Violento e volgare attacco della Lega Nord all'Arcivescovo di Milano bollato come "onorevole", "imam", "clericale di sinistra". Il Cardinale: «Sono sereno, in questo momento riscopro il dono della libertà che trova radice e forza nella responsabilità. Se assalito continuo a fare il buon pastore»

di Pino NARDI
Redazione Diocesi

«Sono sereno, in questo momento riscopro il dono della libertà che trova radice e forza nella responsabilità». E’ il giorno di S. Ambrogio: con parole chiare, ferme, ma “serene”, il cardinale Tettamanzi risponde così ai violenti attacchi della Lega Nord, attraverso le pagine de La Padania e le dichiarazioni dei ministri Calderoli e Castelli. Il Carroccio non è nuovo a queste prese di posizione strumentali, demagogiche e volgari all’indirizzo di un pastore della Chiesa che è mosso esclusivamente dal Vangelo e dal bene dell’uomo. Ma basta questo per scatenare reazioni di chi evidentemente poco sa.
«La mia bussola è la parola del Vangelo e le esigenze profonde stampate in ogni persona. Se assalito continuo a fare il buon pastore», sottolinea l’Arcivescovo, senza per nulla farsi intimidire. E a chi lo accusa di fare politica, risponde: «Se politica vuol dire amare la polis, allora tutti dovrebbero fare politica».
L’aggressione leghista nasce dopo il Discorso alla città, tradizionale intervento del Cardinale rivolto alle istituzioni pubbliche e alla cittadinanza. E’ il momento per eccellenza in cui il pastore della Chiesa si rivolge a tutti, in pieno spirito ambrosiano.
Un discorso a 360 gradi, nel quale l’Arcivescovo sollecita Milano a tornare grande recuperando la propria storia di solidarietà e integrazione, di accoglienza nella legalità di chi arriva in città; di attenzione alle fasce più deboli, dai più piccoli – con la mancanza di asili nido – ai ragazzi, ai giovani senza un futuro davanti, alla solitudine degli anziani. Ricorda per esempio l’istituzione del Fondo rivolto a chi ha perso il posto di lavoro, sottolinea che vanno rispettati tutti i diritti umani anche quelli dei rom, che vanno sollecitati a una integrazione fatta di diritti e doveri, da parte di tutti.Insomma un appello a una nuova alleanza tra istituzioni pubbliche e la società civile, fatta di tante generosità da valorizzare. Il tutto con una nuova sobrietà, via privilegiata della solidarietà.
Un Discorso di ampio respiro (sul portale ulteriori approfondimenti), che nella “lettura” fatta dalla Lega diventa un attacco all'”Onorevole Tettamanzi”, come titolava a tutta pagina La Padania del 6 dicembre. Nell’articolo, un affondo ancora più pesante: «Cardinale o imam? Se lo chiedono in molti. Tettamanzi la città la vive poco».
Risponde l’Arcivescovo: «Non so se ce n’è un altro in così alto loco che stia così in mezzo alla gente». E’ proprio la cifra pastorale del suo episcopato e sua personale: stare tra la gente, stringere tante mani, sentire le angosce e le speranze di tutti quello che caratterizza il ministero del Cardinale. Eppure c’è chi ritiene di avere il monopolio del sentire comune, di essere portavoce esclusivo degli umori della gente.
Rincara la dose il ministro Roberto Calderoli: «Tettamanzi con il suo territorio non c’entra proprio nulla, sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia». Parole che si qualificano da sé. Detto poi a un brianzolo doc e prete ambrosiano�
E perché non parlerebbe ai milanesi? «Perché, per esempio Tettamanzi non è mai intervenuto in difesa del crocifisso? Perché parla solo dei rom?», risponde Calderoli. Evidentemente è disinformato. Più volte l’Arcivescovo è intervenuto nei giorni scorsi sulla vicenda del crocifisso. L’ultima proprio nel Discorso alla città: «E non dimentichiamo che quella di Cristo è una presenza che ha i segni del crocifisso – ha detto in S. Ambrogio – che sa attraversare le situazioni umane di fatica e di sofferenza assumendole, facendosene carico. Conserviamo la presenza del crocifisso, simbolo cristiano ma anche simbolo profondamente umano. Di fronte ad esso siamo tutti richiamati a interrogarci sul significato che hanno il soffrire e il morire, così come possiamo ritrovare la speranza per superare le situazioni di dolore e di morte. Ma il crocifisso è risorto! Non limitiamoci a considerare il crocifisso come segno di un’identità. Dobbiamo passare dal simbolo alla realtà, alla realtà di Gesù Cristo morto e risorto e veniente, persona viva, concreta, incontrabile, sperimentabile. Conserviamolo questo simbolo, ma soprattutto viviamolo con umile, forte, gioiosa coerenza».Tra gli attacchi leghisti non è mancato anche quello del viceministro Roberto Castelli, bollando il Cardinale come «un classico esempio di clericale di sinistra di cui non condividiamo le idee».L’Arcivescovo nel Pontificale di S. Ambrogio ha ricordato che i vescovi hanno il compito