Negli Usa il Papa ha rivelato le ferite di «una grande sofferenza», di cui «ci vergogniamo profondamente». Ma che non può cancellare l'opera di quei sacerdoti che, in tutto il mondo, riversano agli altri l'amore ricevuto da Dio


Redazione

17/04/2008

di Giacomo RUGGERI

La Chiesa descritta da San Paolo come corpo ben compaginato è, forse, l’immagine più indicata nel far da sfondo ai sentimenti del Papa a motivo della ferita dei preti pedofili. Nel viaggio che lo ha portato negli Stati Uniti, come padre che accoglie e maestro che indica la strada, Benedetto XVI rivela le ferite di una tragedia consumatasi anche nella comunità cristiana.

«È una grande sofferenza per la Chiesa negli Stati Uniti, per la Chiesa in generale e per me stesso. Ci vergogniamo profondamente». L’opinione pubblica e la Chiesa elevano il loro grido di giustizia, di prevenzione, di sano discernimento e il Papa manda un segnale già nel titolo del viaggio: “Cristo nostra speranza”.

A tutti coloro che rispondono al Signore con la consacrazione della propria vita Benedetto XVI ricorda che Cristo è la speranza. Per coloro che sono mossi da retta coscienza e anche per chi, invece, da miserabili visioni… per tutti Cristo è e rimane la speranza.

L’amore di Dio non fa preferenze di persone e si riversa su coloro che a lui si affidano. Ed è per questo che in quell’«impegno a fare il possibile per guarire le ferite, aiutare e assistere le vittime», il Papa richiama la caratteristica principe del cristianesimo di aver cura di chi ha subito la ferita e anche di chi ne è stato l’autore.

Ma ogni ferita inferta in una parte del corpo ricorda che esso è parte di una realtà più ampia. La ferita inferta da un sacerdote che, tradendo la missione e la fiducia, ha agito contro l’innocente, apre feritoie che mostrano cento e mille sacerdoti che, nelle varie parti del mondo, riversano agli altri l’amore ricevuto da Dio.

Benedetto XVI, riferendosi alla questione dei preti pedofili, ha detto tre cose importanti: la pedofilia è assolutamente incompatibile con il sacerdozio; occorre un impegno collettivo per aiutare le vittime; infine, si deve attuare nei seminari «una profonda preparazione spirituale, umana, intellettuale degli aspiranti sacerdoti».

E siccome al Seminario non si arriva mai da soli, ma passando per una famiglia e una comunità cristiana, il Papa invita tutti a sentirsi responsabili della formazione sanante e sanata della dimensione affettiva nei sacerdoti. Appelli e indicazioni che non riguardano solo gli “addetti ai lavori”, ma intercettano l’impegno educativo di un genitore, di un catechista, di un animatore di gruppi adolescenti, di responsabili pastorali, di insegnanti…

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi