La Giornata delle Migrazioni, domenica 18 gennaio, offre l'occasione per riflettere sull'infondatezza e sul pregiudizio su cui si basano molti stereotipi relativi agli immigrati


Redazione

16/01/2009

di Franco PITTAU
Coordinatore Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes

“San Paolo migrante apostolo delle genti. Non più stranieri né ospiti, ma della famiglia di Dio” è il tema della Giornata delle Migrazioni (o meglio, Giornata mondiale del migrante e del rifugiato) che si celebra domenica 18 gennaio. Le parole della seconda parte del titolo, tratta da una lettera di San Paolo, rischiano di sembrare irreali a fronte di un diffuso atteggiamento di chiusura. Stranieri e anche ospiti sgraditi vengono spesso considerati gli immigrati.

Per contrastare i pregiudizi e ristabilire gli esatti termini della questione conviene prendere in mano il Dossier Caritas/Migrantes e riflettere. La Fondazione Migrantes, insieme alla Caritas, cura da 18 anni il Dossier Statistico Immigrazione per aiutare i cittadini a inquadrare in maniera equilibrata gli immigrati, specialmente in questa fase di crisi che è una pessima consigliera, e di fronte a un fenomeno che sta crescendo e continuerà a crescere in misura notevole per temperare i danni del nostro andamento demografico.

Gli immigrati sono troppi solo per chi non li può sopportare per avversione preconcetta. Tra il 2005 e il 2020, secondo le previsioni dell’Istat, nella nostra popolazione i giovani tra i 18 e i 44 anni diminuiranno di 4,5 milioni: facendo la media, una perdita di 300 mila all’anno. Sussiste il bisogno di rimpiazzarli per soddisfare le esigenze del sistema produttivo.

La popolazione anziana è un quinto del totale, le cure mediche sono sempre più impegnative, le pensioni sono costose: come mantenerle senza l’apporto degli immigrati, che assicurano 5 miliardi di euro all’anno di contributi previdenziali? Non senza ragione, per questo e per altri motivi, essi sono stati definitivi una risorsa.

Gli immigrati costano troppo solo per chi non vuole riflettere sui dati reali. L’ultimo Dossier è entrato nel merito della questione e ha ipotizzato che al massimo, in termini di servizi sociali, sfiorano senza neppure raggiungere il livello di 1 miliardo di euro, mentre il loro gettito fiscale è dell’ordine di 4 miliardi di euro all’anno. Le tasse servono per pagare i servizi e loro pagano quattro volte di più di quello che costano.

Gli immigrati sono un aggravio per i nostri uffici: quando si dice questo non si tiene conto della macchinosità giuridico-amministrativa che riguarda le loro pratiche. Èfaticoso (e anche costoso) ottenere la pratica di soggiorno, come lo è ottenere la residenza, il ricongiungimento familiare, il riconoscimento dei titoli conseguiti all’estero o la cittadinanza.

Il Dossier ha stimato che tra gli immigrati residenti e quelli soggiornanti vi sia una differenza di circa mezzo milione di persone proprio a causa di questi ritardi burocratici. Proporre un’ulteriore tassa di 50 euro sarebbe un premio all’inefficienza, mentre bisogna arrivare a semplificare leggi e disposizioni applicative.

Sono di pregiudizio al livello occupazionale, specialmente in questo periodo di crisi: chi dice così non si rende conto che in molti settori (assistenza familiare, edilizia, agricoltura, servizi di pulizia) la mancanza degli immigrati sarebbe un grave problema anche nella fase attuale, che senz’altro sta peggiorando il quadro, ma non è destinata a durare in eterno.

Inoltre, èda tempo che gli immigrati creano essi stessi lavoro e, al ritmo di 20 mila nuove aziende l’anno nell’ultimo quinquennio, sono arrivati ad avere 165 mila imprenditori, il che, tenendo conto anche dei soci e dei dipendenti e di altre figure occupate, equivale a una movimentazione occupazionale di circa mezzo milione di persone. Così come hanno preso da noi, ora stanno restituendo.

Non vogliono integrarsi e ci stanno invadendo dal punto di vista religioso. Tenuto conto che metà degli immigrati sono cristiani (anche se non tutti cattolici), ne conseguirebbe che noi paradossalmente ci sentiamo invasi da fratelli nella fede. La paura di fronte a un terzo di musulmani tra i 4 milioni di immigrati non si vince con l’avversione e la mancanza di rispetto, bensì con un maggior radicamento nel Vangelo di Cristo.

Quanto alla indisponibilità degli immigrati a integrarsi, tutte le ricerche dicono il contrario: sono come noi, vogliono vivere con noi, si vogliono far apprezzare da noi. Non costruiamo la loro immagine sulla base dei reati commessi da alcune loro frange, così come noi non vogliamo essere equiparati ai delinquenti e ai mafiosi.

E allora? Lo slogan della Giornata delle Migrazioni ci ricorda che possiamo considerarli fratelli, aiutandoli a inserirsi nella nostra società, apprezzandoli per il bene che fanno e prevenendo eventuali comportamenti devianti: come se fossero italiani, come membri della famiglia di Dio.

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