Bruno Vanetti lavorava con il padre all'aeroporto di Bresso, poi ha cercato altre occupazioni fino ad approdare ai Santi Nazaro e Celso -

Luisa BOVE
Redazione

Bruno Vanetti ha imparato il mestiere sul «campo». Non immaginava che un giorno avrebbe fatto il sacrestano. Lavorava con suo padre presso l’aeroporto di Bresso, «poi la ditta si è disgregata». I primi tempi si è dovuto arrangiare con «lavori saltuari» e senza mai essere messo in regola. Era già sposato e viveva con sua moglie insieme ai genitori. Poi un giorno suo padre lo ha convinto ad andare a parlare dal parroco. È stata la sua fortuna, perché don Giuseppe Huonder della parrocchia Santi Nazaro e Celso stava cercando un nuovo sacrista per sostituire quello da poco in pensione. «Quando sono andato da lui – racconta Vanetti – mi ha offerto questo lavoro e siccome ero già sposato ha voluto che se ne parlasse insieme a mia moglie e ai miei genitori». Prima di accettare, gli aveva detto il parroco, «è bene che la tua famiglia sia al corrente, perché si tratta di un lavoro particolare». Sia per gli orari, aveva spiegato don Giuseppe al signor Bruno, sia perché durante le feste si lavora sempre. Dopo un incontro tutti insieme «ho accettato e da allora sono qui», dice Vanetti. Ha iniziato a fare il sacrestano nel dicembre 1994, in uno dei periodi dell’anno (liturgico) più impegnativi. «A Natale sono 15 anni – dice con soddisfazione -, non posso dire di sentirmi portato, ma mi trovo benissimo». Occuparsi di «cose liturgiche» per lui è stata «una novità assoluta, ma affrontata con tranquillità». Anche il rapporto con i parrocchiani «è ottimo» e oggi chi mette piede nella chiesa Santi Nazaro e Celso a Bresso sa di trovarlo e di essere ascoltato. «Ho a che fare con gente molto diversa, con necessità ed esperienze differenti – racconta il sacrestano – e bisogna riuscire a trattare con tutti. Comunque mi sono inserito bene, mi sono sentito voluto bene sia dal parroco precedente che da quello attuale (don Angelo Zorloni, ndr) che è arrivato quattro anni fa e senza problemi ha mantenuto il rapporto di lavoro con me».
Vanetti, che oggi ha 54 anni, vive ancora nella stessa abitazione (vicinissima alla parrocchia) con la moglie e i due figli di 10 e 13 anni, mentre i locali della casa parrocchiale a lui destinati sono utilizzati per altri scopi pastorali.
Per Bruno quello di sacrestano è un lavoro nato quasi per caso, ma assicura che «nella mia famiglia ci sono state persone molto vicine alla Chiesa: catechisti, cantori, impegnati nel servizio liturgico…». Poi ha scoperto che anche da parte di sua moglie «c’era uno zio nel tempio di Pompei che ho conosciuto personalmente». Bruno Vanetti ha imparato il mestiere sul «campo». Non immaginava che un giorno avrebbe fatto il sacrestano. Lavorava con suo padre presso l’aeroporto di Bresso, «poi la ditta si è disgregata». I primi tempi si è dovuto arrangiare con «lavori saltuari» e senza mai essere messo in regola. Era già sposato e viveva con sua moglie insieme ai genitori. Poi un giorno suo padre lo ha convinto ad andare a parlare dal parroco. È stata la sua fortuna, perché don Giuseppe Huonder della parrocchia Santi Nazaro e Celso stava cercando un nuovo sacrista per sostituire quello da poco in pensione. «Quando sono andato da lui – racconta Vanetti – mi ha offerto questo lavoro e siccome ero già sposato ha voluto che se ne parlasse insieme a mia moglie e ai miei genitori». Prima di accettare, gli aveva detto il parroco, «è bene che la tua famiglia sia al corrente, perché si tratta di un lavoro particolare». Sia per gli orari, aveva spiegato don Giuseppe al signor Bruno, sia perché durante le feste si lavora sempre. Dopo un incontro tutti insieme «ho accettato e da allora sono qui», dice Vanetti. Ha iniziato a fare il sacrestano nel dicembre 1994, in uno dei periodi dell’anno (liturgico) più impegnativi. «A Natale sono 15 anni – dice con soddisfazione -, non posso dire di sentirmi portato, ma mi trovo benissimo». Occuparsi di «cose liturgiche» per lui è stata «una novità assoluta, ma affrontata con tranquillità». Anche il rapporto con i parrocchiani «è ottimo» e oggi chi mette piede nella chiesa Santi Nazaro e Celso a Bresso sa di trovarlo e di essere ascoltato. «Ho a che fare con gente molto diversa, con necessità ed esperienze differenti – racconta il sacrestano – e bisogna riuscire a trattare con tutti. Comunque mi sono inserito bene, mi sono sentito voluto bene sia dal parroco precedente che da quello attuale (don Angelo Zorloni, ndr) che è arrivato quattro anni fa e senza problemi ha mantenuto il rapporto di lavoro con me».Vanetti, che oggi ha 54 anni, vive ancora nella stessa abitazione (vicinissima alla parrocchia) con la moglie e i due figli di 10 e 13 anni, mentre i locali della casa parrocchiale a lui destinati sono utilizzati per altri scopi pastorali.Per Bruno quello di sacrestano è un lavoro nato quasi per caso, ma assicura che «nella mia famiglia ci sono state persone molto vicine alla Chiesa: catechisti, cantori, impegnati nel servizio liturgico…». Poi ha scoperto che anche da parte di sua moglie «c’era uno zio nel tempio di Pompei che ho conosciuto personalmente».

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