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Redazione Diocesi

Quando l’arcivescovo Giovanni Battista Montini rilanciò la tradizione dellafesta patronale per rileggere nell’attualità il magistero di Ambrogio, ebbeun’intuizione profetica: dopo gli anni della ricostruzione materiale e morale,Milano aveva bisogno di un supplemento d’anima. Parlando nella sua basilicasantambrosiana, pochi giorni dopo la chiusura della grande Missione di Milanodel 1957, disse: «Sant’Ambrogio trovò davanti a sé alcuni problemi che informa analoga e in proporzioni diverse si presentano anche a noi. Il problema,ad esempio, di fare cristiana una città priva ormai di fede religiosa».L’ansia pastorale di Montini perdura, e viene nutrita di anno in anno dagliarcivescovi che gli sono succeduti sulla cattedra ambrosiana – Colombo, Martinie Tettamanzi – che al pari del Santo Patrono non si sono sottrattidall’essere, all’occorrenza, «defensores civitatis», intercettando leurgenze del tempo e coniugandole con il disegno di Dio sulla storia degliuomini.

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