Incalzato dalle domande dei giornalisti il cardinal Zen ha parlato delle Olimpiadi in Cina, situazione in Tibet, diritti umani, pena di morte... mentre il cardinal Tettamanzi ha ricordato la presenza dei missionari in terra asiatica e la presenza di cinesi a Milano


Redazione

14/05/2008

di Luisa BOVE

Al termine della solenne celebrazione al Seminario di Venegono in occasione della tradizionale Festa dei fiori il cardinal Zen si è intrattenuto con i giornalisti che lo hanno incalzato di domande. «Non abbiamo mai pensato di boicottare le Olimpiadi», ha detto subito il Vescovo asiatico, «questa grande riunione della famiglia umana è un dono prezioso da non danneggiare». Piuttosto si tratta di incoraggiare il governo cinese a essere «più aperto», invitando alla «liberalizzazione» per esempio dei mass media.

Secondo il Pastore di Hong Kong la situazione in Tibet è«complicata» e la stessa vicinanza con le Olimpiadi non migliora il clima. Ma una cosa è certa: «Questi eventi (gli scontri in Tibet, ndr) non sono suscitati dal Dalai Lama, che è un uomo di pace. E noi ci crediamo». Tanto che per facilitarla ha già detto di essere disposto a rinunciare al suo ruolo. Ora ciò che conta è « evitare ogni violenza» e «mantenere l’eredità culturale del Tibet», perché è una ricchezza per tutto il mondo.

Del terremoto in Cina il cardinal Zen ha appreso la notizia quando è giunto in Italia (il suo primo appuntamento era lunedì al Salone del libro di Torino), ma certo ora la Chiesa cattolica non farà mancare i suoi aiuti, come avviene sempre in questi casi. Ma «è importante che simili calamità non siano dimenticate», perché la ricostruzione è sempre molto lunga.

La comunità cinese di Milano è la più numerosa in Italia, i primi arrivi di asiatici nel capoluogo lombardo risalgono agli anni Venti eppure l’integrazione e il dialogo sembrano ancora lontani. Zen conosca poco la Chinatown di via Sarpi, ma sa che in città «ci sono molti immigrati illegali e questo crea problemi» con la diffusione della «mafia cinese e locale, con gente sfruttata e tenuta in schiavitù». Non ha dubbi il Pastore asiatico che queste situazioni vadano denunciate. Lo stesso cardinale Dionigi Tettamanzi ha voluto ricordare che «nella città di Milano la presenza dei cinesi ha una sua consistenza» e questo deve interrogare i cristiani di oggi. «Da anni c’è un prete cinese attento a tutti i connazionali e in particolare ai cattolici».

Ma se il sogno è quello di una Cina più democratica, allora «dobbiamo rendere più fruttuosa ogni occasione di scambio e amicizia», ha detto il cardinal Zen, «non limitandosi a promuovere un aspetto». Le Olimpiadi vanno bene, ma è necessario anche «incoraggiare e invitare al rispetto dei diritti umanai». Solo così lo stesso partito potrà cambiare e diventare più democratico, uscendo da un certo «sistema» che non è più per questo secolo. Il problema è che oggi «chi ha potere non è controllato da nessuno».

I problemi in Cina sono tanti, alcuni l’Occidente li ha già risolti, come la questione della pena di morte, che in Cina «non conduce al rispetto della vita». C’è poi la questione dell’aborto, la cui battaglia è stata portata avanti dai «nostri Papi», che «purtroppo non sono mai molto ascoltati». «Il regime comunista non accetta le critiche», conclude il cardinal Zen, «ma io critico per il bene», vuole infatti che facciano «bella figura sul palcoscenico del mondo».

La Chiesa ambrosiana è vicina al popolo cinese, ha detto il cardinal Tettamanzi prendendo ancora la parola, in particolare attraverso il Pime. «Ci sono anche sacerdoti del clero diocesano che vanno spesso in Cina», ha ricordato l’Arcivescovo, mentre «la Biblioteca Ambrosiana ha aperto in modo esplicito un settore rivolto al mondo asiatico e un suo dottore tiene conferenze d’alto livello in cinese».

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