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Tossani: «Remigrazione? Non produce sicurezza, lavoriamo per integrare»

Sul quotidiano cattolico la condirettrice di Caritas Ambrosiana parla della manifestazione di sabato 18 aprile a Milano: «Occorre costruire politiche che facciano leva sulle opportunità generate sia per il Paese di origine, sia per quello di destinazione»

16 Aprile 2026

«Cacciare fuori gli immigrati dall’Italia fa molta presa perché acquieta le paure suscitate da un fenomeno complesso. Ma non garantisce quella sicurezza che sembra l’unico aspetto considerato riguardo all’immigrazione». È uno dei passaggi che Erica Tossani, 44 anni, da settembre direttrice di Caritas Ambrosiana con don Paolo Selmi, tocca nell’intervista rilasciata a Giovanna Sciacchitano sul Remigration Summit in programma sabato 18 aprile in piazza Duomo a Milano, pubblicata nell’edizione di Avvenire oggi in edicola.

Tossani sottolinea la necessità di «lavorare su politiche di integrazione reale». Non solo per «etica cristiana», ma anche per «un diritto umano universalmente riconosciuto». E rileva una contraddizione: «Gli Stati fautori della remigrazione sono proprio quelli che creano le condizioni perché le immigrazioni crescano… Se facciamo le guerre, contribuiamo al cambiamento climatico con l’inquinamento folle, continuiamo a sfruttare le risorse umane ed economiche di quei Paesi, creiamo le condizioni perché il flusso migratorio non solo non si arresti, ma cresca sempre più»

Erica Tossani

Tossani ammette che «c’è una paura naturale e legittima, che non va condannata». Quindi «l’operazione della Caritas e insieme della Chiesa è quella di aiutare le persone ad abitare questa complessità senza cercare ricette facili, ma ingannevoli». Senza dimenticare che anche «le semplificazioni sono pericolose» e che occorre aiutare «a capire che ci sono problemi da affrontare (e che nessuno può fare sparire), ma che ci sono anche opportunità che se sfruttate possono portare un reale bene comune».

«Negli ultimi quattro anni la presenza di persone extracomunitarie irregolari nella nostra diocesi è quasi quadruplicata», nota Tossani. Persone «senza permesso di soggiorno, anche a causa di strumenti legislativi (basti pensare alla legge Bossi-Fini) ampiamente insufficienti». Si trovano quindi nella «impossibilità di vedere riconosciuti i propri diritti (dalla casa alla scuola, fino alla salute)», dato anche che «le procedure e i tempi di attesa sono lunghissimi».

Ma un altro aspetto che la condirettrice mette in rilievo è come «la popolazione migrante stia sopperendo a tanti nostri vulnus importanti. Dall’inverno demografico italiano ed europeo, all’occupazione e al fabbisogno di manodopera». Da qui la considerazione finale: «Il fenomeno migratorio andrebbe guardato nel suo complesso: aiuterebbe a costruire politiche che potrebbero anche far leva sulle opportunità generate sia per il Paese di origine, sia per quello di destinazione».