Dalla grotta di Lourdes, l'intervista al cardinale Dionigi Tettamanzi: «Mi si stringe il cuore a vedere i genitori dei bimbi malati». E ancora: «La fede semplice della gente può portare alle vette più alte».


Redazione

26/06/2008

di Filippo MAGNI

Dalla grotta di Lourdes, l’intervista al cardinale Dionigi Tettamanzi: «Mi si stringe il cuore a vedere i genitori dei bimbi malati». E ancora: «La fede semplice della gente può portare alle vette più alte». «La fede semplice può portare alle vette più alte». Lo dice il cardinale Dionigi Tettamanzi ai 5.000 fedeli che con lui hanno partecipato al pellegrinaggio diocesano a Lourdes. Il santuario è luogo di grande devozione, visitato ogni anno da milioni di famiglie che giungono nella città pirenaica animati dal desiderio di pregare davanti alla grotta della Madonna, accendere un cero, bere l’acqua benedetta.

LA FEDE SEMPLICE
«È naturale e bello – aggiunge l’arcivescovo milanese – che la fede si esprima attraverso gesti semplici e popolari. La possiamo chiamare una fede calda, e non è niente di meno che aderire a Gesù Salvatore del mondo». La fede semplice, precisa Tettamanzi, «è una strada aperta a tutti e porta alla meta più alta, non è una fede da poco».

I BAMBINI
Nei 3 giorni di pellegrinaggio il cardinale ha stretto centinaia di mani, incontrato migliaia di persone. Numerosissimi i piccoli, portati in pellegrinaggio dall’Unitalsi: «Il cuore mi si è allargato vedendo e baciando tanti bambini malati – confessa Tettamanzi -, ma ho sentito una stretta fortissima vedendo i loro genitori e i loro familiari. Con loro sono rimasto senza parole, ho solo stretto forte le loro mani, quando ho potuto».
Anche nella lettera pastorale da poco pubblicata, l’arcivescovo ha posto il problema dell’accompagnamento dei malati: ha fatto riferimento alla famiglia “che tanti pesi e sfide sostiene in occasione della malattia di uno dei suoi componenti”.
«La difficoltà di affiancare un parente malato è presente in migliaia di case – aggiunge dalla città francese -, ma qui a Lourdes è visibile, tra le mura domestiche no. Io auspico che ogni città diventi Lourdes e abbia la capacità di mettere i malati al centro dell’attenzione. Tutti i comuni dovrebbero cambiare nome e aggiungere “Lourdes” davanti al proprio, per sottolineare questa cura nei confronti di chi soffre».

LA PREGHIERA PER MILANO
Nel luogo dove 150 anni fa apparve la Madonna, cosa ha chiesto a Maria il cardinale per i fedeli ambrosiani e per la città di Milano? Quali sono state le sue preghiere di fronte alla grotta? «Il miracolo più semplice e più necessario – risponde – deve avvenire nelle strade, nei luoghi di lavoro e nelle case, perché tutti diventino capaci di accoglienza e perché si crei la disponibilità reciproca ad entrare nelle vite degli altri. Per Milano, una città ferita dall’incomunicabilità, chiedo il miracolo della condivisione».

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