Dopo la mobilitazione di oltre 500 volontari nei mesi difficili della prima emergenza, ora si avvia la fase della ricostruzione vera e propria, passando dalle tende alle case. Va stabilita una strategia comune per individuare i bisogni reali della gente e decidere come utilizzare i fondi raccolti in occasione delle collette

Pino NARDI
Redazione

La settimana scorsa il direttore della Caritas Ambrosiana è andato di persona in Abruzzo a dire grazie per quello che è stato fatto finora e per delineare la seconda fase di aiuti. Don Roberto Davanzo ha visitato i centri operativi provvisori allestiti a Paganica e a Rocca di Mezzo che, dalla metà di giugno fino al 12 settembre, hanno ospitato oltre 500 volontari lombardi.
Un “popolo” vivace e variegato: dalle diocesi della Lombardia ad aiutare i terremotati sono venuti tanti giovani, ma anche molti sacerdoti e seminaristi. In queste settimane hanno inventato giochi per i bambini, fatto visita agli anziani e agli ammalati, si sono dati da fare per rendere la vita nelle tendopoli meno dura ai disabili e in generale alle fasce più deboli della popolazione. Con la loro presenza hanno realizzato quella “Chiesa di prossimità”, che doveva essere lo stile, l’approccio e la filosofia della mobilitazione del mondo cattolico, come aveva raccomandato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, durante la sua prima visita nelle terre colpite dal sisma.
L’intervento dei volontari proseguirà anche nei prossimi mesi. Ma dovrà essere riorganizzato in base alle nuove esigenze dei terremotati, che progressivamente nelle prossime settimane abbandoneranno le tende. È quindi venuto già il tempo di pensare al dopo: la fase della ricostruzione vera e propria.
«Anche se quello che verrà dopo francamente è ancora molto confuso – sottolinea don Davanzo -. Per la fine di settembre sappiamo che tutte le tendopoli dovranno essere chiuse. Vuol dire che gli abitanti saranno distribuiti tra le abitazioni nuove che saranno pronte e gli alberghi della costa. Questo renderà le comunità parrocchiali, con le quali noi abbiamo lavorato, ovviamente fluide dal punto di vista della loro consistenza. Quindi ci mette molto in difficoltà nel sapere in che modo essere presenti accanto a queste persone e come aiutare i sacerdoti».
Proprio in questi giorni, tuttavia, la Caritas Italiana sta incontrando gli operatori fissi di tutte le Caritas regionali presenti all’Aquila proprio per stabilire una strategia comune rispetto a questa seconda fase, per l’individuazione dei bisogni reali delle parrocchie, decidendo come utilizzare i fondi raccolti in occasione delle collette. Comunque la Caritas rimane sempre in prima linea. «Certo, abbiamo un gemellaggio di almeno due anni – sottolinea il direttore -. I volontari riprenderanno a tornare a novembre. Nel frattempo ci stiamo organizzando per poterli ospitare adeguatamente in un periodo molto freddo. Invece gli operatori che ogni Caritas regionale ha assunto saranno comunque fissi fino alla fine».
Già nei mesi scorsi l’équipe delle Caritas lombarde, composta da tre operatori e il coordinatore Alberto Minoia, nominato responsabile operativo per l’emergenza terremoto, ha fatto una prima ricognizione dei bisogni. Gli sforzi delle Caritas nella seconda tappa si concentreranno in particolare nella realizzazione di centri comunitari e d’accoglienza per anziani e disabili. Si partirà proprio da Paganica, dove si costruirà una struttura da affidare alla Caritas diocesana dell’Aquila per ospitare progetti di carattere sociale. La settimana scorsa il direttore della Caritas Ambrosiana è andato di persona in Abruzzo a dire grazie per quello che è stato fatto finora e per delineare la seconda fase di aiuti. Don Roberto Davanzo ha visitato i centri operativi provvisori allestiti a Paganica e a Rocca di Mezzo che, dalla metà di giugno fino al 12 settembre, hanno ospitato oltre 500 volontari lombardi.Un “popolo” vivace e variegato: dalle diocesi della Lombardia ad aiutare i terremotati sono venuti tanti giovani, ma anche molti sacerdoti e seminaristi. In queste settimane hanno inventato giochi per i bambini, fatto visita agli anziani e agli ammalati, si sono dati da fare per rendere la vita nelle tendopoli meno dura ai disabili e in generale alle fasce più deboli della popolazione. Con la loro presenza hanno realizzato quella “Chiesa di prossimità”, che doveva essere lo stile, l’approccio e la filosofia della mobilitazione del mondo cattolico, come aveva raccomandato il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, durante la sua prima visita nelle terre colpite dal sisma.L’intervento dei volontari proseguirà anche nei prossimi mesi. Ma dovrà essere riorganizzato in base alle nuove esigenze dei terremotati, che progressivamente nelle prossime settimane abbandoneranno le tende. È quindi venuto già il tempo di pensare al dopo: la fase della ricostruzione vera e propria.«Anche se quello che verrà dopo francamente è ancora molto confuso – sottolinea don Davanzo -. Per la fine di settembre sappiamo che tutte le tendopoli dovranno essere chiuse. Vuol dire che gli abitanti saranno distribuiti tra le abitazioni nuove che saranno pronte e gli alberghi della costa. Questo renderà le comunità parrocchiali, con le quali noi abbiamo lavorato, ovviamente fluide dal punto di vista della loro consistenza. Quindi ci mette molto in difficoltà nel sapere in che modo essere presenti accanto a queste persone e come aiutare i sacerdoti».Proprio in questi giorni, tuttavia, la Caritas Italiana sta incontrando gli operatori fissi di tutte le Caritas regionali presenti all’Aquila proprio per stabilire una strategia comune rispetto a questa seconda fase, per l’individuazione dei bisogni reali delle parrocchie, decidendo come utilizzare i fondi raccolti in occasione delle collette. Comunque la Caritas rimane sempre in prima linea. «Certo, abbiamo un gemellaggio di almeno due anni – sottolinea il direttore -. I volontari riprenderanno a tornare a novembre. Nel frattempo ci stiamo organizzando per poterli ospitare adeguatamente in un periodo molto freddo. Invece gli operatori che ogni Caritas regionale ha assunto saranno comunque fissi fino alla fine».Già nei mesi scorsi l’équipe delle Caritas lombarde, composta da tre operatori e il coordinatore Alberto Minoia, nominato responsabile operativo per l’emergenza terremoto, ha fatto una prima ricognizione dei bisogni. Gli sforzi delle Caritas nella seconda tappa si concentreranno in particolare nella realizzazione di centri comunitari e d’accoglienza per anziani e disabili. Si partirà proprio da Paganica, dove si costruirà una struttura da affidare alla Caritas diocesana dell’Aquila per ospitare progetti di carattere sociale.

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