Secondo il Rapporto curato nel 2013 il 65,3% dei giovani esprimono fiducia in esso più che nelle istituzioni

Rapporto Giovani

 

 

Circa due terzi dei giovani non ha mai fatto esperienze di volontariato e del terzo restante solo il 6% vi si dedica abitualmente. È ciò che mostravano i dati del Rapporto Giovani 2013, tenendo sempre però ben presente la necessità di inserire il tema del volontariato dentro un contesto in cui le forme di partecipazione sociale vanno significativamente modificandosi.

Comunque i giovani, in generale, hanno verso il volontariato un atteggiamento di fiducia elevato e ben più alto rispetto a quasi tutte le altre istituzioni e organizzazioni. Nel range di fiducia tra 1 e 10, il 65,3% di loro ha assegnato un voto pari o superiore al 6 e la votazione media si è assestata al 6,10. L’ambito verso il quale i giovani tendono a esprimere maggiore fiducia è la ricerca scientifica, che ha ottenuto ben il 75,3% di voti sufficienti per attestarsi su un voto medio di 6,8. Al secondo posto troviamo appunto il volontariato verso il quale, come già ricordato, hanno espresso un voto positivo il 65,3% dei giovani intervistati. Seguono ospedali, quindi forze dell’ordine, piccole e medie imprese. La scuola e l’università continuano a stare, seppure con fatica, nell’area della sufficienza, avendo ottenuto il 51,5% di voti positivi con una media voto di 5,3. Si attestano invece attorno a un voto medio di 4,5 i social network e i giornali, rispettivamente con il 36% e il 35,7% di voti positivi. Hanno una votazione media vicina o leggermente superiore al 4 la Presidenza della Repubblica, la Chiesa cattolica, l’Unione europea, il Comune, la Regione. Restano ben al di sotto le banche, mentre la fiducia nei confronti dei partiti politici è la più bassa in assoluto.

È chiaro il trend generale, che vede una maggiore propensione a dare credito alle istituzioni più cresce la formazione acquisita, anche se negli ultimi anni nei giovani stessi è aumentata la consapevolezza che il successo professionale non dipende solo dal titolo di studio, ma anche da competenze che si acquisiscono fuori dalle mura scolastiche, mettendosi direttamente alla prova con la realtà lavorativa e sociale.

Questi motivi, assieme al desiderio di riconoscimento sociale e al senso di appartenenza comunitaria, hanno fatto crescere negli ultimi anni l’attenzione dei giovani verso attività di volontariato e di servizio civile. Dove questa predisposizione viene incoraggiata e sostenuta da proposte di valore e in sintonia con nuove sensibilità e interessi delle nuove generazioni si è osservata anche una crescita effettiva di partecipazione.

L’impressione è che in Italia ci sia un’ampia domanda di partecipazione sociale dei giovani, che non ha finora trovato adeguati strumenti di valorizzazione. I dati della ricerca di approfondimento del «Rapporto giovani» condotta a fine 2014 confermano questa impressione, arricchendo ulteriormente il quadro in relazione anche alle nuove proposte del Governo, in particolare al «Servizio civile universale».

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