Don Antonio Giovannini vive a Scutari qualche giorno alla settimana, poi si sposta raggiungendo in barca le località più sperdute


Redazione

23/12/2008

di Luisa BOVE

Otto anni fa don Antonio Giovannini, prete ambrosiano originario di Corsico, è partito come “fidei donum” per l’Albania. «Faccio trekking apostolico – dice scherzando – per raggiungere i villaggi dove abita la gente. Sono luoghi bellissimi, ma lì la vita è molto dura, soprattutto per la scuola e la sanità». I primi giorni della settimana don Antonio risiede a Scutari, a due passi dalla cattedrale, dove nei giorni feriali dice la Messa per i fedeli che la frequentano.

Per il resto va a Koman, dove è parroco, un piccolo centro (500 abitanti) tra le montagne in mezzo ai laghi artificiali. Il problema più grande in quella zona è «riuscire a raggiungere i villaggi sperduti». Il 24 dicembre, vigilia di Natale, don Antonio andrà in uno di quei villaggi a celebrare la Messa, invece la notte e il 25 sarà nella sua parrocchia a Koman. Il giorno dopo per festeggiare S. Stefano, il primo martire della Chiesa, raggiungerà un altro villaggio ancora. «Gli spostamenti – insiste – non sono facili, e in alcune località si arriva solo in barca».

«Il messaggio che cerco di lanciare – dice il missionario – è di credere nell’uomo». È un’affermazione che ripetono come “slogan” anche «tante persone in crisi di fede» quando dichiarano: «Non sono cristiano (o musulmano), ma credo nell’uomo». Don Antonio spiega alla sua gente «che Gesù ha creduto nell’uomo, non solo perché lo ha creato Dio, ma anche perché, quando l’uomo ha perso la sua amicizia con Dio, Dio si è incarnato e il suo messaggio è stato: “Avevo fame, sete, ero solo… e mi avete dato da mangiare, da bere e siete venuti a visitarmi”». Secondo il prete «fidei donum» «bisogna cercare di annunciare a parole e con la vita la religione incarnata che crede nell’uomo».

In questi anni di missione trascorsi in Albania don Antonio si è occupato di tanti aspetti della vita della gente. «A Scutari collaboro le Acli», racconta. «Ho creato l’“Associazione per l’integrazione delle zone rurali” allo scopo di favorire l’amicizia tra cittadini e montanari. Molta gente infatti scende in città ad abitare perché sulle montagne la vita è dura. Ma quando arrivano a Scutari hanno molte difficoltà perché si portano dietro la loro mentalità: una cultura tribale dove la famiglia è un elemento fortissimo e i genitori tendono a comandare e a dirigere ogni cosa».

Il prete ambrosiano ha già avviato diversi progetti: «A Scutari e a Tirana, grazie ad Acli Lombardia, abbiamo aperto due Patronati in collaborazione con il Consolato italiano per favorire i ricongiungimenti familiari e aiutare le persone che devono preparare i documenti per richiedere il visto». Oltre al gruppo «Donna» per le ragazze che vogliono riflettere insieme, è nata anche l’associazione “I care”, famoso motto di don Milani e con chiaro riferimento al pensiero del prete di Barbiana. Lo scopo del gruppo è quello di dedicarsi ai poveri delle zone a nord del Paese. «Alcuni giovani albanesi hanno preso in gestione un ristorante che è anche circolo culturale, biblioteca, postazione internet», spiega don Antonio, «e con i guadagni del locale riescono a preparare 70 pasti al giorno per i bambini svantaggiati».

L’attenzione del prete-missionario raggiunge anche altre categorie di persone. «Diamo sostegno a gruppi di artigiani che lavorano ai vecchi telai realizzando tappeti e tovaglie», spiega. «Hanno ottime prospettive perché sanno lavorare bene la lana locale che è molto buona, però non sanno fare marketing e fatturare in modo legale, necessario per esportare i loro prodotti e lanciarli sul mercato. Intanto alcuni giovani stanno crescendo come classe di piccoli professionisti, insegnanti e altro cercando di vivere attivamente il loro essere cristiani o musulmani nella società di oggi».

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