Nella festa patronale della Madonna della Cintura, la comunità si stringe con affetto al suo concittadino, vescovo di S. Benedetto del Tronto - Ripatransone - Montalto, sacerdote da cinquant'anni -


Redazione

A Barlassina la festa patronale della Madonna della Cintura (12 e 13 settembre), nella quale tradizionalmente si ricordano gli anniversari significativi per la vita sacerdotale o religiosa di barlassinesi di nascita o di adozione, quest’anno consente alla comunità parrocchiale di unirsi ai festeggiamenti di un suo concittadino illustre: monsignor Gervasio Gestori, vescovo di S. Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, sacerdote da cinquant’anni. La dignità episcopale è la realizzazione del ministero sacerdotale nel suo massimo grado, così che festeggiare monsignor Gestori prete (“Don Gervasino”, come lo ricordano i suoi comparrocchiani “storici”) significa anche ritrovare le radici, l’essenza, i caratteri del suo essere vescovo.
Ragazzino vivace, cresciuto in una famiglia solida e legato ai coetanei dell’oratorio e di scuola (non a caso ancora intense sono le sue relazioni con i coscritti del 1936), è stato, evidentemente, il terreno buono nel quale il Signore ha potuto gettare il seme della vocazione. Insieme alla sua famiglia, Barlassina è stata la comunità che gli ha permesso di far crescere quel seme. In questa prospettiva acquista una dimensione particolare anche la cittadinanza benemerita che l’Amministrazione comunale ha deliberato di conferirgli: un segno di gratitudine per aver fatto fruttificare in maniera così feconda il seme della chiamata.
Oltre agli studi teologici, monsignor Gestori ha coltivato anche quelli di Filosofia. Un’esperienza tutt’altro che marginale nella sua formazione, attestata con evidenza non solo dai saggi pubblicati, ma anche dalle relazioni intrattenute con i compagni di corso: alcuni di loro, oggi professori universitari, lo ricordano ancora con stima e con sentimenti di sincera simpatia.
Tra i saggi di monsignor Gestori, Dialogo col marxismo?, nei primi anni Settanta è stato per alcuni giovani barlassinesi, fra cui chi scrive, l’occasione per riflettere su questioni con le quali in quegli anni era inevitabile misurarsi. Ciascuno poi ha fatto, nella vita, le proprie scelte, ma ricordo molto volentieri l’esperienza del confronto su questi temi con alcuni miei coetanei, guidato indirettamente (e in una occasione anche personalmente, quando venne a parlarci di questi argomenti) da Don Gervasino: un confronto fondato non su chiacchiere vuote o sull’ideologia, ma sul rigore del ragionamento e sull’acquisizione di nuove conoscenze. La sua passione per la filosofia e le sue competenze in materia sono state sempre efficace strumento educativo. A Barlassina la festa patronale della Madonna della Cintura (12 e 13 settembre), nella quale tradizionalmente si ricordano gli anniversari significativi per la vita sacerdotale o religiosa di barlassinesi di nascita o di adozione, quest’anno consente alla comunità parrocchiale di unirsi ai festeggiamenti di un suo concittadino illustre: monsignor Gervasio Gestori, vescovo di S. Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, sacerdote da cinquant’anni. La dignità episcopale è la realizzazione del ministero sacerdotale nel suo massimo grado, così che festeggiare monsignor Gestori prete (“Don Gervasino”, come lo ricordano i suoi comparrocchiani “storici”) significa anche ritrovare le radici, l’essenza, i caratteri del suo essere vescovo.Ragazzino vivace, cresciuto in una famiglia solida e legato ai coetanei dell’oratorio e di scuola (non a caso ancora intense sono le sue relazioni con i coscritti del 1936), è stato, evidentemente, il terreno buono nel quale il Signore ha potuto gettare il seme della vocazione. Insieme alla sua famiglia, Barlassina è stata la comunità che gli ha permesso di far crescere quel seme. In questa prospettiva acquista una dimensione particolare anche la cittadinanza benemerita che l’Amministrazione comunale ha deliberato di conferirgli: un segno di gratitudine per aver fatto fruttificare in maniera così feconda il seme della chiamata.Oltre agli studi teologici, monsignor Gestori ha coltivato anche quelli di Filosofia. Un’esperienza tutt’altro che marginale nella sua formazione, attestata con evidenza non solo dai saggi pubblicati, ma anche dalle relazioni intrattenute con i compagni di corso: alcuni di loro, oggi professori universitari, lo ricordano ancora con stima e con sentimenti di sincera simpatia.Tra i saggi di monsignor Gestori, Dialogo col marxismo?, nei primi anni Settanta è stato per alcuni giovani barlassinesi, fra cui chi scrive, l’occasione per riflettere su questioni con le quali in quegli anni era inevitabile misurarsi. Ciascuno poi ha fatto, nella vita, le proprie scelte, ma ricordo molto volentieri l’esperienza del confronto su questi temi con alcuni miei coetanei, guidato indirettamente (e in una occasione anche personalmente, quando venne a parlarci di questi argomenti) da Don Gervasino: un confronto fondato non su chiacchiere vuote o sull’ideologia, ma sul rigore del ragionamento e sull’acquisizione di nuove conoscenze. La sua passione per la filosofia e le sue competenze in materia sono state sempre efficace strumento educativo. La serenità e il carisma A Barlassina l’abbiamo incontrato spesso, a ogni volta ci siamo sentiti noi desiderosi di incontrarlo e lui sinceramente e cordialmente interessato a conoscere le vicende della nostra vita, quelle più gratificanti come quelle dolorose. L’abbiamo visto sempre sereno, con lo sguardo lieto della letizia del Signore, quasi che l’equilibrata austerità che – pare – qualificava il suo ruolo di professore e rettore del Seminario avesse lasciato il posto, col tempo, alla paterna affabilità di un Pastore. Si è lasciato cambiare dagli eventi che Dio ha fatto accadere nella sua vita, si è saputo adattare a situazioni tanto diverse, senza rigidità o ruoli precostituiti. È stato studente, studioso, docente, parroco, ora è vescovo: evidentemente per lui queste non sono state “funzioni”, ma compiti, anzi, espressioni del compito della sua vita, quello del prete, che gli è stato affidato cinquant’anni fa.Il ministero episcopale non gli ha fatto accantonare i suoi carismi: la dimensione educativa, le sue particolari competenze nell’ambito filosofico e teologico, l’esperienza sociale e politica sono le coordinate secondo cui si declina la sua operosità tra i fedeli della sua diocesi. Ma c’è un aspetto che spicca nelle numerose iniziative di cui è promotore e protagonista: la sua attenzione a tutte le dimensioni dell’umano, la fanciullezza e la vecchiaia, la malattia e il lavoro, la politica e la cultura, la vocazione alla vita religiosa e quella alla famiglia. Disse di sé alcuni anni fa: «Mi occorre la sapienza di riuscire ad armonizzare la dolcezza nei rapporti con le persone e quella indispensabile fortezza d’animo, che rimane sempre una virtù cardinale… Infatti, guidarle con amore significa non tanto comandare, ma piuttosto servire e soffrire, perché non c’è amore sincero senza condivisione e senza sofferenza».Una bella lezione davvero, professor monsignor Gestori, quella che lei ci dà con le sue parole e soprattutto con la sua vita di prete: davvero il culmine di una brillante “carriera”! Grati per questa lezione, di cuore condividiamo con lei la riconoscenza al Signore per i suoi cinquant’anni di sacerdozio, pregando perché, per intercessione della Madonna della Cintura, il buon Dio Le assicuri, nel prossimo lungo cammino che l’attende, il suo sostegno amorevole e la gioia di un ministero fecondo. La biografia – Monsignor Gervasio Gestori è stato ordinato sacerdote il 28 giugno 1959 dal cardinale Montini. Conseguita la licenza in Sacra teologia nell’ottobre 1959, è stato destinato all’attività d’insegnamento presso il Seminario arcivescovile di Masnago e poi a quella di direttore spirituale nel Seminario di Seveso. Laureatosi in Filosofia all’Università Cattolica di Milano nel 1967, dal 1963 al 1967 ha insegnato Antropologia razionale e Filosofia morale nel Seminario di Saronno. Nel 1968 è stato trasferito nel Seminario di Venegono, dove ha insegnato Filosofia e storia e dove, nel 1969, è divenuto preside del liceo. Nel 1978 è stato nominato Rettore del Seminario liceale e della Scuola vocazioni adulte. Nel 1984 il cardinale Martini l’ha nominato prevosto di Melzo e nello stesso periodo ha ricevuto la nomina a Cappellano di Sua Santità. Nel 1989 è stato nominato Sottosegretario della Cei e si è trasferito a Roma. Nel 1990 ha assunto la presidenza del Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo, incarico che lo porta a visitare molti Paesi, recando aiuto alle comunità cristiane e facendosi talvolta per loro mediatore con il mondo politico e diplomatico. Nel 1996 è stato nominato Prelato d’onore di Sua Santità e, pochi mesi dopo, è stato eletto vescovo di S. Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto. Consacrato nel Duomo di Milano il 7 settembre dello stesso anno, ha poi raggiunto la sua diocesi, della quale è Pastore da 13 anni. –

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