C’è una generazione che tiene insieme tutto senza fare rumore: figli e genitori anziani, lavoro e famiglia, relazioni e responsabilità. È la cosiddetta “generazione sandwich”, composta soprattutto da donne tra i 45 e i 60 anni che si trovano a sostenere contemporaneamente figli ancora dipendenti e genitori fragili. Più che stare “in mezzo”, significa mantenere un equilibrio continuo e spesso invisibile.
In Italia non esiste una statistica ufficiale del fenomeno, ma i numeri ne mostrano la portata. Circa 7 milioni di persone si prendono cura regolarmente di un familiare non autosufficiente e si stima che tra 3 e 5 milioni vivano pienamente questa doppia responsabilità. Non si tratta di casi isolati, ma di una realtà destinata a crescere.
Le cause sono legate ai cambiamenti demografici. Quasi un quarto degli italiani ha più di 65 anni, mentre le nascite continuano a diminuire. «Non è solo l’aumento della longevità – spiega Franca Maino, docente di Politiche sociali e del lavoro all’Università di Milano -. Pesano anche famiglie più piccole, reti di sostegno ridotte, maggiore occupazione femminile e il rinvio della genitorialità». Il risultato è una concentrazione del lavoro di cura su un numero sempre più ristretto di persone.
La metafora del sandwich, però, rischia di essere semplificante. Come osserva la psicoterapeuta Giovanna Capolongo, la vita di questi adulti è attraversata contemporaneamente da più dimensioni: figli, genitori anziani, lavoro, casa e relazione di coppia. Non è soltanto una questione organizzativa, ma anche emotiva. A ciò si aggiunge una tensione particolare: da un lato figli che chiedono autonomia, dall’altro genitori che cercano di conservarla. In mezzo, adulti chiamati a proteggere entrambi.
Anche il lavoro assume un ruolo ambiguo. È indispensabile sul piano economico, ma spesso passa in secondo piano rispetto alle esigenze di cura. Questo alimenta la sensazione di non riuscire mai a fare abbastanza né in famiglia né sul lavoro.
Il peso continua inoltre a gravare soprattutto sulle donne. «Non solo lavorano – sottolinea Maino -, ma organizzano e coordinano tutto». Un impegno spesso invisibile che può tradursi, nel tempo, in carriere più fragili, redditi inferiori e pensioni meno sicure.
Abbonati al mensile e leggi il servizio completo



