Il 2 febbraio a Rho la Caritas Ambrosiana tiene un convegno su questa forma d'accoglienza, illustrando l'attività dello Sportello Anania


Redazione

30/01/2008

di Luisa BOVE

La famiglia è un diritto per tutti i minori. Sulla base di questa convinzione da tempo la Caritas Ambrosiana lavora per diffondere sempre più la cultura dell’accoglienza attraverso l’adozione e l’affido. Per questo organizza ogni anno un convegno diocesano in una zona pastorale diversa per coinvolgere il maggior numero di coppie.

Il 2 febbraio, alle 9, a Rho (via De Amicis 15), si terrà l’incontro dal titolo “Accogliere ed essere accolti: i bambini e le famiglie”. Non sarà un appuntamento per “addetti ai lavori”, ma aperto a tutti, con la possibilità per i genitori con figli piccoli di usufruire del servizio di baby-sitting.

Da due anni la Caritas ha aperto a Milano, in via San Bernardino 4, lo Sportello Anania (martedì, mercoledì e giovedì dalle 9.30 alle 13; anania@caritas.it) per l’orientamento all’affido e all’adozione. Ma le richieste di informazioni sono soprattutto in merito all’adozione. Per questo il convegno punterà sulle diverse opportunità di affido.

«Vogliamo far comprendere che, se da una parte l’accoglienza è un’opportunità per la crescita del bambino – spiega Matteo Zappa, responsabile dell’Area minori della Caritas Ambrosiana e tra i relatori dell’incontro di sabato -, dall’altra l’esperienza positiva può portare la stessa famiglia a riscoprirsi una risorsa». Sarà lo psicologo e terapeuta Dante Ghezzi a presentare gli aspetti positivi dell’accoglienza, confermati anche dalla testimonianza di un uomo che ha vissuto l’esperienza dell’affido da ragazzo e che da adulto ha fatto una scelta simile.

Sulle diverse forme di affido parlerà invece Ilaria Michielin, psicologa e operatrice dello Sportello Anania. «Molto spesso l’affido, oltre che essere confuso con l’adozione – ammette Zappa – èinterpretato come un’esperienza che inizia, ma non finisce. Per questo ènecessario sottolineare l’aspetto della temporalità (in media 2 anni, ndr)». Non solo, occorre anche far sapere che esistono affidi “parziali”, che non richiedono un impegno 24 ore su 24 nei confronti di un minore: «Una famiglia può essere di sostegno in situazioni di fragilità, per esempio tenendo un bambino tre pomeriggi alla settimana, perché la mamma lavora fino a tardi». Si tratta quindi di forme più ampie di accoglienza e con tempi ben precisi.

Scopo del convegno è quindi quello di presentare forme di affido accessibile a tutti, con l’intento di aumentare il numero di famiglie disposte ad aderirvi. Un terreno fertile sembra essere quello delle parrocchie, spiega Zappa, «perché sono già ambiti di relazione tra famiglie e sarebbe bello che queste maturassero insieme scelte di accoglienza». È importante però creare occasioni di confronto anche sul territorio, «perché non è detto che una coppia raggiunta dalla proposta riesca autonomamente a compiere una scelta. L’idea è di creare una “rete” di famiglie che possono sostenere e condividere l’esperienza della coppia».

Non va dimenticato che con l’affido vanno mantenuti i rapporti con la famiglia di origine. «Per questo occorre lavorare anche con i servizi sociali – spiega il responsabile – affinché rimanga forte il legame del minore con la propria famiglia». E se ci sono le condizioni è giusto che rientri a casa. Su questo tema la Caritas Ambrosiana organizzerà un convegno a Milano il 29 febbraio. La scommessa è sempre quella di trovare nuove forme di accoglienza secondo la logica di una corresponsabilità delle famiglie nei confronti di tutti i minori. Non solo dei propri figli.

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