Nei giorni scorsi il 40° anniversario dell'enciclica di Paolo VI. Intervista a Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita italiano


Redazione

28/07/2008

«Il gravissimo dovere di trasmettere la vita umana, per il quale gli sposi sono liberi e responsabili collaboratori di Dio creatore, è sempre stato per essi fonte di grandi gioie, le quali, tuttavia, sono talvolta accompagnate da non poche difficoltà e angustie. In tutti i tempi l’adempimento di questo dovere ha posto alla coscienza dei coniugi seri problemi, ma col recente evolversi della società, si sono prodotti mutamenti tali da far sorgere nuove questioni, che la Chiesa non può ignorare, trattandosi di materia che tanto da vicino tocca la vita e la felicità degli uomini». Èl’ incipit dell’enciclica di Paolo VI Humanae Vitae, di cui il 25 luglio è ricorso il 40° anniversario di pubblicazione.

«Quando uscì l’enciclica fui colpito dal fatto che il Papa aveva avuto il coraggio di pronunciarsi controcorrente sul tema della contraccezione, anche se l’enciclica stessa era di più ampio respiro, concernendo la dignità dell’uomo in generale». È il ricordo di Carlo Casini, presidente del Movimento per la vita (Mpv) italiano.

«A me questo piacque moltissimo – prosegue Casini – perché mi fece sentire la forza del papato di Pietro che deve sapersi ergersi, anche da solo, contro gli errori. Oggi, a distanza di tanti anni, mi rendo sempre più conto del valore di quella presa di posizione veramente profetica, che ha cercato di investigare sul mistero grandioso della sessualità, lo strumento attraverso il quale la creazione che Dio ha effettuato miliardi di anni fa chiede sempre la collaborazione dell’uomo e della donna».

Si tratta, per il presidente del Mvp, della «chiamata di Dio a lavorare insieme con lui nel realizzare il fine stesso della stessa creazione che è l’uomo. Ogni generazione è creazione in atto ed è creazione che avviene attraverso la collaborazione di Dio e dell’uomo».

L’ Humanae Vitae indica proprio, per Casini, «lo sforzo del pensiero cristiano di opporsi alla banalizzazione del sesso, fonte dell’aborto e radice di tanti altri mali come il diffondersi della droga, della violenza». «Soprattutto nell’età adolescenziale – osserva Casini -, quando un ragazzo vuol sapere cosa ci sta a fare al mondo e non vuole essere un granello di sabbia, l’avere coscienza di un amore che è misteriosamente capace di generare, e quindi travalicare il tempo, e di un atto sessuale che esprime un’unità che riguarda il tutto e non solo il piacere sessuale salva da una povertà che conduce alla depressione».

In quarant’anni la situazione è ancora peggiorata? «Paradossalmente – risponde Casini – siamo in una stagione storica che in superficie è estremamente oscura, basti pensare agli attacchi contro la vita e alla marginalità del pensiero cristiano sulla sessualità; ma, se guardiamo la realtà in profondità, èanche un’epoca straordinaria, nel senso che tutti i puntelli sono caduti e l’edificio deve reggersi da solo».

Il presidente del Mpv si spiega: «Tutte le ragioni di superficie, esterne alla profondità dei problemi, sono cadute. Faccio un esempio: avere figli una volta significava avere braccia per lavorare la terra, un bastone per la vecchiaia, mentre oggi i figli sembrano essere diventati fonte di preoccupazione per tante ragioni. Questo significa la necessità di riscoprire in profondità il senso di voler un figlio».

Un discorso analogo si può fare per la fedeltà matrimoniale e la sessualità. «La fedeltà matrimoniale, e quindi la durata del matrimonio un tempo era garantita dalla donna perché non poteva mantenersi senza il sostegno del marito – dice Casini -. Oggi, invece, si deve riscoprire il senso della fedeltà. Per la sessualità la contraccezione in qualche modo ha fatto cadere il puntello: un tempo la non banalizzazione del sesso era ricercata soprattutto dalla donna perché ogni atto sessuale poteva generare un figlio e questo incideva negativamente sulla vita della donna stessa. La contraccezione ha eliminato tale aspetto e bisogna riscoprire il senso della sessualità».

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