Il fenomeno è iniziato dopo la caduta del regime: tante le ragazze imbrogliate nel Paese di origine e mandate in Italia a prostituirsi. Parla don Alexandru Cobzaru

di Francesco CHIAVARINI
Redazione

Don Alexandru Cobzaru è il direttore della Caritas della Diocesi di Bucarest e vicepresidente della Caritas nazionale rumena. Quando la Romania entrò in Europa nel 2007, in Italia ci fu chi gridò all’invasione. E ancora oggi sui giornali si leggono affermazioni non sempre amichevoli verso i rumeni. Gli italiani hanno pregiudizi? "Ho raccolto diversi pareri di miei connazionali emigrati nel vostro Paese – risponde il sacerdote -. C’è chi dice di sentirsi apprezzato come lavoratore e di non avere nessun problema. Ma c’è anche chi mi fa osservare che, soprattutto sui media, l’atteggiamento è spesso prevenuto. Mi fanno spesso un esempio: se un italiano commette un reato, il giorno dopo c’è un articolo. Se, invece, a sbagliare è un rumeno, allora se ne parla sui giornali e in televisione per giorni. E questo atteggiamento, naturalmente, dispiace. Dà l’impressione di non sentirsi accolti, di essere guardati con sospetto».

Al contrario, quali sono i pregiudizi che nutrite verso gli italiani?
L’Italia è famosa in Romania e nel mondo per l’arte, il gusto, lo stile di vita, la moda. Ma anche per la mafia e la camorra. Al contrario, voi confondete troppo facilmente i rumeni con i rom. Mentre i rom sono anche in Romania una minoranza con la quale storicamente abbiamo avuto problemi e il cui percorso di integrazione anche qui non è ancora concluso. Quando è accaduto l’omicidio Reggiani a Roma, a Bucarest sono scesi in piazza tantissimi cittadini per solidarizzare con voi. Ogni Paese ha qualcosa di buono e di cattivo. Sarebbe un peccato che per qualche episodio, ognuno cercasse di buttare fango negli occhi dell’altro. Italiani e rumeni sono popoli fratelli, abbiamo le stesse origini latine. Oggi la nostra gente viene in Italia a svolgere quei lavori che non volete più fare e contribuisce così alla vostra economia. Dico che questa è un’occasione storica per ritrovare e valorizzare ciò che ci unisce.

