Al ricordo del giovane magistrato assassinato dalla mafia agrigentina nel 1990, di cui è in corso la causa di beatificazione, è dedicato un convegno in Cattolica a cui interviene l’Arcivescovo

Rosario Livatino
Il giudice Rosario Livatino

Il 21 settembre 1990 la Stidda (la mafia di Agrigento) uccideva il magistrato Rosario Livatino, 38 anni, giudice a latere presso il Tribunale del capoluogo siciliano. Nella sua attività si era occupato di quella che sarebbe esplosa come la Tangentopoli siciliana e aveva messo a segno numerosi colpi nei confronti della mafia, attraverso lo strumento della confisca dei beni. Impegnato fin dagli anni degli studi liceali nell’Azione Cattolica, Livatino era un cattolico convinto e praticante. Giovanni Paolo II lo definì «martire della giustizia e indirettamente della fede». Il 21 settembre 2011 a Canicattì è stato avviato il processo diocesano di beatificazione, che tra i testimoni ha visto anche uno dei suoi killer. La fase diocesana si è conclusa nel 2018 ad Agrigento e si è già a conoscenza di due presunti miracoli attribuiti all’intercessione del Servo di Dio (in attesa di verifica).

«Il ruolo del giudice nella società che cambia» – tema di una conferenza tenuta da Livatino nel 1984 presso il Rotary Club di Canicattì – dà il titolo al convegno in suo ricordo in programma martedì 12 marzo, alle 14.30, nell’aula Pio XI dell’Università Cattolica di Milano (largo Gemelli 1). A promuoverlo è il Dipartimento di Scienze giuridiche dell’ateneo, in collaborazione con l’Alta Scuola “Federico Stella” sulla Giustizia penale, la Scuola Superiore della Magistratura e Volarte Italia.

Dopo i saluti introduttivi del rettore Franco Anelli, di monsignor Claudio Giuliodori (assistente ecclesiastico generale), di Stefano Solimano (preside della Facoltà di Giurisprudenza), di Antonio Albanese (direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche), di Cristina Marzagalli (della Scuola Superiore della Magistratura, Struttura territoriale di formazione decentrata del Distretto di Milano) e di Daniele Pizzi (avvocato e vicepresidente di Volarte Italia), sotto il coordinamento di Gabrio Forti (direttore dell’Alta Scuola “Federico Stella” sulla Giustizia penale, professore ordinario di Diritto penale e Criminologia in Cattolica), intervengono monsignor Mario Delpini (arcivescovo di Milano e presidente dell’Istituto Toniolo), Giovanni Canzio (primo presidente emerito della Suprema Corte di Cassazione) e Francesco Palazzo (professore emerito di Diritto penale all’Università degli Studi di Firenze).

Seguirà una tavola rotonda su «Le misure di prevenzione e i diritti fondamentali della persona», coordinata da Adriano Scudieri (sostituto procuratore alla Procura della Repubblica di Milano), con gli interventi di Raffaele Cantone (presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione), Alessandra Dolci (procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Milano), Fabio Roia (presidente della Sezione Misure di prevenzione al Tribunale di Milano) e Gianluca Varraso (professore ordinario di Diritto processuale penale in Cattolica).

 

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