Oltre 37 mila navigatori hanno seguito sulla Rete il filmato in cui Emiliano e Leandro raccontano la loro vocazione, e 170 hanno lasciato anche un commento. A conferma del dato rivelato da un'indagine di un paio d'anni fa: la dedizione religiosa continua a suscitare interesse tra i giovani


Redazione

24/04/2008

di Cristiano PASSONI

Il numero dei contatti effettivamente un poco impressiona. Youtube ne segnala ben 37275 e, forse, qualcun altro ancora se ne aggiungerà. Benché di gran lunga inferiori (al momento se ne contano 169), anche i commenti colpiscono. Così tante persone, nel mare sterminato e dai confini così incerti di Internet, si sono lasciate attrarre da un titolo quasi anacronistico e con poche promesse di impatto mediatico: vocazione, la scelta di diventare prete?

Qualcuno, tra i commentatori, lo segnala stupito: «Ma non erano in calo?». Effettivamente si attraversa qualche fatica. Da noi, a Milano, si vive tra qualche piccolo segno di ripresa e, come si dice, una sostanziale tenuta. Ma di bottiglie, certo, non se ne stappano! Fermo restando il fatto che risulta impresa disperata indagare tra gli oltre 37 mila visitatori e i 170 commentatori, distinguendo adeguatamente l’età, la formazione, i coinvolgimenti ecclesiali, oltre ai pensieri che abitano i cuori, un così largo interesse rimane un fatto che interroga. Forse, permette qualche domanda più ampia che vale la pena di ascoltare.

Che cosa evoca nei giovani d’oggi l’idea di vocazione? Come reagiscono a essa, come la interpretano? Si tratta, come si pensa normalmente, di un concetto distante dalla loro condizione di vita, che richiama significati antichi e difficilmente componibili con la cultura emergente, oppure di un termine che può essere declinato in forme nuove e vicine a quella cultura di sé che caratterizza il tempo presente? E, ancora, “vocazione” riguarda ciascun individuo nel compiersi della propria esistenza o si deve applicare soltanto a particolari percorsi di vita?

Qualche anno fa il noto sociologo Franco Garelli si è impegnato ad affrontare domande simili, intervistando un campione rappresentativo di ragazzi e ragazze dai 16 ai 29 anni (cfr Chiamati a scegliere. I giovani italiani di fronte alla vocazione, S. Paolo 2006). Ne sono emerse molte conferme circa il quadro complessivo, ma anche molte novità degne di nota.

I giovani non hanno una concezione univoca di vocazione: molteplici sono i significati a essa attribuiti, almeno quante le variegate visioni della realtà che essi conservano. Tuttavia le nuove generazioni non sembrano refrattarie all’idea di vocazione, intendendo per essa un progetto o un’idea di fondo cui ancorare l’esistenza.

Vocazione fa normalmente rima con realizzazione. È soddisfazione più che rinuncia ed è riconoscibile soprattutto in alcune scelte di vita caratterizzate dal forte impegno sociale. Effettivamente, fa pensare che il 57% degli intervistati ritiene la vocazione reversibile e l’11% ammette di aver pensato alla vita consacrata. Ciò significa, guardando ai numeri, che circa un milione di giovani, tra i 16 e i 29 anni, hanno preso in considerazione, almeno una volta, l’idea di consacrarsi. Di questi, il 20% (circa 200 mila giovani) ci hanno pensato per più di tre anni, poi hanno cambiato idea: davvero un dato strano per le considerazioni comuni sull’attuale popolazione giovanile.

Il fascino di una dedizione religiosa continua, dunque, ad attirare i giovani d’oggi. Ma dove sorge, come si sperimenta? È da qui che occorre ripartire. I numerosi racconti di vocazione cui mi capita di assistere mi rimandano sempre a un inizio che mantiene il fascino di una rottura e di una ripartenza. Un po’ come accadde a Giacobbe in quella notte di fuga, così come è raccontata dal libro della Genesi (cfr Gen 28).

Sorpreso dalla notte, Giacobbe prende una pietra come guanciale e si addormenta sotto le stelle. Ma accade qualcosa d’inaspettato. La notte apre gli occhi a Giacobbe, che vede ciò che non vedeva di giorno. Giacobbe ha una visione e ascolta un oracolo. Vede una scala che raggiunge il cielo e ascolta la voce di Dio che gli ripete le promesse fatte ai suoi padri e gli dà appuntamento per un nuovo incontro, nello stesso luogo. Quel luogo, di giorno solitario, di notte, si è popolato della presenza di Dio. Ma, insieme, resta in sospeso un appuntamento. Non lontano da qui troveremo le risposte più vere al fascino suscitato dai racconti di Emiliano e Leandro.

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