Un varco per i bambini nel muro di separazione

a cura di Daniele ROCCHI
Redazione

Entrano in fila indiana, diversamente non si potrebbe, la porta è troppo stretta. Con i loro grembiulini blu e lo zainetto in spalla vengono aiutati a passare dalle suore; una volta superato il varco, dritti veloci fino alla scuola materna. Nemmeno il tempo di salutare i genitori che restano fuori, dall’altra parte. Sarebbero scene di ordinaria amministrazione, tutti i giorni fuori dalle scuole, se non fosse che il fatto narrato accade in Terra Santa, più precisamente tra Gerusalemme e Betania, e che a dividere i bambini dalla scuola non ci sia una strada o un viale alberato, ma il muro di separazione costruito dagli israeliani. Entrano in fila indiana, diversamente non si potrebbe, la porta è troppo stretta. Con i loro grembiulini blu e lo zainetto in spalla vengono aiutati a passare dalle suore; una volta superato il varco, dritti veloci fino alla scuola materna. Nemmeno il tempo di salutare i genitori che restano fuori, dall’altra parte. Sarebbero scene di ordinaria amministrazione, tutti i giorni fuori dalle scuole, se non fosse che il fatto narrato accade in Terra Santa, più precisamente tra Gerusalemme e Betania, e che a dividere i bambini dalla scuola non ci sia una strada o un viale alberato, ma il muro di separazione costruito dagli israeliani. Chiuso il muro… Qui lo scorso mese l’esercito israeliano ha chiuso il piccolo checkpoint, che funzionava ancora per gli stranieri, per i turisti e i pellegrini diretti alla tomba di Lazzaro, per gli ospiti delle suore comboniane che a poca distanza gestiscono una scuola materna, una casa di riposo e un ostello. Il tracciato definitivo del muro di separazione passa intorno alla casa delle religiose, tenendole nella zona di Gerusalemme. Chiuso il muro, i circa 50 bambini del villaggio palestinese di Azzarie non possono più frequentare la scuola materna delle suore della Nigrizia. Un piccolo varco Per accompagnarli in questa scuola, tra l’altro molto stimata e apprezzata dalla gente del posto, i genitori dovrebbero fare un lungo giro verso il Ma’bar Hazeitim o verso Ma’ale Adumim e superare un checkpoint, con il rischio di fare una lunga attesa e perdere le lezioni. È stata la tenacia, la perseveranza, l’abilità diplomatica del nunzio apostolico, monsignor Antonio Franco, a seguito di lunghe trattative con l’autorità militare, a far sì che nel muro venisse lasciata una porta, alta circa un metro e mezzo, per permettere il passaggio dei bambini.A confermarlo sono le stesse suore comboniane: «Monsignor Franco è riuscito con pazienza a ottenere il permesso per consentire questo varco per i bambini e per evitare loro il passaggio attraverso un altro checkpoint». Il timore delle suore è che «questa sia una concessione temporanea e che prima o dopo possa essere ritirata. Tuttavia non manca la speranza che si possa mantenere questa porta aperta se non altro per il periodo scolastico». Anche perché, aggiungono, «si stanno facendo dei lavori e al posto di questo pezzo di muro, dove è stata praticata la porta, dovrebbe sorgere un cancello molto grande. Chissà, allora, che questo non possa essere aperto per permettere ai nostri piccoli alunni di frequentare la scuola senza problemi». Promessa mantenuta Da parte sua monsignor Franco ci tiene a precisare: «Il ministero degli Esteri israeliano ha mantenuto una promessa fatta all’epoca della costruzione del muro, ovvero quella di non tagliare fuori la scuola delle suore e permettere loro di proseguire con le attività. Per questo motivo è stata creata questa apertura, potremo definirla una porta-finestra, per consentire il passaggio dei piccoli alunni. Certamente resta il timore che le autorità militari possano un giorno richiuderla, ma per il momento tutto resta così com’è. L’accordo è valido un anno, poi vedremo di negoziare di nuovo. Intanto godiamoci i volti felici di questi bambini e delle suore che lavorano per dare speranza e futuro a questa terra. La speranza passa anche attraverso piccole e strette porte aperte». Piccola porta, grande speranza Così nei giorni di scuola un soldato israeliano apre per i piccoli alunni alle 8 e alle 12. Poco distante vigila una camionetta con la stella di David. I piccoli non sembrano aver timore. Tenuti per mano dalle suore, qualcuno si ferma a guardare quegli uomini vestiti di verde e armati di mitra, altri abbozzano un saluto, esortati dalle stesse religiose, i più grandicelli, invece, corrono da soli verso l’ingresso della scuola. Nessuno si attarda, resta solo una suora a ringraziare il soldato che si appresta a richiudere la porta. Questa sarà riaperta alle ore 12, quando i piccoli faranno rientro a casa. Al di là della porta ci saranno i loro genitori tornati a riprenderli. Una piccola porta-finestra, forse l’unica lungo tutto il muro di separazione che, però, apre ad una grande speranza, quella di vedere la pace e la riconciliazione in Terra Santa.

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