«Era molto amabile. Ha incarnato, con la sua intelligente e acuta mitezza, il servo buono del Vangelo»

di Stefania CECCHETTI
Redazione

Sono due ricordi molto personali di mons. Libero Tresoldi, quelli che ci consegna mons. Erminio De Scalzi, abate di Sant’Ambrogio e vicario episcopale della città di Milano: «Quando, negli anni Settanta, fui nominato assistente di Azione Cattolica, fu lui ad accogliermi, perché in quel periodo era delegato arcivescovile per tutta l’Ac. E più tardi, quando divenni abate succedendo a mons. Verzelleri, che aveva a sua volta raccolto il testimone da lui, si divertì a dire che era diventato mio “nonno”. Ora che entrambi non ci sono più, sono rimasto solo a raccogliere questa eredità».
Della persona, mons. De Scalzi ricorda soprattutto l’amabilità: «Mons. Tresoldi era molto umano. Ha saputo incarnare, con la sua intelligente e acuta mitezza, il servo buono e fedele del Vangelo. Io credo che, oggi in modo particolare, ci sia molto bisogno di imparare dalla sua dolcezza, dalla sua capacità di ascoltare e accogliere tutti con uno sguardo buono».
Mons. De Scalzi sottolinea come mons. Tresoldi abbia servito la Chiesa ambrosiana nell’obbedienza a cinque arcivescovi: Schuster, Montini, Colombo, Martini e Tettamanzi. Tutti accomunati da una profonda fiducia in lui: «Fu chiamato a incarichi sempre più impegnativi. Come vicario della città, riservò un servizio di amore speciale per Milano in un’epoca abbastanza difficile, nel pieno degli anni Settanta».
Ecco un brano tratto dal suo discorso di ingresso come abate, che mons. De Scalzi ha riletto proprio in occasione della recente scomparsa: «Vogliamo dimostrare che è possibile, anche in questa nostra città, costruire una comunità cristiana dove le persone, conoscendo e amando Cristo Signore, si conoscano e si amino, si aiutino reciprocamente, ponendo a disposizione degli altri le proprie capacità, ritrovino fiducia nella fecondità del messaggio evangelico in ordine a un vero progresso umano e rafforzino il coraggio per testimoniare la grande novità dell’amore di Dio per gli uomini».
Una dichiarazione importante, che sottolinea come Tresoldi credesse, in piena sintonia con quello che avrebbe detto poi il cardinale Martini, che anche nella scristianizzata Milano fosse possibile costruire concretamente la comunità. Un compito di tutti: dei sacerdoti, ma anche dei laici. Perché, rileva ancora mons. De Scalzi, «Tresoldi fu un difensore appassionato del ruolo dei laici nella Chiesa. Non a caso il suo ministero più lungo fu proprio nella formazione laici, in particolare all’interno dell’Azione cattolica».
Infine, mons. De Scalzi ricorda il grande amore di mons. Tresoldi per la basilica: «Quando la lasciò per diventare vescovo di Crema, la affidò con calore ai parrocchiani, raccomandandosi che facessero di tutto per conservarla così bella. Un richiamo che rivolse anche a tutti i cittadini, perché Sant’Ambrogio è la chiesa che custodisce le nostre radici ambrosiane». Sono due ricordi molto personali di mons. Libero Tresoldi, quelli che ci consegna mons. Erminio De Scalzi, abate di Sant’Ambrogio e vicario episcopale della città di Milano: «Quando, negli anni Settanta, fui nominato assistente di Azione Cattolica, fu lui ad accogliermi, perché in quel periodo era delegato arcivescovile per tutta l’Ac. E più tardi, quando divenni abate succedendo a mons. Verzelleri, che aveva a sua volta raccolto il testimone da lui, si divertì a dire che era diventato mio “nonno”. Ora che entrambi non ci sono più, sono rimasto solo a raccogliere questa eredità».Della persona, mons. De Scalzi ricorda soprattutto l’amabilità: «Mons. Tresoldi era molto umano. Ha saputo incarnare, con la sua intelligente e acuta mitezza, il servo buono e fedele del Vangelo. Io credo che, oggi in modo particolare, ci sia molto bisogno di imparare dalla sua dolcezza, dalla sua capacità di ascoltare e accogliere tutti con uno sguardo buono».Mons. De Scalzi sottolinea come mons. Tresoldi abbia servito la Chiesa ambrosiana nell’obbedienza a cinque arcivescovi: Schuster, Montini, Colombo, Martini e Tettamanzi. Tutti accomunati da una profonda fiducia in lui: «Fu chiamato a incarichi sempre più impegnativi. Come vicario della città, riservò un servizio di amore speciale per Milano in un’epoca abbastanza difficile, nel pieno degli anni Settanta».Ecco un brano tratto dal suo discorso di ingresso come abate, che mons. De Scalzi ha riletto proprio in occasione della recente scomparsa: «Vogliamo dimostrare che è possibile, anche in questa nostra città, costruire una comunità cristiana dove le persone, conoscendo e amando Cristo Signore, si conoscano e si amino, si aiutino reciprocamente, ponendo a disposizione degli altri le proprie capacità, ritrovino fiducia nella fecondità del messaggio evangelico in ordine a un vero progresso umano e rafforzino il coraggio per testimoniare la grande novità dell’amore di Dio per gli uomini».Una dichiarazione importante, che sottolinea come Tresoldi credesse, in piena sintonia con quello che avrebbe detto poi il cardinale Martini, che anche nella scristianizzata Milano fosse possibile costruire concretamente la comunità. Un compito di tutti: dei sacerdoti, ma anche dei laici. Perché, rileva ancora mons. De Scalzi, «Tresoldi fu un difensore appassionato del ruolo dei laici nella Chiesa. Non a caso il suo ministero più lungo fu proprio nella formazione laici, in particolare all’interno dell’Azione cattolica».Infine, mons. De Scalzi ricorda il grande amore di mons. Tresoldi per la basilica: «Quando la lasciò per diventare vescovo di Crema, la affidò con calore ai parrocchiani, raccomandandosi che facessero di tutto per conservarla così bella. Un richiamo che rivolse anche a tutti i cittadini, perché Sant’Ambrogio è la chiesa che custodisce le nostre radici ambrosiane».

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