La nipote Kerry (figlia di Robert) ricorda il senatore�Usa rispondendo a un messaggio di cordoglio dell'amico Alberto Mattioli

di Kerry KENNEDY "Robert Kennedy Foundation"
Redazione

Penso continuamente a coloro che sono stati veramente grandi. Coloro che, fin dall’inizio, hanno ricordato la storia degli uomini. I nomi di coloro che, nelle loro vite, hanno lottato per l’esistenza, quelli che hanno portato nei loro cuori il fulcro del (loro) entusiasmo. Nati dal sole essi hanno viaggiato per un po’ verso il sole, e hanno lasciato l’aria viva segnata dal loro onore.
Stephen Spender

Caro Alberto,
voglio ringraziarti per le tue gentili parole per la perdita di zio Teddy. La testimonianza della grande manifestazione d’affetto per lui è stata commovente e fonte di grande forza e ispirazione. Stringeva il cuore vedere quelle ali di folla lungo le strade da Hyannis Port a Boston, dalla Basilica di Nostra Signora della Speranza Eterna all’Hanscom Field, e poi dalla Base di Andrews al Cimitero di Arlington, che tenevano manifesti e sventolavano le bandiere americane. E stringevamo le mani a migliaia delle 50 mila persone che piangevano per la sua morte, giunte per la commemorazione alla Jfk Library; ciascuno con la propria storia, colpito dal grande acume e spirito di Teddy.
La gente è venuta perché apprezzava le sue coraggiose prese di posizione riguardo i diritti civili, la sanità, il minimo salariale e il sostegno in numerose forme per gli oppressi e gli espropriati. Ma la maggior parte non conosceva il suo primato nell’affrontare questi problemi. Sono venuti perché sapevano che amava la gente, non la gente in generale, ma gli esseri umani veri e propri, reali.
Teddy chiamava ciascuno dei miei cugini, ciascuno dei loro coniugi e dei loro figli – 119 in tutto – a ogni compleanno e a ogni anniversario. Regolarmente prendeva in affitto un bus e ci portava in gita a visitare i campi di battaglia insieme ai più grandi storici del Paese. Ci portava a sciare, a fare rafting e vela. Ogni volta che vinceva una gara e riceveva un trofeo, se ne faceva fare una copia e la mandava a ciascun membro della sua squadra.
Ha reso la politica viva, non attraverso dibattiti incomprensibili, ma raccontando in modo meraviglioso storie affascinanti sui senatori con cui ha lavorato, il loro coraggio, le loro manie e, con nostro grande divertimento, le loro inflessioni di voce. Navigando sul Mya la scorsa estate, parlò dei suoi primi giorni come senatore. Un appassionato collega della Virginia inveiva contro i difetti di un certo progetto di legge, ma poi votò a favore. Quando Teddy espresse la sua perplessità, il senatore spiegò: «Bene, è proprio così: a quanti sono favorevoli mando il mio voto, a quanti sono contrari mando il mio discorso». E Teddy scoppiò a ridere, scuotendo la testa.

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