Secondo le Nazioni Unite circa il 40% della popolazione africana è portatrice di disabilità, di cui 10-15% bambini in età scolare. Tommaso Sartori parla del progetto “Disability" a favore delle persone più svantaggiate e della sensibilizzazione per ridurre pregiudizi e discriminazioni

di Enrico Casale

Celim Zambia

Sostegno medico e psicologico, formazione professionale, ma anche lotta allo stigma sociale: è in questa direzione che si snoda il lavoro a fianco dei disabili in Africa portato avanti da Celim (Ong laica di ispirazione cattolica con sede a Milano). Un lavoro complesso fatto di attenzioni verso i portatori di handicap, ma anche verso i familiari, i vicini di casa, gli insegnanti, i datori di lavoro.

Un tema quello della disabilità in Africa, poco dibattuto, Eppure, secondo le statistiche delle Nazioni Unite, circa il 40% della popolazione africana (tra cui il 10-15% dei bambini in età scolare) è portatrice di disabilità. Circa 300 milioni di persone che convivono con handicap causati da malnutrizione e malattie, rischi ambientali, incidenti stradali e industriali, conflitti civili e guerra. E il numero di persone con disabilità continua ad aumentare.

Ne abbiamo parlato con Tommaso Sartori, project manager di Celim in Zambia. Nel Paese, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, vivono due milioni di persone affette da disabilità (15% della popolazione). In Zambia esiste una legge (Disability Act 2012) che dovrebbe aiutare la famiglie e i disabili. La mancanza di fondi ha fatto sì che questa norma sia completamente disattesa e manchino quindi mezzi, infrastrutture, formazione specifica.

Così Celim ha dato vita, in collaborazione con Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, suore francescane missionarie di Assisi e agenzie locali di collocamento, a «Disability», un progetto rivolto ai portatori di handicap. L’obiettivo è ambizioso e va dal miglioramento dell’offerta educativa (garantendo un’istruzione di qualità, strutture adeguate e insegnanti preparati), all’aumento delle opportunità lavorative (campagne di sensibilizzazione per i datori di lavoro, avvio della produzione di manufatti da parte di disabili e distribuzione di appezzamenti agricoli alle famiglie delle persone con handicap), a una migliore assistenza sanitaria.

«Lo sforzo per migliorare le condizioni di vita dei disabili è indispensabile – osserva Sartori -, ma a esso va aggiunto un lavoro continuo di sensibilizzazione in ambito familiare e comunitario per ridurre i pregiudizi e le discriminazioni che gravano ancora sui diversamente abili».

In Zambia è ancora forte lo stigma sociale nei confronti del mondo dell’handicap. La disabilità è vista come il frutto di una maledizione. Quindi le famiglie tendono a nascondere i disabili. «Lo zambiano medio – continua Sartori – non discrimina l’handicappato. Mi è capitato di vedere uomini e donne avvicinare i disabili, parlare con loro, avere con essi un rapporto sereno. Detto questo, nelle famiglie c’è ancora un senso di vergogna, forse di disagio, che fa sì che di disabilità non si parli e che le persone con handicap siano relegate in casa».

Per superare questa situazione, il progetto «Disability» prevede una collaborazione con il ministero della Sanità per realizzare attività di sensibilizzazione attraverso conferenze. «Stiamo inoltre attivando – conclude Sartori – una serie di incontri in vari quartieri appoggiandoci alle parrocchie. L’obiettivo è far passare un’immagine diversa della disabilità. Far capire che chi vive con un handicap è una risorsa per tutta la comunità e non una vergogna da nascondere».

Vuoi sostenere il progetto? Scopri come sul sito www.celim.it

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