A Erba si è svolta una settimana di Scambio internazionale a cui hanno partecipato 29 ragazzi tra i 15 e i 26 anni provenienti da Israele, Palestina, Turchia e Spagna: tra i giovani israeliani e palestinesi nessuna acredine, ma la voglia di confrontarsi e di capire ciascuno le ragioni dell'altro


Redazione

14/01/2009

di Enrico VIGANÒ

Sono venuti a Erba dalla Palestina, da Israele, dalla Turchia e dalla Spagna per iniziare a percorrere insieme la strada del dialogo e della tolleranza e hanno capito che per superare le barriere dell’incomprensione è indispensabile il rispetto reciproco. A cavallo fra fine 2008 e inizio 2009 si è svolta a Erba la settimana di Scambio internazionale “Camminiamo con il Mondo”, organizzato dal Centro servizi per il volontariato (Csv) di Como, in collaborazione con il Consorzio Sol.Co, la Cooperativa Questa Generazione di Como e con le organizzazioni per il volontariato di Erba: Caritas decanale, Centro di ascolto, Consultorio familiare “La Casa”, Ovci, Sportello Scuola e volontariato, Associazione 3 Febbraio.

L’iniziativa è stata finanziata dall’Unione Europea nell’ambito del programma “Gioventù in azione”, finalizzato a consentire un confronto internazionale sui temi dell’integrazione e della multiculturalità. La Settimana, svoltasi presso l’Istituto Don Orione, ha visto la partecipazione di 29 ragazzi e giovani tra i 15 e i 26 anni. L’attenzione maggiore era comprensibilmente rivolta alle delegazioni israeliana e palestinese.

«È stata un’esperienza affascinante – afferma Walter Molinari della Caritas decanale -. Lo Scambio internazionale è avvenuto proprio in un momento di guerra tra Israele e Palestina. Abbiamo potuto constatare ancora una volta come le guerre vengono sempre decise da una minoranza, mentre la maggioranza le deve subire. Infatti tra i giovani israeliani e palestinesi non vi era alcuna acredine, odio, rancore, ma voglia di confrontarsi, di capire le ragioni dell’altro». «Qualcuno non ci crederà – osserva Ivana Ratti del Centro di ascolto -, ma gli israeliani e i palestinesi erano i più affiatati: la loro freschezza e giovialità erano commoventi».

Una serenità e un’armonia che hanno rischiato di spezzarsi la mattina del 1° gennaio, Giornata della Pace. «Eravamo nel corridoio dell’Istituto don Orione – racconta Francesca Di Mari del Csv, coordinatrice del progetto -, quando Shlomit Shohat, la capogruppo della delegazione israeliana, è scoppiata in lacrime: aveva ricevuto la notizia che un razzo di Hamas aveva sventrato la palazzina attigua alla sua. Nessuno dei suoi familiari era stato ferito, ma anche la sua casa era stata danneggiata. Ebbene i ragazzi palestinesi sono stati i primi a solidarizzare e a confortare Shlomit: un momento veramente commovente e partecipato».

La questione mediorientale ha aleggiato sui vari appuntamenti organizzati durante la Settimana: dai laboratori agli spazi di valutazione, alle visite del territorio. «L’ultima sera si è sviluppata una vera discussione sui motivi del conflitto israeliano-palestinese – continua Di Mari -, tuttavia tra i due gruppi direttamente coinvolti il dibattito si è mantenuto sempre sereno e le relazioni tra loro sono state le migliori che si potessero aspettare. Nelle loro terre non hanno la possibilità di confrontarsi: agli uni e agli altri è impedito il benché minimo contatto. Solo incontri come questo possono fornire l’occasione per avviare una conoscenza reciproca e una discussione proficua. Per far capire quanto il desiderio di dialogo sia radicato nei giovani dei due Paesi, vorrei ricordare che sono stati gli stessi israeliani a suggerirci di invitare a Erba anche i palestinesi».

«Noi israeliani siamo stati molto contenti di questa esperienza – dice Yoav Susz -; ci ha permesso di capire che ci sono persone dietro i nomi delle nazioni e che solo confrontandoci con gli altri possiamo cambiare il nostro futuro». «Siamo arrivati da cinque Paesi – ribadisce a sua volta Tarek Al Zoughbi, palestinese -, perché vogliamo conoscere altre culture, ma soprattutto altre persone per imparare diversi modi di vivere».

«Tutti i partecipanti hanno espresso il desiderio di ripetere al più presto l’esperienza – osserva Di Mari – e di mantenere i contatti. Per questo è già stato creato un gruppo su Facebook dedicato allo scambio. Per mettere le basi a un dialogo costruttivo – conclude – occorre rendersi conto che gli altri sono come noi: a Erba i 29 ragazzi questo lo hanno capito».

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