di «vigilare sul gregge e così difenderlo dagli assalti delle bestie spirituali, ossia dagli errori di quei lupi rapaci che sono gli eretici». «Sono sereno, in questo momento riscopro il dono della libertà che trova radice e forza nella responsabilità». E’ il giorno di S. Ambrogio: con parole chiare, ferme, ma “serene”, il cardinale Tettamanzi risponde così ai violenti attacchi della Lega Nord, attraverso le pagine de La Padania e le dichiarazioni dei ministri Calderoli e Castelli. Il Carroccio non è nuovo a queste prese di posizione strumentali, demagogiche e volgari all’indirizzo di un pastore della Chiesa che è mosso esclusivamente dal Vangelo e dal bene dell’uomo. Ma basta questo per scatenare reazioni di chi evidentemente poco sa.«La mia bussola è la parola del Vangelo e le esigenze profonde stampate in ogni persona. Se assalito continuo a fare il buon pastore», sottolinea l’Arcivescovo, senza per nulla farsi intimidire. E a chi lo accusa di fare politica, risponde: «Se politica vuol dire amare la polis, allora tutti dovrebbero fare politica».L’aggressione leghista nasce dopo il Discorso alla città, tradizionale intervento del Cardinale rivolto alle istituzioni pubbliche e alla cittadinanza. E’ il momento per eccellenza in cui il pastore della Chiesa si rivolge a tutti, in pieno spirito ambrosiano.Un discorso a 360 gradi, nel quale l’Arcivescovo sollecita Milano a tornare grande recuperando la propria storia di solidarietà e integrazione, di accoglienza nella legalità di chi arriva in città; di attenzione alle fasce più deboli, dai più piccoli – con la mancanza di asili nido – ai ragazzi, ai giovani senza un futuro davanti, alla solitudine degli anziani. Ricorda per esempio l’istituzione del Fondo rivolto a chi ha perso il posto di lavoro, sottolinea che vanno rispettati tutti i diritti umani anche quelli dei rom, che vanno sollecitati a una integrazione fatta di diritti e doveri, da parte di tutti.Insomma un appello a una nuova alleanza tra istituzioni pubbliche e la società civile, fatta di tante generosità da valorizzare. Il tutto con una nuova sobrietà, via privilegiata della solidarietà. Un Discorso di ampio respiro (sul portale ulteriori approfondimenti), che nella “lettura” fatta dalla Lega diventa un attacco all'”Onorevole Tettamanzi”, come titolava a tutta pagina La Padania del 6 dicembre. Nell’articolo, un affondo ancora più pesante: «Cardinale o imam? Se lo chiedono in molti. Tettamanzi la città la vive poco». Risponde l’Arcivescovo: «Non so se ce n’è un altro in così alto loco che stia così in mezzo alla gente». E’ proprio la cifra pastorale del suo episcopato e sua personale: stare tra la gente, stringere tante mani, sentire le angosce e le speranze di tutti quello che caratterizza il ministero del Cardinale. Eppure c’è chi ritiene di avere il monopolio del sentire comune, di essere portavoce esclusivo degli umori della gente.Rincara la dose il ministro Roberto Calderoli: «Tettamanzi con il suo territorio non c’entra proprio nulla, sarebbe come mettere un prete mafioso in Sicilia». Parole che si qualificano da sé. Detto poi a un brianzolo doc e prete ambrosiano�E perché non parlerebbe ai milanesi? «Perché, per esempio Tettamanzi non è mai intervenuto in difesa del crocifisso? Perché parla solo dei rom?», risponde Calderoli. Evidentemente è disinformato. Più volte l’Arcivescovo è intervenuto nei giorni scorsi sulla vicenda del crocifisso. L’ultima proprio nel Discorso alla città: «E non dimentichiamo che quella di Cristo è una presenza che ha i segni del crocifisso – ha detto in S. Ambrogio – che sa attraversare le situazioni umane di fatica e di sofferenza assumendole, facendosene carico. Conserviamo la presenza del crocifisso, simbolo cristiano ma anche simbolo profondamente umano. Di fronte ad esso siamo tutti richiamati a interrogarci sul significato che hanno il soffrire e il morire, così come possiamo ritrovare la speranza per superare le situazioni di dolore e di morte. Ma il crocifisso è risorto! Non limitiamoci a considerare il crocifisso come segno di un’identità. Dobbiamo passare dal simbolo alla realtà, alla realtà di Gesù Cristo morto e risorto e veniente, persona viva, concreta, incontrabile, sperimentabile. Conserviamolo questo simbolo, ma soprattutto viviamolo con umile, forte, gioiosa coerenza».Tra gli attacchi leghisti non è mancato anche quello del viceministro Roberto Castelli, bollando il Cardinale come «un classico esempio di clericale di sinistra di cui non condividiamo le idee».L’Arcivescovo nel Pontificale di S. Ambrogio ha ricordato che i vescovi hanno il compito di «vigilare sul gregge e così difenderlo dagli assalti delle bestie spirituali, ossia dagli errori di quei lupi rapaci che sono gli eretici».

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