Appuntamento centrale dell'anno pastorale e momento privilegiato per approfondire i contenuti del Percorso diocesano, la Festa di domenica privilegia l'attenzione nei confronti delle nuove famiglie e di quelle straniere


Redazione

21/01/2008

di Pino NARDI

Sarà la giornata centrale dell’anno pastorale. Domenica 27 gennaio in tutte le parrocchie della diocesi si celebra la Festa della Famiglia ed è l’occasione per approfondire quanto è contenuto nel Percorso della Chiesa ambrosiana. Un modo per condividere l’attenzione che il cardinale Tettamanzi pone proprio sulla famiglia.

«Il momento più significativo e più intenso di comunicazione della fede per le famiglie e per la comunità è la celebrazione eucaristica domenicale – scrive l’Arcivescovo nel Percorso L’amore di Dio è in mezzo a noi. Famiglia comunica la tua fede -. Lì si proclama il mysterium fidei per eccellenza e così viene alimentata la fede dei cristiani. L’Eucaristia del Giorno del Signore, nella modalità della celebrazione liturgica e nella convocazione fraterna, deve diventare sempre più, con l’impegno corale di tutti, lo spazio desiderato dell’incontro con Dio e con il suo mistero d’amore, e quindi un luogo di autentica preghiera, di conoscenza e di amore reciproci, di unità di tutta la comunità cristiana, di accoglienza di nuovi fratelli e sorelle che provengono da altre comunità, di apertura al mondo e di rinnovata passione missionaria».

Se al centro c’è sempre la Messa, l’Arcivescovo invita ad ampliare ancor più la capacità di accogliere. «L’impegno missionario delle famiglie chiede loro la saggezza e il coraggio di fare l’esperienza di una grande apertura – sottolinea -. In questo senso la comunicazione della fede, al di là del proprio contesto familiare, si deve allargare spontaneamente ad altre famiglie, con i genitori degli amici dei propri figli, con famiglie che non appartengono alla comunità».

Quest’anno sono in particolare due le attenzioni. In primo luogo le nuove famiglie: «Un’altra apertura nella comunicazione della fede deve realizzarsi nei confronti delle famiglie nuove che entrano a far parte della comunità – sottolinea l’Arcivescovo -. Qui deve svilupparsi “il ministero dell’accoglienza”, chiamato a offrire attenzione, ascolto, familiarità, sostegno a chi si accosta per la prima volta a una comunità parrocchiale. Alcune esperienze positive vissute in diocesi dicono che si tratta di un ministero che merita di essere maggiormente valorizzato».

E’ la comunità che apre le porte, perché chiudere i cancelli impoverisce tutti. Un impegno che va oltre per una Chiesa che legge i segni dei tempi. Ed è la seconda attenzione della Festa. «Un’altra esperienza di comunicazione della fede deve raggiungere le famiglie straniere che abitano tra noi e che stanno diventando parte sempre più viva e numerosa delle nostre comunità – dice il Cardinale -. In questa nuova sfida di comunione spesso i ragazzi precedono gli adulti, ma tutta la comunità, proprio a partire dalle famiglie, sia pronta e desiderosa di condividere la fede con famiglie di altre provenienze e altre culture, con specifico riguardo ai ragazzi e giovani della cosiddetta seconda generazione. Ci vuole un cuore accogliente e ospitale da parte di tutti, presbiteri e laici, perché nessuno si senta solo o inconsapevolmente allontanato dalle nostre comunità».

La Festa della Famiglia è stata preparata con cura in queste settimane attraverso vari incontri nelle zone pastorali. La giornata potrà prevedere la celebrazione dell’Eucaristia con qualche attenzione alle presenze delle famiglie nuove: un saluto nell’introduzione, preghiere particolari per questa intenzione, il gesto della pace scambiato dal sacerdote con loro, un piccolo ricordo consegnato loro, una fotografia di gruppo al termine della Messa. Inoltre un momento di convivialità con un aperitivo o con un pranzo comunitario. Un incontro nel pomeriggio potrebbe consistere nella presentazione delle persone attraverso il racconto della storia della comunità e di ciò che questa fa per le famiglie.

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