Centinaia di universitari hanno partecipato a tre serate di esercizi spirituali, molti anche gli studenti "fuori sede". Dopo la prima meditazione ci sono stati 947 contatti tra chi ha seguito sul sito e chi ha scaricato l'audio su i-pod


Redazione

15/02/2008

di Luisa BOVE

Bilancio positivo per gli esercizi spirituali che si sono svolti a Milano nei giorni scorsi organizzati dalla Pastorale universitaria e tenuti nella basilica Santi Apostoli e Nazaro. Oltre ad aver partecipato ogni sera 350 giovani, già dopo la prima meditazione ci sono stati 947 contatti tra chi ha seguito sul sito della diocesi la serata e chi ha scaricato la riflessione su i-pod.

«La partecipazione è stata buona», assicura monsignor Severino Pagani, relatore e promotore dell’iniziativa come Vicario episcopale della Pastorale universitaria. Erano presenti in massa «giovani dei diversi atenei milanesi, dei collegi universitari e i cosiddetti “fuori sede” che vengono a Milano a studiare». E proprio loro, al termine delle serate, «hanno espresso il desiderio di trovare punti di riferimento nuovi nella pastorale universitaria».

Non c’erano invece i ragazzi dai 16 anni in su ai quali erano rivolti gli esercizi spirituali tenuti a S. Ambrogio. «Aver proposto due occasioni (in Avvento, la Pastorale giovanile, e in Quaresima, quella universitaria, ndr )», dice Pagani, «richiama due tratti particolari dei giovani di oggi: quello a S. Ambrogio esprimeva l’appartenenza alla propria comunità, quello ai Santi Apostoli e Nazaro, vicino alla Statale, lo sforzo di interpretare il loro itinerario di formazione alla luce del Vangelo». Naturalmente in molti ventenni sono presenti entrambi gli aspetti.

Ma da che cosa è dipeso il successo di questi esercizi spirituali? «Da una parte il ritorno alla propria biografia perché Dio parla “lì” e dall’altra l’idea di una fede che deve interpretare la cultura», dice mons. Pagani. Poi c’è da dire che «la vicenda di Paolo sollecita l’esperienza personale». Egli stesso quando deve rispondere sulla sua identità non lo fa attraverso le pagine della Scrittura, «ma raccontando quello che gli è capitato», compreso «l’incontro con il Signore».

Nella prima sera il predicatore ha riflettuto sulla decisione di Paolo di tornare agli «eventi originari», èlo stesso «andare decisamente di Gesù verso Gerusalemme», quindi di «entrare nella passione di Cristo, di Paolo e del cristiano». Questo significa che «nei momenti di confusione e di crisi nella vita si deve tornare all’evento originario, cioè allo Spirito, alla Pentecoste».

La seconda meditazione forse è quella che ha colpito di più gli universitari, lo conferma il fatto che mons. Pagani ha ricevuto una decina di mail di giovani contenti delle serate, «in particolare dell’esperienza di Paolo, uomo in mezzo a culture diverse. Egli infatti ha dovuto fare sintesi prima della cultura classica, poi di quella ebraica. Alla fine l’evento cristiano non le ha eliminate entrambe, ma rivisitate dall’interno».

Nella terza sera il predicatore si è soffermato soprattutto sul rapporto personale di Paolo con Gesù, «che ha stravolto la sua vicenda biografica». L’apostolo ha dunque riletto l’esperienza di fede a partire dalla sua vita. «Questo ci invita a prestare molta attenzione alle esperienze che fanno i nostri giovani», dice mons. Pagani, «perché Dio passa di lì».

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