Come Magdi Allam in San Pietro, a Pasqua molte persone - italiane e straniere - hanno ricevuto i sacramenti in diocesi di Milano. Per tutti si è trattato del compimento di un percorso graduale, impegnativo e "silenzioso", che aiuta a fare verità nella propria vita


Redazione

26/03/2008

di Paolo SARTOR
Responsabile del Servizio per il catecumenato

Il battesimo, nella notte di Pasqua, del giornalista egiziano Magdi Allam ha suscitato interesse per le conversioni degli adulti. In San Pietro il Papa ha battezzato sette catecumeni, ma in realtà i nuovi cristiani della diocesi di Roma sono stati oltre cento. Anche a Milano si è seguito un criterio analogo: l’Arcivescovo ha conferito personalmente battesimo, cresima e comunione a una piccola rappresentanza di candidati, mentre gli altri sono diventati cristiani nelle parrocchie nelle quali hanno svolto il cammino.

Chi ha assistito alla celebrazione svoltasi in Duomo si è forse stupito nel vedere tre neofiti italiani: Aurora, Valeria e Andrea. Talvolta infatti si pensa che questi percorsi di fede siano intrapresi solo da stranieri; il che non è più vero da tempo. Quest’anno, per esempio, i circa 140 candidati ai sacramenti nella diocesi di Milano erano per il 35-40% italiani. Emerge in ogni caso una notevole varietà di situazioni personali, di provenienze e di motivazioni. Ciò chiede a chi accompagna i catecumeni notevole apertura mentale e capacità di riconoscere le possibilità di cammino delle singole persone.

Negli ultimi tempi non poche parrocchie e comunità pastorali si stanno muovendo molto bene in questo campo non facile. Non è un ambito facile, perché spesso con i catecumeni bisogna partire “da zero”, offrendo un vero cammino di primo annuncio, e proseguendo con passo costante e graduale a dischiudere i tesori della fede e a far sperimentare la bellezza della vita fraterna.

Non è un campo facile per un’altra ragione: la scarsa visibilità di questo tipo di pastorale. Che cosa sono uno o due catecumeni in una parrocchia rispetto alle decine di famiglie che si incontrano in varie occasioni e alle centinaia di bambini e di ragazzi che frequentano i nostri ambienti?

Si comprende perciò come sia impegnativo lavorare con singole persone per tempi abbastanza prolungati: la tentazione di “tagliar corto” è all’ordine del giorno.

Eppure poter introdurre giovani e adulti nella Chiesa è un’esperienza decisiva per una comunità cristiana. Perché pone in contatto con l’origine, con le sorgenti della fede, con il bisogno di fare esperienza di Cristo per essere credenti. E’ in gioco l’identità cristiana e la capacità di aiutare le persone a conoscersi, a capire cosa desiderano davvero e ad assumersi liberamente l’onere di un cammino che fa verità nelle loro vite. Tutte cose che non si improvvisano. E che la Chiesa del nostro tempo non può rischiare, magari per buone ragioni, di lasciare ad altri.

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