Ennio APECITI responsabile Servizio per le Cause dei santi
Redazione

Don Carlo ripeteva spesso ai suoi giovani: «Che c’è di più sacro dell’amore?». È il vero segreto dell’uomo di Dio: il prete, che ami Dio in verità, ne ama l’Amore, e gioisce, vedendo negli occhi dei fratelli l’amore che sgorga l’uno per l’altra dal cuore.
A Delia, che si preparava al matrimonio, scrisse: «Il Signore sarà la sua forza. La fede le darà tanta forza e consoliderà i suoi passi. La missione familiare, vero sacerdozio ed anticipazione della vita amorosa del cielo, richiede una somma di doti che solo il Signore può dare e conservare. Io la aiuterò pregando per lei». E anni dopo, scrivendo dal fronte russo al cugino Mario, affermava: «La famiglia è un grande peso di responsabilità, ma anche la vera e più grande dignità dell’uomo». Quando poi Mario e Rosetta, sua moglie, ebbero una figlia, don Carlo esultò: «Quando si accetta il dono della vita, dono supremo di Dio, atto di grande fiducia da parte sua in coloro che sono depositari di un’anima da educare per la vita del Cielo, Dio ricompensa con la gioia più pura. Com’è bella, e direi eroica, l’impresa della vita, quando la si vede cristianamente, quando la si vede svolgersi, pur tra inevitabili pene e difficoltà, sotto lo sguardo e la direzione del Padre che sta nei cieli e che tutte le cose conduce e guida alla salvezza e felicità eterna delle nostre anime! Far del bene, e tanto bene, senza ostentazione, senza distinzione, a tutti, sempre; ecco la più grande soddisfazione e il più sicuro diritto di essere ascoltati e accolti da Dio in ogni ora della vita».
Per don Carlo, infatti, «l’amore è la forza più benefica del mondo, poiché Dio stesso è amore». Non dimentichiamolo mai. Sono parole simili a quelle scambiate da santa Gianna Beretta Molla con il fidanzato, Pietro: forse è così che dovremmo ancora esortare a fare i giovani dei nostri oratori. Don Carlo ripeteva spesso ai suoi giovani: «Che c’è di più sacro dell’amore?». È il vero segreto dell’uomo di Dio: il prete, che ami Dio in verità, ne ama l’Amore, e gioisce, vedendo negli occhi dei fratelli l’amore che sgorga l’uno per l’altra dal cuore.A Delia, che si preparava al matrimonio, scrisse: «Il Signore sarà la sua forza. La fede le darà tanta forza e consoliderà i suoi passi. La missione familiare, vero sacerdozio ed anticipazione della vita amorosa del cielo, richiede una somma di doti che solo il Signore può dare e conservare. Io la aiuterò pregando per lei». E anni dopo, scrivendo dal fronte russo al cugino Mario, affermava: «La famiglia è un grande peso di responsabilità, ma anche la vera e più grande dignità dell’uomo». Quando poi Mario e Rosetta, sua moglie, ebbero una figlia, don Carlo esultò: «Quando si accetta il dono della vita, dono supremo di Dio, atto di grande fiducia da parte sua in coloro che sono depositari di un’anima da educare per la vita del Cielo, Dio ricompensa con la gioia più pura. Com’è bella, e direi eroica, l’impresa della vita, quando la si vede cristianamente, quando la si vede svolgersi, pur tra inevitabili pene e difficoltà, sotto lo sguardo e la direzione del Padre che sta nei cieli e che tutte le cose conduce e guida alla salvezza e felicità eterna delle nostre anime! Far del bene, e tanto bene, senza ostentazione, senza distinzione, a tutti, sempre; ecco la più grande soddisfazione e il più sicuro diritto di essere ascoltati e accolti da Dio in ogni ora della vita».Per don Carlo, infatti, «l’amore è la forza più benefica del mondo, poiché Dio stesso è amore». Non dimentichiamolo mai. Sono parole simili a quelle scambiate da santa Gianna Beretta Molla con il fidanzato, Pietro: forse è così che dovremmo ancora esortare a fare i giovani dei nostri oratori.

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