Questo il tema della Giornata del dialogo cristiano-islamico che si celebra domani in tutta Italia. A Milano tavola rotonda e preghiera interreligiosa all'Angelicum

di Rosangela VEGETTI
Redazione

Associazioni, riviste culturali, comunità religiose cristiane e musulmane, esponenti di altre religioni, e personalità civili e religiose, dal 2001 stanno conducendo in Italia un’esperienza – unica nel panorama europeo – di celebrare una giornata di dialogo, di incontro, di scambio tra cristiani e musulmani.
Da più parti si soffre dell’avanzata di un clima di intolleranza, di presa di distanza, se non addirittura di odio razziale, che rischia di avvelenare il quotidiano tessuto-sociale. Di qui l’importanza di aprire il dialogo attraverso il raccontarsi la vita e le esperienze di ogni giorno. «Abbiamo bisogno di riscoprire il valore dell’incontro con gli altri, la capacità di raccontarsi e di scoprire le comuni esperienze di vita e le particolarità culturali, religiose, sociale di ogni persona. Dobbiamo superare la logica dell’homo homini lupus, che vede un pericolo in ogni persona che non appartenga al proprio clan, e riscoprire il prendersi cura vicendevolmente gli uni degli altri che è scritto nei libri sacri di cristiani e musulmani», si legge nell’Appello per la Ottava Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico diramato dal comitato organizzatore.
Nella giornata del 27 ottobre ci saranno incontri ufficiali a Roma presso la Camera dei Deputati e iniziative di vario genere in tutta Italia. A Milano l’appuntamento è alle 18 presso l’Angelicum (piazza Sant’Angelo 2) per una tavola rotonda con esponenti di varie religioni e una preghiera interreligiosa per la pace, cui seguirà un’agape fraterna. La manifestazione è proposta dai Frati Minori di Sant’Angelo e dal Movimento francescano con l’adesione del Forum delle Religioni e del Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano.
Sempre a Milano la Confraternita dei Sufi Jerrahi-Halveti in Italia ha annunciato quattro conferenze sull’ecumenismo islamico-cristiano e un concerto di tar tenuto dal dhikirbashé, Maestro Fakhradin Gafarov, già direttore del Conservatorio di Stato di Baku (Azerbaijan).
Info: www.ildialogo.org Associazioni, riviste culturali, comunità religiose cristiane e musulmane, esponenti di altre religioni, e personalità civili e religiose, dal 2001 stanno conducendo in Italia un’esperienza – unica nel panorama europeo – di celebrare una giornata di dialogo, di incontro, di scambio tra cristiani e musulmani.Da più parti si soffre dell’avanzata di un clima di intolleranza, di presa di distanza, se non addirittura di odio razziale, che rischia di avvelenare il quotidiano tessuto-sociale. Di qui l’importanza di aprire il dialogo attraverso il raccontarsi la vita e le esperienze di ogni giorno. «Abbiamo bisogno di riscoprire il valore dell’incontro con gli altri, la capacità di raccontarsi e di scoprire le comuni esperienze di vita e le particolarità culturali, religiose, sociale di ogni persona. Dobbiamo superare la logica dell’homo homini lupus, che vede un pericolo in ogni persona che non appartenga al proprio clan, e riscoprire il prendersi cura vicendevolmente gli uni degli altri che è scritto nei libri sacri di cristiani e musulmani», si legge nell’Appello per la Ottava Giornata ecumenica del dialogo cristiano-islamico diramato dal comitato organizzatore.Nella giornata del 27 ottobre ci saranno incontri ufficiali a Roma presso la Camera dei Deputati e iniziative di vario genere in tutta Italia. A Milano l’appuntamento è alle 18 presso l’Angelicum (piazza Sant’Angelo 2) per una tavola rotonda con esponenti di varie religioni e una preghiera interreligiosa per la pace, cui seguirà un’agape fraterna. La manifestazione è proposta dai Frati Minori di Sant’Angelo e dal Movimento francescano con l’adesione del Forum delle Religioni e del Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano.Sempre a Milano la Confraternita dei Sufi Jerrahi-Halveti in Italia ha annunciato quattro conferenze sull’ecumenismo islamico-cristiano e un concerto di tar tenuto dal dhikirbashé, Maestro Fakhradin Gafarov, già direttore del Conservatorio di Stato di Baku (Azerbaijan).Info: www.ildialogo.org

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