo amato cardinale Martini, che gli è stato vicino nella malattia, confida che così gli piacerebbe morire.La morte cristiana è morte familiare, è morte in comunità. Eugenio, accompagnato dalla sua famiglia, il bene cui teneva più di ogni altro, ha regalato a se stesso e a noi questa estrema testimonianza di una morte cristiana. Dopo averci fatto dono in vita, per molti anni, dei suoi talenti davvero rari di intelligenza e di cuore.Dunque una bella persona, una bella vita, anche se prematuramente spezzata, una bella morte, se così si può dire, pur nello strazio della sofferenza. Dobbiamo dire grazie a lui e a Dio per avercelo concesso, anche se resta senza risposta la domanda del perché ci abbia privato di lui nel pieno della vita, quando ancora la sua famiglia, la sua università, la sua Chiesa ne avevano bisogno.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi