Tra i parametri che certificano il successo di un museo non può mancare uno dei più severi: il numero di spettatori attirati all’ingresso. Una sfida che oggi non preoccupa la Pinacoteca Ambrosiana, uno dei più recenti casi di successo del patrimonio culturale della città. Nel 2025 infatti i visitatori che ne hanno varcato la soglia sono stati 500 mila, quasi il 20% in più rispetto all’anno precedente.
Ma come ha fatto una struttura che, fino al 2021, aveva registrato una media di 60 mila visitatori annui, a invertire questa tendenza? L’eccezionale performance ottenuta dalla Pinacoteca non è un risultato “imprevisto”, ma il frutto costante di una serie di migliorie avvenute nel corso degli ultimi cinque anni. A cominciare dal cambio del giorno di chiusura. Grazie all’analisi delle affluenze, il museo ha individuato come il mercoledì fosse un giorno “debole” per le visite, adeguando così i suoi orari alle preferenze degli spettatori. Aggiungendo inoltre un orario serale. Durante la settimana infatti chi lavora negli orari d’ufficio può risultare penalizzato nella visita dei musei, ma grazie a un biglietto ridotto dal costo di 3 euro invece di 20, oggi può visitarla dalle 18 alle 19.30.

Negli anni la struttura ha imparato inoltre quali fossero gli strumenti giusti per riallacciarsi con la città. Come ad esempio il canale delle scuole, un bacino perfetto per far conoscere alla generazioni più giovani il museo più antico della città, istituito dal cardinale Federico Borromeo nel 1618.
Tutti questi accorgimenti possono sembrare in parte marginali, ma se osservati nell’insieme raccontano il lavoro svolto dal museo per mettere a proprio agio non solo gli spettatori, ma nel presentargli nella miglior luce possibile il vero patrimonio del museo: i suoi capolavori, come il riallestimento della Sala dei Fiamminghi, eseguito per l’anniversario dei 400 anni della morte di Jan Brueghel il Vecchio.
Oltre a valorizzare il patrimonio esistente, la pinacoteca ha deciso che la strategia migliore per mantenere sempre alta la “curiosità” e l’attenzione del suo pubblico fosse quella arricchire la sua offerta. Il presidente Andrea Canova ha infatti annunciato che il prossimo marzo nella Sala del Cartone di Raffaello sarà aggiunta una nuova opera. L’artista francescano Sidival Fila eseguirà infatti un intervento sulla tela settecentesca che avvolgeva il cartone preparatorio per l’affresco della Scuola di Atene.
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Le mostre “sociali” del Museo Diocesano
La Pinacoteca Ambrosiana non è l’unico museo di Milano a vivere un momento di particolare apprezzamento da parte del pubblico. Nell’anno appena trascorso il Museo Diocesano Carlo Maria Martini ha registrato più di 91 mila visitatori. Anche in questo caso, la strategia vincente è stata la qualità: fino a febbraio saranno visitabili “La Natività” di Lorenzo Lotto e “Sguardi e silenzi” di Elio Ciol, a cui seguirà la mostra “Hans Memling. La Crocifissione. Quattro artisti contemporanei attorno a un capolavoro”, curata da Valeria Cafà, Giuseppe Frangi e Nadia Righi.

Un valore aggiunto e probabilmente apprezzato dai visitatori del museo diocesano è stata la capacità di mescolare l’arte a valori di connotazione più sociale. Da marzo infatti il museo ospiterà in collaborazione con Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone l’esposizione “Non dimenticarti. La cura dell’Alzheimer e l’esperienza di Sacra Famiglia”. Un progetto che racconta l’Alzheimer tramite gli scatti di Enrico Zuppi e di Gianni Berengo Gardin, quest’ultimo scomparso nel 2025, che nel 2011 visitò la struttura sanitaria documentando la quotidianità di Sacra Famiglia.