Verissimo, don Alexandru, ma dalla Romania proviene anche la maggior parte delle donne che si prostituisce sulle strade di Milano. Come è iniziato il fenomeno e come pensa lo si debba contrastare?
Il fenomeno è apparso dopo la rivoluzione del 1989. Ed è iniziato a Bucarest, dove arrivavano i camion dall’Europa per portare i prodotti occidentali. I camionisti si fermavano per una sosta nei parcheggi e lì trovavano le ragazze. Mi ricordo che una sera ricevo nel mio ufficio di Bucarest una telefonata: era una suora di un ospedale di Brescia che mi diceva che una ragazza rumena era stata ricoverata, perché si era buttata dal quarto piano della casa dove era stata richiusa dal suo aguzzino. La suora mi chiedeva se potevo parlare con la famiglia della ragazza per capire se era disposta a riprendersela. Andai dal padre e venni a sapere com’era cominciata tutta la storia. La ragazza era in piazza a festeggiare con altri giovani la caduta del regime. Mentre cantano e ballano, le si avvicina un italiano che le dice: "Che cosa fai qui? Tu sei bellissima, avresti un futuro in Italia nel mondo dello spettacolo". In pochi giorni le fa avere il visto e i documenti. E lei parte. Solo che in Italia invece di fare la ballerina, viene messa sulla strada. Ecco il fenomeno è iniziato così. Poi è nata la rete tra rumeni, bulgari, kosovari e italiani che ancora oggi controlla il traffico. Però, bisogna essere onesti: le ragazze rumene non sarebbero venute a prostituirsi se non ci fosse stata la richiesta degli italiani. Per questo penso che per contrastare la tratta, dobbiamo lavorare insieme: in Italia dovete occuparvi degli uomini che vanno con le ragazze e in Romania dobbiamo far capire alle ragazze i rischi che corrono. Don Alexandru Cobzaru è il direttore della Caritas della Diocesi di Bucarest e vicepresidente della Caritas nazionale rumena. Quando la Romania entrò in Europa nel 2007, in Italia ci fu chi gridò all’invasione. E ancora oggi sui giornali si leggono affermazioni non sempre amichevoli verso i rumeni. Gli italiani hanno pregiudizi? "Ho raccolto diversi pareri di miei connazionali emigrati nel vostro Paese – risponde il sacerdote -. C’è chi dice di sentirsi apprezzato come lavoratore e di non avere nessun problema. Ma c’è anche chi mi fa osservare che, soprattutto sui media, l’atteggiamento è spesso prevenuto. Mi fanno spesso un esempio: se un italiano commette un reato, il giorno dopo c’è un articolo. Se, invece, a sbagliare è un rumeno, allora se ne parla sui giornali e in televisione per giorni. E questo atteggiamento, naturalmente, dispiace. Dà l’impressione di non sentirsi accolti, di essere guardati con sospetto».Al contrario, quali sono i pregiudizi che nutrite verso gli italiani?L’Italia è famosa in Romania e nel mondo per l’arte, il gusto, lo stile di vita, la moda. Ma anche per la mafia e la camorra. Al contrario, voi confondete troppo facilmente i rumeni con i rom. Mentre i rom sono anche in Romania una minoranza con la quale storicamente abbiamo avuto problemi e il cui percorso di integrazione anche qui non è ancora concluso. Quando è accaduto l’omicidio Reggiani a Roma, a Bucarest sono scesi in piazza tantissimi cittadini per solidarizzare con voi. Ogni Paese ha qualcosa di buono e di cattivo. Sarebbe un peccato che per qualche episodio, ognuno cercasse di buttare fango negli occhi dell’altro. Italiani e rumeni sono popoli fratelli, abbiamo le stesse origini latine. Oggi la nostra gente viene in Italia a svolgere quei lavori che non volete più fare e contribuisce così alla vostra economia. Dico che questa è un’occasione storica per ritrovare e valorizzare ciò che ci unisce.Verissimo, don Alexandru, ma dalla Romania proviene anche la maggior parte delle donne che si prostituisce sulle strade di Milano. Come è iniziato il fenomeno e come pensa lo si debba contrastare?Il fenomeno è apparso dopo la rivoluzione del 1989. Ed è iniziato a Bucarest, dove arrivavano i camion dall’Europa per portare i prodotti occidentali. I camionisti si fermavano per una sosta nei parcheggi e lì trovavano le ragazze. Mi ricordo che una sera ricevo nel mio ufficio di Bucarest una telefonata: era una suora di un ospedale di Brescia che mi diceva che una ragazza rumena era stata ricoverata, perché si era buttata dal quarto piano della casa dove era stata richiusa dal suo aguzzino. La suora mi chiedeva se potevo parlare con la famiglia della ragazza per capire se era disposta a riprendersela. Andai dal padre e venni a sapere com’era cominciata tutta la storia. La ragazza era in piazza a festeggiare con altri giovani la caduta del regime. Mentre cantano e ballano, le si avvicina un italiano che le dice: "Che cosa fai qui? Tu sei bellissima, avresti un futuro in Italia nel mondo dello spettacolo". In pochi giorni le fa avere il visto e i documenti. E lei parte. Solo che in Italia invece di fare la ballerina, viene messa sulla strada. Ecco il fenomeno è iniziato così. Poi è nata la rete tra rumeni, bulgari, kosovari e italiani che ancora oggi controlla il traffico. Però, bisogna essere onesti: le ragazze rumene non sarebbero venute a prostituirsi se non ci fosse stata la richiesta degli italiani. Per questo penso che per contrastare la tratta, dobbiamo lavorare insieme: in Italia dovete occuparvi degli uomini che vanno con le ragazze e in Romania dobbiamo far capire alle ragazze i rischi che corrono.

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