Redazione

Cina distratta dai preparativi, mondo in attesa di un evento che si preannuncia senza pari. Difficile però ignorare che ancora oggi c’è una categoria di cinesi che faticherà a gioire dei risultati per il Paese e per lo sport. Sono i dissidenti, categoria resistente e tenace che non è mai stata una specie in via d’estinzione dalla fondazione della Repubblica popolare cinese nel 1949. Oggi alcuni sono all’estero dai fatti di Piazza Tiananmen, molti sono in carcere dove scontano pesanti pene, altri subiscono periodicamente censure e vessazioni. Non si tratta solo di sovversivi politici, secondo vecchie retoriche. In diversi casi e in misura crescente sono cittadini consapevoli che cercano di portare all’attenzione pubblica problematiche che il partito-stato cerca di nascondere o minimizzare: la diffusione dell’Aids, le rivolte contadine, la sorte dei minatori, la corruzione, le decine di migliaia di cinesi senza identità perché prodotti del fallimento della “politica del figlio unico”, la difficoltà di accedere a una giustizia rapida ed equa. La Cina è oggi il Paese con il più alto numero di utenti Internet, cresciuti del 56% dal 2006 al 2007 e che si avvicinano rapidamente ai 300 milioni. Non a caso proprio Internet è al centro di una grande sforzo di controllo da parte delle autorità… In vista dei Giochi, tuttavia, gli impegni presi con il Comitato olimpico internazionale hanno costretto a limitare la censura ai casi di accertata origine criminale o di concreto “rischio sociale”. Comunque, di là degli impegni e delle promesse di liberalizzazione dei media in occasione delle Olimpiadi, i 30 mila professionisti dell’informazione stranieri che si affacceranno sugli impianti olimpici non avranno vita facile. In questo condividendo con i colleghi cinesi il sospetto delle autorità e la censura. Riguardo ai mass media, la legge cinese risulta stranamente poco impositiva, ma nella sua vacuità trova gli strumenti più opportuni – secondo occasione e convenienza – per perseguire con durezza chi opera contro «la sicurezza del Paese».

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