La Microsoft di Bill Gates insieme a Yahoo contro Google: come Golia e Davide?


Redazione

07/02/2008

di Nico CURCI

Quando nasce un gigante fa sempre rumore. Questa regola di buon senso è confermata dalla notizia che la Microsoft di Bill Gates ha lanciato un’offerta pubblica di acquisto per 44,6 miliardi di dollari per inglobare il motore di ricerca Yahoo, facendo nascere un vero colosso del settore. La mossa, che per l’entità delle risorse messe in campo potrebbe apparire come un segnale di grande forza, in realtà tradisce una grande debolezza: l’incapacità di Microsoft di competere con la tensione innovativa di Google, il convitato di pietra di questo banchetto.

Infatti l’obiettivo dichiarato da Steve Ballmer, il ricco Ceo (Chief Executive Officer) di Microsoft, èquello di competere nel già grande, ma ancora più promettente mercato della pubblicità online, con il leader di mercato, Google appunto. Questi ha fatto la sua fortuna puntando tutto sulla pubblicità via web e riuscendo a offrire gratuitamente a milioni di utenti servizi sempre più innovativi: dal motore di ricerca al servizio di email.

Oggi Google punta a contrastare Microsoft nel suo stesso terreno, offrendo gratuitamente online i software per la scrittura, i conti e le presentazioni, che da sempre hanno fatto la fortuna di Microsoft grazie al pacchetto Office. E riesce a fare questo proprio grazie agli enormi incassi che ottiene tramite la pubblicità online garantita dal suo motore di ricerca. Una formula davvero innovativa e di successo, che fa contenti tutti gli stakeholders di Google: dagli azionisti, che hanno visto moltiplicare il valore dell’azienda, agli utenti finali, che hanno gratuitamente prodotti sempre migliori. Per tutte queste ragioni la mossa di Microsoft sembra più una mossa disperata per prendere tempo che una strategia di sviluppo a lungo respiro.

Il confronto tra Microsoft e Google a livello strategico dimostra la contrapposizione tra due modi diversi di sviluppare il business. Da un lato Microsoft punta tutto sulle dimensioni, attraverso una serie progressiva di incorporazioni di aziende concorrenti. La strategia competitiva che Microsoft ha in mente è tutta basata sulla riduzione degli spazi di mercato per avvantaggiarsi sui competitors, eliminandoli dal mercato.

Gli utenti più accorti di Microsoft hanno pagato sulla loro pelle questa strategia. Facciamo un esempio pratico. Quando si compra un pc nuovo, in genere, lo si acquista insieme con il sistema operativo di Windows (prodotto di punta di Microsoft). Oltre a questo, però, Microsoft offre un browser, Internet Explorer, che non solo permette di navigare su Internet, ma è perfettamente integrato con il sistema operativo. Questo dà un chiaro vantaggio competitivo a Microsoft rispetto ai browser concorrenti e ovviamente questa minore concorrenza viene pagata dagli utenti. Infatti le autorità antitrust americana e europea sono intervenute spesso pesantemente contro la società di Bill Gates.

Dall’altro lato Google ha scelto una strategia di sviluppo basata sulla crescita interna e sull’acquisizione di grandi talenti dai migliori corsi di PhD (dottorato) americani. Addirittura, a questi giovani e brillanti ricercatori, oltre a uno stipendio adeguato, viene garantita la possibilità di dedicare un quinto del loro tempo di lavoro (in pratica un giorno a settimana) a portare avanti i loro progetti di ricerca. Non è un caso che la stragrande maggioranza di innovazioni che Google ha presentato in questi anni sia nata proprio da questi progetti “personali”. Oltre a ciò, l’ambiente di lavoro di Google è assolutamente a misura d’uomo, tant’è vero che è stato indicato come il luogo di lavoro preferito dagli americani nell’ultimo anno.

Insomma, la strategia di Google è basata sulla ricerca e l’innovazione interna. Con un’immagine biblica, il confronto tra Microsoft e Google potrebbe essere paragonato al confronto tra il gigante Golia, che mostra i muscoli e la sua imponenza per mettere paura, e il brillante e giovane Davide, che usa la testa e l’astuzia per vincere la sua battaglia. Ci sono buone ragioni per credere che anche questa volta la storia premierà Davide. E noi, come utenti finali, non potremmo fare altro che rallegrarcene, visto che a vincere, una volta tanto, è l’idea che le aziende con la pubblicità pagano anche i servizi web per il consumatore finale.

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