"Condannati a mentire": una serie di incontri per promuovere una riflessione sulla bugia

Ylenia SPINELLI
Redazione

Per aiutare a interpretare l’attuale mondo giovanile, da alcuni anni la comunità del Seminario di San Pietro Martire a Seveso organizza, nel mese di maggio, un ciclo di incontri di cultura e spiritualità. Niente di accademico, si intende, ma un’attenta riflessione su alcuni temi culturali oggi rilevanti può diventare per molti giovani un’occasione di approfondimento spirituale, capace di risvegliare le migliori energie per una risposta sincera e generosa all’appello del Vangelo.
Dopo aver affrontato il tema del desiderio, del dono, della felicità, dell’amicizia, della paura e dell’ascolto, quest’anno don Gildo Conti, docente di Filosofia, don Enrico Parolari, consulente psicologico del Seminario, e don Davide D’Alessio, professore di Teologia fondamentale, tratteranno il tema della bugia. “Condannati a mentire” è infatti il titolo di questo nuovo ciclo di incontri, che, di volta in volta, ogni relatore svolgerà con un approccio ora antropologico, ora psicologico, ora più teologico.
La bugia, nell’immaginario collettivo, ha assunto il volto spensierato e sbarazzino di Pinocchio. La storia narrata da Collodi racconta di un naso che segnala la verità nascosta per educare il giovane lettore a considerare inaccettabile anche la menzogna. Ma è possibile evitare di mentire? La risposta, purtroppo, sembra essere no, perché la società in cui viviamo ci porta a mentire anche sui fatti che sono conosciuti da tutti e quindi facilmente verificabili, come sosteneva la filosofa tedesca Hanna Arendt.
Don Gildo Conti, nel primo incontro, sottotitolato “La maschera e i giochi di società”, cercherà di spiegare come la società in cui viviamo ci porti ad assumere ruoli, vere e proprie maschere, dietro cui ci nascondiamo per lasciar filtrare chi siamo realmente. Ma la maschera è ambivalente, nonostante favorisca il nascondimento, qualche volta può aiutare ad essere più sinceri. Così, può servire sia per prenderci gioco della fiducia di un altro, sia più semplicemente per nascondere la vergogna o difendere qualcuno, senza che ci sia un vero e proprio inganno. Può così capitare che nei comportamenti sociali, per via dei molti ruoli che assumiamo, finiamo per essere, per dirla con Pirandello, «uno, nessuno, centomila». Il tema, tuttavia, può essere visto sotto un’altra angolatura: la bugia, infatti, soprattutto quella infantile, diventa l’occasione per trovare un ambito per sé, per staccarsi dai genitori e dall’ambiente esterno, costruendosi una propria “interiorità”.
Così nel secondo incontro, “Imparare a mentire per essere veri”, don Enrico Parolari distinguerà tra la patologia del narcisismo, che porta a nascondersi dietro un’immagine totalmente ideale di sé, e la bugia vissuta come occasione per raggiungere la propria identità, la verità di se stessi.
Gli incontri si concluderanno con una riflessione sul tema di carattere più teologico. Don Davide D’Alessio, infatti, partirà dall’idea di Nietzsche secondo il quale il Cristianesimo è una falsificazione della realtà, perché afferma l’esistenza di Dio e di una vita oltre la morte. La menzogna, invece, è il volto sbagliato di Dio che noi elaboriamo a partire dal sospetto che lui sia invidioso e cattivo nei nostri confronti. Il dubbio, insinuato dal serpente tentatore nel libro della Genesi, risulta così un passaggio necessario per arrivare a comprendere la vera identità di Dio e la sua relazione paterna nei nostri confronti. Per aiutare a interpretare l’attuale mondo giovanile, da alcuni anni la comunità del Seminario di San Pietro Martire a Seveso organizza, nel mese di maggio, un ciclo di incontri di cultura e spiritualità. Niente di accademico, si intende, ma un’attenta riflessione