L'ascolto della parola dei vescovi non è una minaccia per la laicità, il cui primo significato è il rispetto delle verità che scaturiscono dalla ragione aperta al bene integrale dell'uomo

Marco DOLDI
Redazione

I deputati devono essere liberi dall’influenza di qualunque autorità. Affermazioni pienamente condivisibili. Conformi tra l’altro al Magistero, ormai da mezzo secolo a questa parte. Fuori della Chiesa questi slogan vengono ripetuti quando si teme che il dibattito democratico prenda una piega diversa, rispetto ai convincimenti o agli interessi di taluni.
Così, per esempio, avviene in queste delicate fasi dell’approvazione della legge sul testamento biologico. Se questa andasse nella direzione della piena autonomia di chi decide le condizioni del far morire, allora la laicità sarebbe salva. Se, invece, andasse a riconoscere l’indisponibilità della propria e altrui vita, allora sarebbe frutto dell’ingerenza del Vaticano.
Questo modo di pensare non giova per nulla al sereno dibattito pubblico. Intanto, si dovrebbero utilizzare con un po’ più di competenza – rispetto? – termini che indicano a diverso titolo il mondo religioso: il Vaticano è uno Stato, necessario per garantire al Santo Padre l’autonomia della propria missione spirituale. Certo, mantiene rapporti con tanti Stati del mondo, ma non a fini politici e neanche per condizionarne la vita interna. Piuttosto, si preoccupa della promozione di quei beni spirituali, necessari alla promozione della persona, come, per esempio, la libertà religiosa. A questo livello, la forza del Vaticano è la diplomazia. Sarebbe ingenuo pensare che il Vaticano “confezioni” leggi per altri.
Soprattutto, grazie agli organismi vaticani, il Santo Padre esercita la sua missione di Pastore, offrendo a credenti e non, comunque a uomini disposti ad ascoltarlo, l’insegnamento che gli compete, in quanto Vicario di Cristo. La sua forza è unicamente quella spirituale di chi parla alle coscienze e ai cuori. In comunione con lui i vescovi sparsi nel mondo ripropongono la medesima parola e la applicano nelle diverse circostanze. Non disponendo i vescovi di mezzi coattivi, ciascuno è libero di accettare o meno la loro parola. I deputati devono essere liberi dall’influenza di qualunque autorità. Affermazioni pienamente condivisibili. Conformi tra l’altro al Magistero, ormai da mezzo secolo a questa parte. Fuori della Chiesa questi slogan vengono ripetuti quando si teme che il dibattito democratico prenda una piega diversa, rispetto ai convincimenti o agli interessi di taluni.Così, per esempio, avviene in queste delicate fasi dell’approvazione della legge sul testamento biologico. Se questa andasse nella direzione della piena autonomia di chi decide le condizioni del far morire, allora la laicità sarebbe salva. Se, invece, andasse a riconoscere l’indisponibilità della propria e altrui vita, allora sarebbe frutto dell’ingerenza del Vaticano.Questo modo di pensare non giova per nulla al sereno dibattito pubblico. Intanto, si dovrebbero utilizzare con un po’ più di competenza – rispetto? – termini che indicano a diverso titolo il mondo religioso: il Vaticano è uno Stato, necessario per garantire al Santo Padre l’autonomia della propria missione spirituale. Certo, mantiene rapporti con tanti Stati del mondo, ma non a fini politici e neanche per condizionarne la vita interna. Piuttosto, si preoccupa della promozione di quei beni spirituali, necessari alla promozione della persona, come, per esempio, la libertà religiosa. A questo livello, la forza del Vaticano è la diplomazia. Sarebbe ingenuo pensare che il Vaticano “confezioni” leggi per altri.Soprattutto, grazie agli organismi vaticani, il Santo Padre esercita la sua missione di Pastore, offrendo a credenti e non, comunque a uomini disposti ad ascoltarlo, l’insegnamento che gli compete, in quanto Vicario di Cristo. La sua forza è unicamente quella spirituale di chi parla alle coscienze e ai cuori. In comunione con lui i vescovi sparsi nel mondo ripropongono la medesima parola e la applicano nelle diverse circostanze. Non disponendo i vescovi di mezzi coattivi, ciascuno è libero di accettare o meno la loro parola. Condizionamento e libertà Fin qui nessuno dovrebbe aver nulla da eccepire: parlino, pure! Si potrebbe concedere. Eppure, in molti li ascoltano: sono i fedeli laici, che hanno fiducia nei loro pastori, sono gli uomini di buona volontà, convinti che la parola della Chiesa sia libera da ogni condizionamento e, pertanto, aiuti a promuovere il reale progresso. E il Vangelo, riproposto dall’insegnamento dei pastori, diviene lievito per la società. Se si rifiuta questo procedimento, perlomeno, si mina la libertà di parola per i pastori e la libertà di coscienza per fedeli laici.Affermato questo, c’è da aggiungere che l’ascolto della parola dei vescovi non è una minaccia per la laicità. Infatti, quest’ultima non è indifferenza nei confronti dei valori morali. Laicità significa, in primo luogo, l’atteggiamento di chi rispetta le verità che scaturiscono dalla ragione aperta al bene integrale dell’uomo, anche se tale verità è insegnata dalla religione. La verità è una! I fedeli laici, in virtù del loro Battesimo e coerenti con il Vangelo, contribuiscono al progresso, quando offrono al dibattito pubblico le proprie convinzioni, che nascono dalla fede e dalla ragione. Chiedere loro di rinunciare a queste, sarebbe intolleranza. Naturalmente, nel confronto con altri, essi rivedranno la fondatezza delle proprie posizioni, perché nessuno possiede la verità, ma tutti devono cercarla con fatica e impegno.Il procedimento di ricerca dell’autentico bene vive una fase delicata e importante nella creazione delle leggi, come appunto quella sul testamento biologico. Infatti, lungi dal creare i valori, i legislatori sono chiamati a mediare il bene morale qui e ora. A partire dal significato e dal valore della persona, essi devono stabilire come salvaguardarla al meglio nelle odierne circostanze. In questo ambito è loro compito ricordare quali trattamenti siano obbligatori, come l’alimentazione e l’idratazione, e quali siano invece fuori luogo, perché sarebbero inutile accanimento.I temi della bioetica sono tra i più delicati, a motivo delle sfide inedite che presentano. Converrebbe rinunciare a sterili contrapposizioni, tese, talvolta, a screditare l’apporto dei cattolici, e individuare insieme la via maestra. La Chiesa, non avendolo, non esercita alcun potere politico, ma pastori e fedeli insieme e con competenze diverse, si adoperano per giungere a soluzioni ricche di intelligenza e di amore, definite da Benedetto XVI, di vera sapienza.

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