Monsignor Eros Monti, vicario episcopale per la vita sociale, riflette sugli adempimenti richiesti dal cardinalòe Tettamanzi nella terza tappa del Percorso pastorale


Redazione

01/07/2008

di Pino NARDI

«L’adempimento principale si trova sparso lungo il testo della lettera che presuppone un ascolto attento di tutti, pastori e fedeli». Monsignor Eros Monti, vicario episcopale del Settore per la vita sociale della diocesi di Milano, riflette sulla terza tappa del Percorso pastorale, in particolare sugli adempimenti che il cardinale Tettamanzi sollecita a conclusione del cammino.

«Innanzitutto ritengo che sia l’accoglienza in profondità di questo messaggio, direi familiare, quasi personale, che l’Arcivescovo rivolge a ciascuno, perché la famiglia non diventi soltanto un oggetto di attenzione pastorale, ma un luogo di riferimento essenziale, dove la grazia del Signore si manifesta in modo speciale, unendo stabilmente due coniugi, dove la relazione si fa intensa, dove i valori, i significati della vita si rendono percepibili».

Il numero 35 del Percorso evidenzia in particolare alcuni adempimenti precisi… «Certo. Anzitutto l’importanza di vivere le quattro giornate che il calendario pastorale propone tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio – la Festa della famiglia, la Giornata per la vita, quella della solidarietà e quella mondiale del malato – come momenti da vivere unitariamente», sottolinea monsignor Monti.

Dunque, c’è la necessità di una visione più completa, meno frammentata: «L’Arcivescovo manda un segnale forte come segno che non dobbiamo guardare a ciascuno di questi contenuti della pastorale della nostra vita separatamente l’uno dall’altro, ma l’uno come riflesso dell’altro: la famiglia è il luogo dove anche la solidarietà, dove il lavoro, dove la malattia possono essere vissuti e accolti».

Un secondo grande adempimento è più specifico e riguarda l’attenzione che le comunità parrocchiali e pastorali, i decanati, danno alla famiglia nel suo complesso: «Non considerandola solo un contenuto dell’azione pastorale, ma un’attenzione costante – precisa il vicario di Settore -. Ad esempio un’Eucaristia può essere celebrata avendo come riferimento il singolo fedele o invece si può considerare la partecipazione attiva della famiglia dando spazio particolare ai bambini, ai ragazzi, ai giovani, si rende presente nei momenti liturgici, esprime le sue attese nella preghiera dei fedeli».

Tutta l’azione pastorale come le attività di un oratorio, le proposte della pastorale giovanile e degli adulti come vanno pensate? «Non diventa qualcosa di riferito al singolo credente sganciato da ogni contesto, ma tiene presente in ogni suo aspetto la realtà della famiglia. Pensiamo ad esempio il momento della benedizione natalizia come può essere caratterizzato in modo speciale da questa attenzione globale alla famiglia».

C’è poi un terzo adempimento, che è impegnativo. «È la proposta forte dell’Arcivescovo di riscrivere quella parte del progetto pastorale che le comunità hanno già elaborato in questi anni in relazione alla famiglia quasi come una traccia per il futuro, così che questo triennio sappia lasciare un’eredità di valore anche per il seguito. Anche questo l’Arcivescovo domanda di elaborare nel corso dell’anno pastorale e che entro la prossima estate ogni comunità parrocchiale o pastorale arrivi a riscrivere precisamente questa sezione».

Èuna sollecitazione a concludere questo terzo anno, ma per rilanciare? «Esatto – conclude mons. Monti -, credo che sia un’attenzione alla famiglia da interiorizzare, deve diventare coscienza comune condivisa dalle nostre comunità. Questo credo sia l’adempimento fondamentale che poi si intersecherà in una serie di attenzioni».

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