su alcuni temi culturali oggi rilevanti può diventare per molti giovani un’occasione di approfondimento spirituale, capace di risvegliare le migliori energie per una risposta sincera e generosa all’appello del Vangelo.Dopo aver affrontato il tema del desiderio, del dono, della felicità, dell’amicizia, della paura e dell’ascolto, quest’anno don Gildo Conti, docente di Filosofia, don Enrico Parolari, consulente psicologico del Seminario, e don Davide D’Alessio, professore di Teologia fondamentale, tratteranno il tema della bugia. “Condannati a mentire” è infatti il titolo di questo nuovo ciclo di incontri, che, di volta in volta, ogni relatore svolgerà con un approccio ora antropologico, ora psicologico, ora più teologico.La bugia, nell’immaginario collettivo, ha assunto il volto spensierato e sbarazzino di Pinocchio. La storia narrata da Collodi racconta di un naso che segnala la verità nascosta per educare il giovane lettore a considerare inaccettabile anche la menzogna. Ma è possibile evitare di mentire? La risposta, purtroppo, sembra essere no, perché la società in cui viviamo ci porta a mentire anche sui fatti che sono conosciuti da tutti e quindi facilmente verificabili, come sosteneva la filosofa tedesca Hanna Arendt.Don Gildo Conti, nel primo incontro, sottotitolato “La maschera e i giochi di società”, cercherà di spiegare come la società in cui viviamo ci porti ad assumere ruoli, vere e proprie maschere, dietro cui ci nascondiamo per lasciar filtrare chi siamo realmente. Ma la maschera è ambivalente, nonostante favorisca il nascondimento, qualche volta può aiutare ad essere più sinceri. Così, può servire sia per prenderci gioco della fiducia di un altro, sia più semplicemente per nascondere la vergogna o difendere qualcuno, senza che ci sia un vero e proprio inganno. Può così capitare che nei comportamenti sociali, per via dei molti ruoli che assumiamo, finiamo per essere, per dirla con Pirandello, «uno, nessuno, centomila». Il tema, tuttavia, può essere visto sotto un’altra angolatura: la bugia, infatti, soprattutto quella infantile, diventa l’occasione per trovare un ambito per sé, per staccarsi dai genitori e dall’ambiente esterno, costruendosi una propria “interiorità”.Così nel secondo incontro, “Imparare a mentire per essere veri”, don Enrico Parolari distinguerà tra la patologia del narcisismo, che porta a nascondersi dietro un’immagine totalmente ideale di sé, e la bugia vissuta come occasione per raggiungere la propria identità, la verità di se stessi.Gli incontri si concluderanno con una riflessione sul tema di carattere più teologico. Don Davide D’Alessio, infatti, partirà dall’idea di Nietzsche secondo il quale il Cristianesimo è una falsificazione della realtà, perché afferma l’esistenza di Dio e di una vita oltre la morte. La menzogna, invece, è il volto sbagliato di Dio che noi elaboriamo a partire dal sospetto che lui sia invidioso e cattivo nei nostri confronti. Il dubbio, insinuato dal serpente tentatore nel libro della Genesi, risulta così un passaggio necessario per arrivare a comprendere la vera identità di Dio e la sua relazione paterna nei nostri confronti. Tre appuntamenti al giovedì sera – I tre incontri di “Cultura e spiritualità” si svolgeranno al Seminario di San Pietro Martire a Seveso (via San Carlo, 2), giovedì 7, 14 e 21 maggio, alle 20.45. Alla relazione iniziale seguirà un dibattito. I testi verranno poi pubblicati nella collana “Quaderni di San Pietro Martire”. Ecco il programma: 7 maggio, “La maschera e i giochi di società” – don Gildo Conti; 14 maggio, “Imparare a mentire per essere veri” – don Enrico Parolari; 21 maggio, “In lotta con l’angelo” – don Davide D’Alessio. Info e adesioni: don Luca Corbetta (tel. 0362.6471; e-mail).

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